Lucca versus Angouleme (3)

Riprendiamo la serie di post dedicati alla comparazione/ricostruzione svolta da Luca Raffaelli. Che nelle successive puntate della rubrica Nuvolette, è tornato a intervistare Rinaldo Traini:

LR – Traini, che ricordi hai del tuo viaggio ad Angoulême del 1974?

RT – Fu un viaggio bellissimo fatto con amici come Bonvi, Pratt e Gomboli (mi pare). Fummo accolti trionfalmente e devo dire che in quegli anni il credito del Salone e del nostro lavoro in Francia (ma anche negli Stati Uniti, Argentina, Spagna, Brasile, Belgio, U.K.) era apprezzatissimo. Credo che l’epoca d’oro del Salone sia iniziata in quegli anni. Tutto era dovuto al progetto varato nel 1968, quando ero diventato direttore, e soprattutto alla filosofia del Salone (sarei tentato di dire: l’ideologia programmatica, se fossi marxista).

Raffaelli torna quindi alle parole scritte da Francis Groux, nella sua già citata autobiografia:

Traini e Bertieri erano dei tipi molto simpatici. Io non parlavo la loro lingua, né loro la mia, ma riuscivamo a comprenderci anche perché avevo fatto un po’ di spagnolo e di latino, e questo mi aiutava. Ma soprattutto c’era la costante presenza di Claude Moliterni che facilitava la comprensione e, quando ce n’era bisogno, assicurava la traduzione. Sono infinitamente grato a loro per l’aiuto che ci hanno dato e soprattutto per aver accettato che ci ispirassimo al loro modello.

Niente di nuovo, naturalmente. Ma pur sempre una ricostruzione che torna utile agli smemorati e/o ai più giovani – sia italiani che francesi, naturalmente – mettendo nero su bianco, una volta di più, l’esplicito riferimento al modello che ispirò la nascita del festival francese: il Salone di Lucca.

A questo punto Raffaelli passa a ricostruire direttamente la creazione del salone lucchese. E per proseguire, chiama in causa indirettamente anche il sottoscritto, sottolineando un dettaglio di Fumetto! 150 anni di storie italiane: la pagina dedicata a Romano Calisi.

La scelta di includere Calisi è, tra le schede della sezione ‘Protagonisti’ (la più discussa del volume, sia da Raffaelli – che ne ha criticato alcune scelte – sia dai curatori stessi, che ci si sono accapigliati a lungo) una di quelle su cui Gianni Bono ed io abbiamo concordato rapidamente: Calisi è uno dei protagonisti dimenticati del fumetto nazionale. Uno di quelli senza il cui apporto, forse, il fumetto italiano non avrebbe oggi lo stesso volto. Quantomeno per un fatto fondamentale: se oggi esiste Lucca Comics&Games è per merito del Salone Internazionale dei Comics – prima a Bordighera, poi a Lucca – di cui proprio Calisi fu il primo presidente.

Come ha scritto Claudio Bertieri, autore del testo su Calisi in Fumetto! 150 anni di storie italiane:

La svolta si annuncia una sera del 1964, mentre si sta tirando tardi all’ombra del Palazzo del Parco di Bordighera. Ci si chiede se gli autori di comics non meritino un trattamento simile a quello che, dal 1947, godono ogni anno i cartoonist partecipando al Salone dell’Umorismo. Mostre, incontri, qualche dibattito e poi anche convegni tematici offrono loro un’occasione per verificare lo status di un settore particolare dell’editoria, da quella libraria a quella della stampa quotidiana e periodica.

E’ Romano Calisi a sostenere con il calore e l’entusiasmo che lo distinguono la quasi obbligatoria nascita di un avvenimento analogo, necessario per mettere a confronto quanti, in diverso modo, sono interessati al fenomeno dei comics.

Calisi era, all’epoca, allievo e collaboratore di Luigi Volpicelli, Direttore dell’Istituto di Pedagogia dell’Università di Roma, ovvero uno tra i non molti accademici e studiosi di “mass media” (come si diceva una volta…) a nutrire un sincero – e sereno – interesse per il fumetto. Scrive Bertieri:

Volpicelli garantisce il suo appoggio a Calisi e, insieme, non trascura, da vice-presidente del Comitato organizzatore, che il nascente Salone Internazionale dei Comics goda di un autorevole Comitato scientifico da lui stesso presieduto. Convinto sostenitore dell’interdisciplinarità e di un dialogo che deve radunare più conoscenze, una volta nominato direttore del Salone Calisi conferma le proprie convinzioni radunando un Comitato promotore (italo-francese-spagnolo-svizzero) formato proprio da figure di difforme formazione e interessi. Per ricordarne alcune: un sociologo (Pierre Strinati), un fotografo (Lanfranco Colombo), un medico (Pino Donizetti), un artista (Jacques Lob), un semiologo (Umberto Eco), un cultore della paraletteratura (Francis Lacassin).

