Verso i 70 anni di Pogo

Oggi ricorre un data importante, nella storia del fumetto. Il 4 Ottobre è il giorno in cui debuttò, nel 1948, una delle daily strips più celebrate, controverse ed amate: Pogo, creata da Walt Kelly.

In realtà la prima apparizione del personaggio, in una versione dallo stesso nome ma piuttosto differente per design e per ruolo, risale a qualche anno prima: apparve nel 1941 sulle pagine di una nuova testata dell’editore Dell, Animal Comics, come comprimario del ragazzino di colore Bumbazine in un episodio intitolato “Albert Takes the Cake”.

Mentre l’anno prossimo sarà quello dei festeggiamenti del 70° anniversario della creazione e ‘ispirazione’ del personaggio, oggi ricorrono quindi i 62 anni dall’avvio della serie quotidiana, che ha segnato per sempre una stagione della politica americana, durante gli anni del maccartismo, e la memoria del fumetto, che in Pogo ha ancora una delle sue icone più tipiche: combattivo, indulgente, dalla forte personalità grafica, indiretto, linguisticamente inventivo, e giocoso.

Da qualche giorno dovrebbe essere in libreria la riedizione completa della strip, prevista in 12 volumi, edita da Fantagraphics. Una collana che da ben 3 anni è molto attesa, sia per il nome del designer impegnato nel progetto grafico – Jeff Smith, autore di Bone e forse il più evidente “erede stilistico” di Walt Kelly – sia per i continui rinvii che, dall’annuncio nel 2007, hanno visto posticipare l’uscita fino ad oggi (rallentata dalla difficile ricerca dei migliori materiali per scansioni e restauro).

Ebbene, il leggendario ritardo prosegue: in realtà il volume (aguzzate la vista dei dettagli di Amazon) dovrebbe essere in vendita dal 28 settembre, ma così non è. Le azioni da compiere, a questo punto, potrebbero essere, nell’ordine:

– prenotare la nuova edizione, e seguirla nel tempo, inserendola accanto agli altri must della daily strip che non possono mancare nella libreria di un buon fumettofilo: Krazy Kat, Peanuts, Popeye, Dick Tracy, Bringing up father, Walt&Skeezix, Polly and her pals, Li’l Abner, Terry and the pirates, Doonesbury (oookay, mi fermo).

– visionare qual era la “prima versione” del personaggio (scrollate più in basso, pigroni)

– dare un’occhiata a un classico recupero-da-youtube: I Go Pogo, versione animata di 30 anni fa, con la tecnica della plastilina, e di cui la Rete inizia a far riemerge alcuni spezzoni, come questi:

Riedizioni: la stagione dei 100 fiori

Sarà la primavera?

Qualche tempo fa si diceva della crescente tendenza, da parte dell’editoria sia italiana che straniera, a pubblicare riedizioni di opere classiche della storia del fumetto. Pochi giorni fa – guarda caso – ne ha scritto anche il buon Douglas Wolk per il New York Times. Non semplici “ristampe”, si diceva, ma vere ri-edizioni: recuperi di materiali assenti dal mercato da decenni, o lavorazioni editoriali del tutto nuove per completezza o qualità della presentazione (cura filologica e cronologica, tavole restaurate, bookdesign di pregio, apparati storico-critici).

Ebbene, pare che Marzo 2010 sia un mese particolarmente generoso. Almeno in Italia. A distanza di una decina di giorni, le edicole offrono due esempi di questa tendenza: il 10 marzo è uscito il volume La banda del Corrierino, 24° tomo della Collana “100 anni Fumetti Italiano“; il 22 marzo uscirà Il mistero dell’Uomo Nuvola, primo volume della collana “Gli anni d’oro di Topolino“.

Cosa hanno queste due riedizioni di interessante e/o importante? Qualche breve riflessione.

1) La prima: osservate qual è l’epoca storica cui sono rivolte. In entrambe i casi siamo all’apparenza davanti a contenitori ampi, che coprono diversi decenni: l’antologia del Corriere dei Piccoli contiene materiali tra gli anni 10 e gli anni 70 (da Bilbolbul ai Ronfi), la collana di Mickey Mouse presenta “45 anni di strisce” tra il 1930 e gli anni 70. Ma le scelte di copertina (Il Signor Bonaventura a rappresentare il CdP) e di selezione editoriale (L’uomo nuvola come primo tomo delle strips realizzate da Floyd Gottfredson; Sor Pampurio, Pier Lambicchi, Bilbolbul, Rubino, Angoletta tra gli contenuti dell’antologia CdP) ci comunicano che in primo piano viene posto un periodo specifico: gli anni 20/30. Bonaventura è infatti un character nato nel 1917; la collana di Topolino inizia con L’uomo nuvola che è del 1936-1937.

Perché mai rilevare questa ‘centratura’ sugli anni 20/30? Compariamo questo periodo con quanto avvenuto, più ampiamente, nelle numerose riedizioni degli ultimi anni. Per esempio, guardando i Premi assegnati alla categoria Ristampe/Riedizioni in festival come Lucca o Napoli, o consultando le annuali Top Ten (categoria: Menzione Storica) del magazine LoSpazioBianco. Qual è il periodo storico dominante? Per le opere straniere (con qualche eccezione), ma soprattutto per quelle italiane, sono gli anni ’60 e ’70:  Grazia Nidasio, Magnus, Gianni DeLuca, Guido Buzzelli, Andrea Pazienza, oppure Corto Maltese, Valentina, Diabolik, Alan Ford… Ergo: la strategia di queste due riedizioni non è modellata su uno specifico effetto di “nostalgia generazionale” che, invece, sembra avere guidato la politica editoriale delle ristampe fino ai tempi più recenti, quasi sempre rivolte ai successi o ai maestri degli anni 60 e 70. Queste due novità guardano più indietro, e di molto: almeno due o tre generazioni prima. Per la collana “100 anni Fumetti Italiano” è una scelta persino esplicita e programmatica. Epoche in cui i lettori di oggi non erano nati (talvolta nemmeno i loro genitori…). Una evidente differenza strategica: meno generazionale, e più – se vogliamo – vintage.

