E Crumb ha suonato il blues (in Italia)

L’altra sera sono andato in un paesino Ameno (si chiama proprio così: è in provincia di Novara e si affaccia sul lago d’Orta) per fare il fan, in compagnia di Paolo. Ovvero: sono finalmente riuscito a sentire Robert Crumb nelle vesti di musicista.

Il nostro era ospite del festival Ameno Blues, ed accompagnava – come guest star, per la prima volta in Italia – una band di amici, Eden & John’s East River String Band. La sua band storica, i Cheap Suit Serenaders, non è più attiva da un po’, ma da ormai diversi anni Crumb collabora come musicista, suonando l’amato mandolino, per il duo di Eden e John.

Ameno è una piccola località, e il festival si svolge sostanzialmente in una piazzetta con chiesa+bar+tendone+banchetti. Ma trovarci poco più di 200 (300?) persone mi è parso uno di quei piccoli paradossi che rendono l’accoppiata Italia&Fumetto quel cocktail stralunato e sorprendente che conosciamo.

Naturalmente Crumb era perfetto, col suo cappello (su cui Alfredo Castelli sostiene da tempo una strampalata teoria…) e un completo bianco estivo da signore a modo degli anni ’20.

Qui era seduto insieme alla compagna Aline Kominsky, prima del concerto:

E qui eccolo sul palco:

Finito il concerto, eccolo a firmare qualche libro:

Giusto per rendere l’idea, infine, un frammento del concerto:

Cioé, insomma: Robert Crumb. Qualche fumettòfilo in più me lo sarei aspettato.

E voi, che giustificazioni avevate?

FotoStoria: Robert Crumb per Stella McCartney

Friday distraction.

Pare che Robert Crumb non sia uomo troppo mondano. O che non ami le folle. E in parte è vero. Per esempio, ha declinato l’invito ad essere presente a Lucca Comics quest’anno (e della sua partecipazione anche all’ultima Angouleme, sebbene da co-protagonista, non è stato particolarmente felice).

Ma in parte no, non è vero: il punto è sempre il come, il chi, e il perché. Ce lo ricorda una foto del 2005, insieme alla moglie, con il nostro diretto verso il party di lancio di una linea di magliette crumbiane di Stella McCartney:

American cartoonist Robert Crumb and his wife Aline attend a party launching a T-shirt line incorporating an original R. Crumb design by designer Stella McCartney on March 17, 2005 in London.

Photo: David Westing/Getty Images, Mar 17, 2005, via LIFE Magazine

Harold Bloom vs. Robert Crumb

Cosa può accadere quando uno dei massimi critici letterari discute l’opera di uno dei massimi autori di fumetto? Harold Bloom ha recensito per il New York Times Review of Books la recente interpretazione della Genesi di Robert Crumb. E il risultato è un sontuoso fallimento.

Harold Bloom è il decano della critica e della teoria letteraria anglosassone, massimo studioso di Shakespeare vivente e principale artefice della cosiddetta teoria dell’influenza poetica. Robert Crumb, beh, se siete qui DOVETE sapere già chi è Robert Crumb.

Nella sua recensione Bloom confessa di non conoscere un granché Crumb, esordisce con uno sgangherato paragone con Mad magazine, critica la ‘bruttezza’ delle figure femminili, e passa a discutere il rapporto tra la Bibbia e Giuseppe e i suoi fratelli di Thomas Mann, come “vero” modello implicito nel lavoro di Crumb. Per il resto del pezzo discute di Bibbia e di Mann, e paragona Crumb al William Blake della sua infanzia. Il risultato è una sorta di non-recensione, in cui Bloom alterna momenti in cui “fa melina” ad altri in cui si barcamena tra comparazioni fuori luogo e ricordi d’infanzia. Una performance critica non certo da zero in pagella ma, per uno spirito critico del suo livello, un buco nell’acqua che ha dell’incredibile – “involontariamente ridicolo”, ha scritto qualcuno.

Gli elementi fumettologicamente rilevanti sono tutti fuori dal radar di Bloom: dal disegno alla tavola, dall’estetica al ritmo narrativo. La recensione completa è qua (ma online è disponibile gratuitamente solo una parte). Vari brani li trovate però qui.

Per il buon Jeet Heer, uno dei migliori critici e studiosi di fumetto nordamericani, si può parlare di buon grado della “peggiore recensione del 21esimo secolo”.

Poveri americani. Una volta di più, sentiranno la mancanza di gente come John Updike.

Cineillustrazioni: Tomine/Ozu, Debeurme/Doillon (e Crumb/Crumb)

Il francese Ludovic Debeurme ha realizzato l’affiche del nuovo film di Jacques Doillon, Le mariage à trois:

L’asian-american Adrian Tomine ha invece realizzato le illustrazioni per una collana di riedizioni in dvd dei film di Yasujiro Ozu, nella sempre splendida Criterion Collection:

Sempre per Criterion, in arrivo la riedizione di uno dei migliori documentari fumettologici mai realizzati: Crumb, diretto da Terry Zwigoff. Autore della copertina, lo stesso Robert Crumb:

E nella dinamica e creativa e cinefila e artistica Italia?

(cari lettori esperti di film&dvd: aiutate questo blog a combattere la disegno-depressione)

The New Yorker 85° : comics-dandy

Ogni anno, per la seconda uscita di febbraio, il New Yorker pubblica una speciale “copertina anniversario”. Si tratta del mezzobusto di un dandy dell’Ottocento, che osserva una farfalla con un monocolo. Il dandy simbolo del New Yorker – ritratto dello snobismo tipicamente classista, creato nel 1925 da Rea Irvin per la prima cover del settimanale – si chiama Eustace Tilley.

Robert Crumb

Nel corso degli anni Eustace è stato disegnato da molti protagonisti dell’illustrazione americana (da Fernando Botero a Ronald Searle). Dal 1994 la rivista ha iniziato anche a richiedere, ogni tanto, interventi parodistici: diversi personaggi (anche Steve Jobs…) sostituiscono il dandy e la farfalla. Dal 2007 c’è un contest annuale aperto ai lettori, che potete vedere qui e qui. L’immagine che vedete qua a destra è invece il lavoro del bad boy Robert Crumb, per l’anniversary cover del 1994.

Quest’anno, per l’85esimo compleanno del giornale, il New Yorker ha commissionato 4 copertine differenti, come ulteriori omaggi “d’autore” alla storica mascotte, ma anche come occasioni per mettere in prospettiva quella prima immagine, lavorando sulla sua  stratificazione storica.

A compiere questo lavoro sono stati scelti 4 autori di fumetto, già da tempo collaboratori per alcune ottime copertine del settimanale: Chris Ware, Daniel Clowes, Adrian Tomine, Ivan Brunetti. La loro familiarità con il linguaggio del fumetto, ovvero con le sue ‘naturali’ caratteristiche di frammentazione / riarticolazione del senso (esplicite in Clowes e Tomine) e di tensione narrativa, permette a queste interpretazioni di offrire non solo metafore visive, ma una messa in prospettiva di Eustace che è anche un modo per raccontarne la lunga storia di icona dell’immaginario.

Chris Ware ne discute qua. Per il resto: godetevi le immagini.

UPDATE: Paul Karasik mi fa notare che i 4 disegni, riordinati come in un puzzle (Tomine alto dx,  Brunetti basso dx, Clowes basso sin., Ware altro sin.), compongono una ri-scrittura astratta della prima immagine di Eustace. Smart asses!

Daniel Clowes

Adrian Tomine

Chris Ware

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