Essendo egli stesso un attento studioso delle connessioni antropologiche ed etnografiche di sequenze e fotogrammi, chiama a sé una nutrita pattuglia di esponenti del mondo del cinema, da Alain Resnais a Luis Gasca, da Luigi Di Gianni a chi firma queste righe.

Calisi, insomma, è quella che si potrebbe dire la vera ‘anima’ del primo Salone. Un figura-ponte tra mondi differenti – l’università, il giornalismo, il cinema, il collezionismo fumettistico e gli sparuti ‘fumettologi’ dell’epoca – che insieme, grazie alla sua spinta, produrranno quella straordinaria invenzione che fu il primo evento cultural-celebrativo (secondo un modello ibrido tra fiera e festival culturale) regolarmente dedicato al fumetto: il Salone Internazionale dei Comics, da allora identificato come il “Salone di Lucca”.

Lasciata Bordighera, lo sviluppo del Salone nei fervidi “anni lucchesi” sarà presto guidato non più da Calisi, ma da un nuovo direttore da lui stesso indicato: Rinaldo Traini. E visto il ruolo di quest’ultimo, non menzionato in quella scheda su Calisi, Raffaelli ha pensato bene di interrogare lo stesso Traini:

Dunque: le notizie biografiche su Romano Calisi (con l’aiuto della figlia Giulia con la quale sono in contatto) le ho fornite io personalmente a Gianni Bono, anche perchè sono convinto che il principale merito di aver organizzato con il supporto dell’Università di Roma il Primo Salone a Bordighera sia stato tutto di Romano. Altro merito è stato quello di avere avuto fiducia in me quando mi fece nominare direttore. Solo lui e Rino Albertarelli pensavano che io potevo essere l’uomo giusto per dare continuità al progetto iniziale. Nemmeno io lo pensavo. Credo quindi che il merito di aver inaugurato il Salone ed aver assicurato la sua continuità (in fin dei conti ero un suo uomo) è stato tutto suo.

Anche Traini (inciso: inseriremo il suo nome nella scheda, come erede designato, nella ristampa del volume – visto che sì, prevediamo sarà ristampato), quindi, conferma il ruolo di “primo motore” giocato da Calisi all’epoca, oltre che il suo intervento nel nominare il successore. E proprio sull’apporto del professore romano alla nascita della prima edizione del Salone, la puntata seguente di Nuvolette porta nuovi elementi – e ricordi – alla luce, ancora una volta grazie a Bertieri. Proseguiamo tra una settimana.

(continua…)

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Lucca versus Angouleme (1)

Da ormai diverse settimane, nella sua longeva rubrica per Lanciostory, ‘Nuvolette’, Luca Raffaelli sta sviluppando un discorso sulle relazioni e le differenze tra le due principali manifestazioni europee dedicate al fumetto.

Qualche settimana fa Luca ha coinvolto anche me, per chiarire alcune differenze giuridiche e gestionali tra le due. Ma quel che mi pare più interessante è che, intervistando protagonisti francesi e italiani, Raffaelli ha costruito una vera e propria “inchiesta leggera”. Pur nei limiti di obiettivi e di tono della rubrica, il suo racconto mi pare riesca a illuminare alcuni aspetti interessanti – e spesso dimenticati – sia sulla diversa identità dei due eventi, sia sullo stretto rapporto di scambi che, in passato, ha segnato la genealogia delle due fiere.

Per questo, sembrandomi una buona occasione per ripercorrere una traiettoria importante, e per tornare a fare il punto della situazione sul versante italiano, nei prossimi giorni posterò qui ampi stralci di questa serie di ‘Nuvolette’. Bonus track: ci troverete anche una ricostruzione completa e poco nota delle “origini” della manifestazione lucchese, precedente alla prima edizione del 1965, a Bordighera.

Dopo avere sottolineato alcune differenze più ovvie, ben note anche al pubblico (cosplayer e dédicaces su tutte), Raffaelli solleva un punto centrale:

Infine, la differenza forse più importante di tutte: il festival della bedé è finanziato dallo Stato. Potentemente. Si parla di duecentomila euro di finanziamento pubblico e di vari importanti sponsor privati, anche se quest’anno ci sono state defezioni importanti. Proprio ad Angoulême abbiamo incontrato Giovanni Russo, coordinatore di Lucca Comics, il quale ci ha confermato quello che era un nostro sospetto: e cioè che alla manifestazione toscana non vengono erogati finanziamenti pubblici. Anzi: Lucca Comics and Games deve pagare al Comune di Lucca anche l’occupazione di suolo pubblico.

