Se il fumetto è un’opinione, Gaiman diventa papà di Batman (?) UPDATE

Repubblica, 21 luglio 2012. L’inviato Angelo Aquaro scrive sulla tragica sparatoria vicino a Denver, durante una prima del nuovo film di Batman. UPDATE:  il pdf della pagina completa di Repubblica (grazie a Quad).

ADESSO che tutto il mondo sa che l’ orrore ha davvero la maschera di Batman, il vendicatore buono che ieri la follia malata di un fuoricorso ventiquattrenne in neuroscienze, James Holmes […]

è arrivato facendosi strada nel suo giubbotto antiproiettile al lancio di lacrimogeni: e poi cominciando a sparare impassibile. «È orribile» dice adesso Neil Gaiman, che non è un testimone scampato al massacro: è il papà di Batman, e forse anche della follia di un fuoricorso di neuroscienze che ha macchiato di sangue perfino il sogno dei supereroi.

Questa piccola perla di disinformazione sul fumetto l’ho notata ieri grazie a un tweet di @Zeropregi, che ha anche scattato una foto dell’articolo (a questa ne sono seguite altre, tra cui quella di Goddamnwalls che posto qui, a futura memoria):

Come hanno notato in diversi, l’errore è marchiano. E per diversi motivi.

Il più ovvio, per i fumettòfili, è che Batman non è certo un character sconosciuto, del quale è facile non avere alcuna coordinata storica. Siamo di fronte a un successo nato non ieri, ma nel 1939. Giornalisticamente parlando, peraltro, qualche sospetto sul fatto che il suo “papà” sia ancora in giro a rilasciare dichiarazioni sarebbe potuto venire.

L’altro motivo è poco fumettòfilo e ancor più banale: in assenza di certezze sull’identità del creatore di Batman, un occhio a Wikipedia poteva essere d’aiuto, sia all’inviato che al redattore desk.

Ma recriminare con la penna rossa in mano serve a poco. E’ fumetto: il fact-checking rapido, fatto in redazione all’ultimo minuto prima di andare in pagina con notizie su ben altro, non è prioritario. Possiamo accettarlo sereni – e può capitare, in momenti di emergenza,  con tempi compressi.

Più sorprendente, in questa occasione, è semmai altro: la contingenza in cui è accaduto di parlare di Batman.

Non sono infatti giorni qualsiasi, questi: siamo sommersi (in USA soprattutto) dalla comunicazione intorno al nuovo film diretto da Christopher Nolan. E l’attenzione dei media su Batman pare certamente desta: le recensioni fioccano, le indiscrezioni fioriscono, le informazioni circolano. E il nome del vero “papà” pure: sono giorni in cui c’è una elevata probabilità di sentir parlare di Bob Kane.

Eppure, capita.

Poi però succede che non tutti i casi sono uguali. E qui c’è di mezzo, appunto, Neil Gaiman. Che non è il papà di Batman ma, oltre ad essere un fumettista di un certo peso, è una vera e propria Twit-star, con 1 milione 700 mila e rotti followers. E quando oggi un utente italiano ha twittato a @neilhimself la foto dell’articolo di Repubblica, Gaiman ha risposto così:

Il che mi pare significhi due cose:

  • grande ironia da parte di Gaiman (come ha notato Giorgio),
  • ma anche un sarcasmo umiliante per i giornalisti italiani, trasmesso in tweetmondovisione.

E chissà che la prossima volta, prima di scrivere sulla paternità di uno dei più noti fumetti, non si riescano a trovare quei 30 secondi. Sufficienti a evitare il ditino puntato di un opinion leader internazionale.

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Contributi per una Storia Bonelliana

Informazione di servizio.

In edicola con Repubblica e L’Espresso, da oggi, uno dei rari testi sulla storia della casa editrice Bonelli. Si intitola L’Audace Bonelli, è una riedizione lievemente aggiornata del catalogo di una mostra organizzata nel 2010 da Napoli Comicon, e all’interno contiene anche un mio (lungo) intervento.

Si tratta, nel mio caso, di un’analisi del ‘modello’ bonelliano nel contesto – anche evolutivo – dell’industria culturale nazionale, in cui ho provato a suggerire come il fumetto bonelliano abbia vissuto una parabola particolarmente interessante: da anti-modello a vero e proprio modello ‘canonico’. Una parabola che credo continui a dirci molte cose non solo sul fumetto, ma più in generale sulla storia della cultura (popolare) italiana.

Il sommario completo è qua.

La neo-lingua del balùn

Sì, è piuttosto Off Topic. Forse.

Un po’ perché un blog come Pazzoperrepubblica – su cui ho scoperto la ‘mia’ notizia – è una piccola, malsana, brillante idea (ovvero: sogno un mondo fatto di studenti in sc. com. che, nel tempo libero, si dedichino – oltre a cazzeggiare, beninteso – anche a questo genere di esercizi).

E un po’ perché Stefano Bartezzaghi coglie splendidamente nei dettagli lessicali, come spesso gli accade, piccoli slittamenti nelle trasformazioni della lingua.

E infine perché il tutto, parlando di calcio, è stato reso dai grafici di Repubblica nella forma di un balùn – pardon, balloon (grafici di Roma con ascendenze dialettali lombarde?):

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