FotoStoria: il giovane Ronald Searle

Ronald Searle, ai tempi in cui era un giovane studente di arte a Cambridge:

E qui a Roma, negli anni ’60, durante la lavorazione del ‘suo’ film Monte Carlo Or Bust:

via ronald searle blog

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Autoritratti disegnati: Ronald Searle

Della forza comunicativa degli autoritratti realizzati da disegnatori abbiamo già parlato un po’. Soprattutto per sottolinearne la valenza di complessa auto-riflessione su di sé, sul segno, e sul proprio mestiere.

Tra i tanti esempi con cui potremmo continuare (e prima o sarebbe bello parlare del più bravo di tutti: Saul Steinberg), di recente ne ho scoperti alcuni che non conoscevo, opera del recentemente scomparso Ronal Searle:

Da un indiscusso maestro della linea, non mi ha stupito ritrovare un altro autoritratto tipicamente, diciamo, steinberghiano:

Ma l’autoritratto che ho trovato più affascinante e completo, perché in grado di lavorare su tutti e tre gli aspetti che dicevo (mestiere/pratica del disegnare; il significato del segno; e l’identità individuale dell’autore) è quello che segue: un “teatro di marionette” di linee e di forme, che gioca con la Storia (in costume) e con la relazione tra linea e macchie ‘informali’:

via ronaldsearle blog

Ronald Searle non c’è più (1920-2011)

Lo scorso 30 dicembre è mancato Ronald Searle. E’ stato uno dei massimi disegnatori del Novecento.

Tra i tanti ricordi possibili, certamente uno va alla sua St Trinian’s School, scuola femminile immaginaria, da lui creata come satira del modello imperante dei collegi british ‘perfettini’ (le boarding school celebrate da scrittori come Enid Blyton – ovvero la matrice da cui viene anche la Hogwarts di Harry Potter, per capirci). Una invenzione piuttosto scandalosa per gli anni ’40, che predicava con folle ironia:

A St. Trinian’s girl would be sadistic, cunning, dissolute, crooked, sordid, lacking morals of any sort and capable of any excess. She would also be well-spoken, even well-mannered and polite. Sardonic, witty and very amusing. She would be good company. In short: typically human and, despite everything, endearing.

E poi tante copertine per il New Yorker, come questa:

Oppure infinite serie di disegni, fra cui le memorabili “anatomie morbide”, come questa:

O anche scenografie, visual design, progetti e affiche per il cinema, come questo film (inglese, ma con alcune star italiane):

Per non dimenticare le pubblicità, come una straordinaria campagna per le scarpe Church’s:

E infine tanti, tanti libri e picture books, dai celebri lavori con protagonisti gatti e gattoni, a vere e proprie bizzarrìe come questo “Suicidio e reincarnazione di un uomo estremamente piccolo”:

In Italia resta semisconosciuto: nessun libro in commercio su Amazon.it, e niente pagina Wikipedia in italiano. Peccato.

Per fortuna c’è la Rete. E un paio di blog carichi di immagini, qui e qui. Da esplorare e ri-esplorare.

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