Come avevo scritto a suo tempo, una differenza cruciale tra Angouleme e Lucca è che l’amministrazione pubblica – in primis quella locale – non contribuisce a fare sistema sotto diversi aspetti. Ma come nota giustamente Raffaelli, “fa ancora più rabbia quello che si legge su un libro appena stampato per i tipi (francesi) della PLG, una casa editrice che pubblica saggi fumettistici”.

Il libro è Au coin de ma mémoire, un testo autobiografico di Francis Groux, uno dei fondatori del festival di Angouleme:

A p. 27 del suo libro Groux, dopo aver raccontato la sua passione per i fumetti, ci racconta che nel 1973 partì per Lucca. Quasi una spedizione ufficiale per capire come si fa un festival di fumetto, visto che quello che era stato fatto in Italia dal 1965 (prima a Bordighera e poi a Lucca), era qualcosa che non aveva eguali al mondo. Quando parla degli “organizzatori”, in questo caso è un po’ impreciso perché, oltre all’italiano Traini, ci mette dentro anche il belga Leborgne, lo jugoslavo Rustemagic, lo statunitense Pascal, lo spagnolo Gasca e il prortoghese Granja che erano collaboratori di Lucca e di Traini, ma non facevano certo parte dell’organizzazione. Insomma: sotto la benedizione di Claude Moliterni, Groux andava a Lucca insieme a Jean Mandrikian (che sarà co-fondatore del festival di Angoulême) per prendere a modello quella manifestazione e riportarla in Francia pari pari. Che se fosse stato possibile registrare un festival come si fa per le trasmissioni televisive, insomma, avrebbe dovuto acquistare il format.

Groux non si nasconde affatto su questo, lo dice chiaramente (nella pagina successiva, la 28): “In questa bella e vecchia città, circondata da mura come Angoulême, ma pianeggiante, dove abbiamo mangiato tanto bene, abbiamo avuto la possibilità di incontrare per la prima volta autri italiani come Pratt, Bonvi, Crepax, ma anche americani come Eisner, Steranko, Mordillo, e francesi come Druillet, e anche Peyo e Franquin che avevamo già avuto modo di conoscere”. Non solo: Groux parla anche di un suo incontro con Joe Kubert, di un evento con Vaghn Bodé e di una conferenza di Pierre Couperie.

In sintesi, il ricordo di Groux è il seguente:

“A parte alcuni eventi fumettistici negli Stati Uniti, comunque di poco conto e riservato a un circolo ristretto, Lucca era probabilmente la sola manifestazione che esisteva allora in tutto il mondo”.

A questo punto, Raffaelli prosegue nella ricostruzione passando al versante italiano. E inizia intervistando Rinaldo Traini, già direttore del Salone Internazionale dei Comics di Lucca dal ’68 al ’92:

Ti ricordi l’arrivo al festival di Francis Groux?

«Certo. Arrivò a Lucca nel 1973 con due assistenti (ospiti del Salone). Noi demmo al gruppetto dei francesi che si apprestavano a realizzare un Salone la massima collaborazione. Troverai tutto ricercando su internet:  Angoulême  1974 Francis Groux  poi  Case Depart. Il manifesto che troverai nel sito fu appeso sul palco del Giglio alla conclusione della IX edizione del Salone. Il nostro Ufficio Stampa fu messo a disposizione di Groux, Moliterni e Mandrikian e i nostri ospiti ospiti più prestigiosi furono messi in contatto (indirizzi e quant’altro) con i francesi. Di fatto i delegati nazionali di Lucca e il Direttore (moi) furono inseriti d’ufficio nella prima giuria (ti allego foto scattata ad Angoulême )».

Insomma la prima edizione di Angoulême  fu in realtà una copia francese del Salone italiano.

«Proprio così. Non va dimenticato che, come diceva Groux, all’epoca Lucca aveva già acquisito una dimensione internazionale consolidata».

Che impressione ti fece Francis Groux ?

«Non mi sembrò un intellettuale, ma un appassionato vivacemente sostenuto da Moliterni, Couperie e da Mandrikian che, come sai, erano delle belle teste. Noi abbiamo dato loro la massima collaborazione perchè eravamo felici di qualsiasi iniziativa che portasse vantaggio alla causa del fumetto. Non scordiamoci poi che il fumetto d’autore, come lo consideravamo noi, stava affermandosi alla grande in Francia, e che la più avanzata giurisdizione sul diritto d’autore e sulla protezione delle opere a fumetti era stata realizzata proprio dai cugini d’oltralpe. Inoltre non va dimenticato che anche il Salone di Bordighera, precursore di Lucca, era nato da una collaborazione italo-francese».

(continua…)

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