Letterare l’utopia

A chi si trovasse a sfogliare Asterios Polyp non sfuggirà – sono certo – la rilevanza e la ricchezza di un dettaglio: il lettering. Che, come nell’originale di Mazzucchelli, anche per l’edizione italiana è stato interamente realizzato a mano (grazie all’abilità di Diego Ceresa). Un lavoro grafico, e una cura espressiva, non da poco. Insieme molto tecnico, riflessivo ed emozionante.

Qualche tempo fa, chiacchierando con un editor che sta lavorando a un libro sul tema, e aiutandomi riguardando un vecchio libro di Steven Heller e Mirko Ilic (Handwritten), pensavo a quali potessero essere stati i fumettisti più influenti nella storia del lettering. In particolare, pensavo a quali potessero essere stati quelli un po’ dimenticati, nonostante il contributo decisivo.

Già, perché ben prima di Mazzucchelli (e di Chris Ware, Seth, Bacilieri o dei tanti altri ‘virtuosi della calligrafia’ applicata al fumetto odierno) ci fu, tra i più influenti, un autore come Rick Griffin. Un talento visivo che viene di solito rubricato in due caselle: quella di fumettista underground; e quella di maestro (co)fondatore dell’estetica psichedelica attraverso poster, flyers e copertine musicali.

Proprio Steven Heller ha scritto di come questo disegnatore, grazie anche a opere come Man from Utopia, abbia giocato un ruolo centrale per la storia del lettering, fumettistico e non:

Un capolavoro di calligrafia fumetti e linguaggio immaginario, Man from Utopia (1970) esemplifica l’essenza squisitamente esotica dei fumetti underground e del lettering psichedelico. […] Griffin progettò il primo logo di Rolling Stone magazine, e fu tra i primi collaboratori della rivista di comics underground ZAP […] il suo lettering è un precursore dello stile dei graffiti delle gang losangeline, e del cosiddetto Wild Style.

Insomma, forse è tempo di tornare a parlarne un po’ più spesso, di lettering. E lo faremo presto, durante la prossima Lucca Comics.

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