2) Una seconda osservazione riguarda la natura industriale di questa doppia offerta di riedizioni. Le due operazioni non sono sostenute da piccoli editori di nicchia, bensì da una major come RCS – Corriere e Gazzetta – che ovviamente opera secondo strategie di business ben diverse da quelle dell’ “editoria di cultura” fumettistica. Se osserviamo lo scenario delle riedizioni fumettistiche, ci rendiamo conto come anche questo sia un dato rilevante: le riedizioni che, negli ultimi anni, si sono rivolte agli anni tra i ’10 e i ’40 (certi volumi ANAFI, antologie dedicate ad Antonio Rubino o al primo Jacovitti, ma anche traduzioni di classici USA come Krazy Kat o Dreams of a rarebit fiend) è stata quasi sempre un business di nicchia. Una scelta praticata da piccoli editori specializzati in fumetto, spesso secondo i crismi dell’editoria di cultura che – nel comicdom – ha affiancato alla promozione di un’idea di “fumetto d’autore” un desiderio di affermare un “presidio della memoria” orientato alla valorizzazione delle eccellenze artistiche.

Fatte queste osservazioni, ne traggo una riflessione finale.

La memoria culturale del fumetto pare in movimento. Una trasformazione la cui entità andrà misurata e valutata, ma che è ormai un dato di fatto. Dopo gli USA e la Francia, anche in Italia è evidente uno slittamento che potremmo sintetizzare così: dalla Nostalgia alla Storia. Al feticismo ‘affettivo’ di matrice generazionale, si affianca un recupero del passato più complesso e ‘razionale’. Una spia della crescente consapevolezza – sia sul versante dei lettori che su quello dei produttori – che la memoria storica del mezzo è un fattore fortemente presente all’interno della cultura fumettistica di oggi. Detto altrimenti: questo tipo di offerta risponde a un bisogno diffuso di “guardare indietro” verso porzioni disperse della storia dei comics, offrendo al pubblico odierno il piacere della ri-scoperta di una più ampia e compiuta genealogia fatta di antecedenti, padri fondatori, successi e/o capolavori d’antan che hanno segnato lo sviluppo del mezzo. Un bisogno percepito e condiviso, oggi, anche dalle major, attrezzatesi per configurare un’offerta di ‘classici’ che, solo pochi anni fa, sarebbe sembrata solo il sogno di una ristretta comunità.

Reprint boom: il meglio del 2009

Siamo a febbraio, eppure le best of lists sul ‘meglio del 2009’ non finiscono. Nemmeno quelle sul fumetto.

Il giornalista inglese Paul Gravett ne ha compilate ormai 5:  migliori fumetti internazionali (ne ho scritto qui), francesi, graphic novel, manga e – per finire – “Best Classic Comic Reprints“.

Prima la notizia. Tra le le 18 Best Reprints del 2009 (in inglese, francese o tedesco) Gravett ne ha inserite due che riguardano opere italiane. Uno è Poema a fumetti di Dino Buzzati, tradotto in inglese per la prima volta a quarant’anni dall’uscita.

L’altro è l’antologia Antonio Rubino, il maggiore fumettista italiano della prima metà del ‘900, protagonista della più splendida stagione del Corriere dei piccoli. Gadducci e Stefanelli, curatori dell’antologia co-edita da Black Velvet (Italia) e ActesSud/ L’An2 (Francia) sentitamente ringraziano. Thanks, Paul.

Al di là della notizia, credo che scorrere una selezione come questa (pensando anche ai Premi ‘Patrimoine‘ di Angouleme o agli Eisner ‘Archive/Reprint‘ Awards) continui a fare un certa impressione. Solo 10 o 20 anni fa, sarebbe stata una categoria lillipuziana. E spesso poco interessante, piena com’era di mediocri repackaging di prodotti visti&rivisti, o di opere mal-trattate da pessime curatele e da un triste design amatoriale. Nell’ultimo decennio, invece, il segmento delle riedizioni sta vivendo un vero e proprio boom. Un po’ dappertutto per il mondo, dalla Corea all’Italia.

Intendiamoci : la parola corretta è riedizioni, e non “ristampe”. Nel 90% dei casi si tratta infatti di lavorazioni del tutto nuove sia sui contenuti (selezione, curatela) che sull’oggetto (formati, carta, colori): nuove scansioni dai disegni originali, recuperi e integrazioni di elementi ‘dispersi’ (incluso il restauro di tavole), trattamenti per la prima volta pienamente filologici (anche per sistemazione cronologica), e persino scoperte ‘archeologiche’ di materiali a lungo dimenticati, assenti dal mercato da decenni e decenni.

Causa ed effetto di questo boom, la riconquista da parte del fumetto di un’identità più completa e articolata. Sul piano storico ma anche artistico. Già, perché questo filone non è solo pane per gli storici: i primi a restare colpiti dai antichi&sconosciuti fumetti, risorti dall’oblio, sono spesso i giovani artisti e i giovani lettori. Penso alle reazioni, per esempio davanti a Rubino, che mi hanno posto quest’anno i vari giovani studenti/autori che ho incontrato in aula, in Italia o Francia che fossero.

Non solo nostalgia canaglia, dunque. Ma anche nuova linfa per creazioni future. Roba tosta, queste “Classic Comic Reprints”.

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