Roy Mann: quando Sclavi rifiutò Magnus

Roy Mann è un fumetto-fumetto in molti aspetti.

Il protagonista è uno sceneggiatore di fumetti. La vicenda è un esplicito omaggio al fumetto di fantascienza anni Trenta, à la Flash Gordon. E la trama stessa è una mise en abyme sulla creazione di un (assurdo universo in forma di) fumetto.

La particolarità di Roy Mann è che si tratta di un divertissement perfetto. Un risultato reso possibile da un Micheluzzi ormai maturo e in gran forma, e da uno Sclavi che si applica a una delle sue specialità: il piacere nel giocare con trame fatte di paradossi e sorprendenti scatole cinesi. Per questo la sua riproposta in questi giorni, per Rizzoli Lizard, si candida ad essere una delle riedizioni di fumetto italiano dell’anno.

Quello che non sapevo di questo lavoro, invece, è che il primo disegnatore coinvolto nel progetto non fu Micheluzzi, bensì Magnus. I cui pochi schizzi realizzati sono presentati in coda al volume (e un paio qui: il logo e una tavola):

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Col senno di poi, quella di Sclavi mi pare una scelta legittima e saggia. La volumetria di Magnus, e la sua linea energica, non avrebbe reso lo stesso servizio alla più longilinea e secca immagine dello splendido retrofuturo che Micheluzzi riuscì a costruire. Ma mi pare anche questione anche di ironia e recitazione: la figurazione di Magnus tendeva all’ironia passando solo per il grottesco, una torsione dei corpi la cui recitazione era legata più alla deformazione che alle circonvoluzioni della linea. La figurazione più classicamente naturalistica di Micheluzzi, e il suo segno più sottile e grafico, vinsero la sfida.

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