Intanto, intanto

Il formalismo non è mai piaciuto troppo agli autori del fumetto italiano. Rispetto alle tradizioni americana e francese, dalle nostre parti non si sono viste che rare esperienze di scrittura vincolata o esperimenti di restrizione, come quelli praticati (e resi celebri) in letteratura dal gruppo Oulipo, che nel fumetto hanno generato lavori come quelli dell’ Oubapo o come il memorabile 99 modi di raccontare una storia di Matt Madden.

Il che non è mica un difetto, intendiamoci. Soprattutto non lo è se pensiamo a lavori come il Pinky di Mattioli, straordinario giocoliere di un formalismo tanto leggero quanto spassoso. O se pensiamo a un altro esempio recente, che media tra obiettivi narrativi ‘straight’ e sensibilità formaliste, come la serie Intanto Altrove di Ratigher, in corso di pubblicazione sulle pagine di Vice magazine:

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Quello che l’autore descrive come “Il primo fumetto in cui accade tutto nel medesimo istante” non è che una serie di brevi fumetti monopagina, ciascuno di quattro vignette, in cui sono presentati (più che ‘raccontati’) eventi che si svolgono nello stesso momento, ma in luoghi diversi.

La logica è quella di lavorare sulla mera associazione. Associazione per nulla grafica (come sarebbe possibile e persino legittimo attendersi, in un linguaggio visivo) ma di situazioni temporali, che creano un effetto di risonanza tra loro tanto strampalato quanto inquietante e – incorniciato com’è dalla “promessa narrativa” del fumetto – misterioso. C’è forse un legame tra le persone o le situazioni? In un’idea seriale, c’è forse spazio per lo sviluppo di qualche linea ‘narrativa’ in una struttura tanto vincolata?

Naturalmente il progetto non è che un gioco formale, appunto. Ma che lavora su un concetto brillantemente essenziale della sintassi fumettistica: i paradossi della rappresentazione del tempo, qui suggeriti attraverso una sfacciata decostruzione del meccanismo classico della didascalia “Intanto”…

Una conferma del fatto che in Italia, oggi, Ratigher è forse il fumettista formalista di maggiore talento sulla piazza.

 

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Fumetti Italiani of the Year – PG Tips 2011

Come da piccola tradizione, è tempo dell’abituale rassegna di playlist internazionali (quest’anno da 12 Paesi) che l’amico Paul Gravett mette insieme ogni 12 mesi, con l’aiuto di un gruppetto di giornalisti e studiosi sparsi qua e là.

Per l’Italia, a questo giro ne ho scelti (e argomentati qui) due, ovvero:

Trama
by Ratigher
GRRRzetic

La coda del lupo
by Marino Neri
Canicola

Pic-Nic. Nuovo Popfumetto Italiano

La notizia: nasce una nuova rivista. Si chiama Pic Nic. Il progetto è di un gruppo di giovani autori italiani, noti come “Superamici”. La formula editoriale è (quasi) inedita: una free press a fumetti. I contenuti sono pieni di un’energia contagiosa, una vitalità pop quasi inattesa nella gelatinosa Italia [fumettistica?] degli ultimi tempi. La presentazione al pubblico sarà a Bologna, il 6 marzo, durante il festival Bilbolbul.

Il progetto pare curioso. E promettente. Dunque eccoci: se volete saperne di più, e avete voglia di proseguire la lettura, vi racconto qualche dettaglio [inclusa la prima immagine ‘unofficial’ della rivista, e i disegni dei “cosini”, versione iconica di Ratigher, Lrnz, Tuono Pettinato, Dr.Pira, Maicol&Mirco].

Da oltre un anno il ‘collettivo’ Superamici stava preparando questo nuovo progetto editoriale. Il lavoro che questi 5 autori hanno realizzato negli ultimi 3-4 anni li aveva fatti notare come dinamici, creativi e talvolta eccellenti (e di uno fra loro ho già detto anche qui). Hanno pubblicato autoproduzioni, curato spassose antologie porno (!), creato una rivista collettiva dal nome sciocchino Hobby Comics, ideato una mostra/decostruzione di Bilbolbul per l’omonimo Festival del 2008, e realizzato diverse pubblicazioni personali. Il bello del loro percorso è che il risultato del lavoro di gruppo ha sempre prodotto qualcosa di superiore alla semplice somma dei singoli: la diversità – narrativa, artistica, culturale – si è rivelata una risorsa per definire una cifra editoriale caratteristica e vitale. Un’idea di fumetto come intrattenimento, vissuto e praticato con schiettezza, anche se mediato dalla consapevolezza – un po’ al “secondo grado” – di fare un lavoro che dell’intrattenimento è anche una (divertita) critica.

La rivista Pic Nic nasce da questa esperienza collettiva. Ma prova ad alzare il livello della sfida: portare un’idea di fumetto che mi ostino a chiamare pop – popolare, genuinamente divertita, e attenta agli stili emergenti – a un pubblico ampio e, soprattutto, in qualche misura nuovo.

La pubblicazione si presenta in modo piuttosto ‘alieno’ rispetto all’offerta editoriale tradizionale, a fumetti e non. Si tratta di tre fascicoli “impacchettati” in un’unica confezione/scatola. Il contenitore sarà il vero volto della rivista, la sua cover, illustrata secondo una sensibilità che viene evidentemente più dalla grafica che dall’illustrazione. I tre fascicoli hanno foliazioni differenti (36, 48, 72 pagine) e presentano generi / contenuti diversi: Pic-Nic Ha-Ha (comico), Pic-Nic Bang (azione), Pic-Nic Mumble (art comics e ‘fumetto di realtà’).  Si tratta quindi di un supporto da 156 pagine di fumetti (pochissimi i redazionali).

Gli autori coinvolti? Tra gli italiani: Paolo Bacilieri, Francesca Ghermandi, Giuseppe Palumbo, Alessandro Baronciani, Andrea Bruno, Paolo Parisi, Davide Toffolo, Squaz, Adriano Carnevali. Insisto su quest’ultimo: Carnevali è a mio avviso uno dei più dotati character designer della storia del fumetto italiano, già autore umoristico del Corriere dei piccoli, e (in)dimenticato creatore negli anni 70 dei Ronfi, una sorta di equivalente sottovalutato dei Puffi (chissà quale carriera avrebbero avuto, gestiti da più abili editor e professionisti del licensing). Gli autori stranieri saranno svelati a Bilbolbul. Ne cito uno solo. Anche perché ignoto in Italia: una giovane donna, autrice umoristica, pubblicata da Scholastic e First Second, che si chiama Sara Varon.

La rivista cerca il suo pubblico tra i giovani. Adolescenti. La tiratura programmata è di 20mila copie. Per raggiungerli ha messo a fuoco una strategia distributiva del tutto eccentrica: non tanto fumetterie e librerie, ma circuiti differenti, e anche del tutto non canonici. Per esempio: la rete dei concerti musicali (grazie alla partnership con una nota agenzia di organizzazione di eventi musicali), o un certo numero di negozi di abbigliamento (grazie ad un’altra partnership con un produttore di capi per teenager), e altri accordi che si stanno definendo. Grazie anche al lavoro dell’agenzia romana Xister. Una sfida la cui riuscita è tutt’altro che scontata. Ma che è una bella e sensata scommessa.

Infine il modello di business: free press, pagata quindi dagli inserzionisti pubblicitari. Un modello non proprio “in piena forma”, nel contesto odierno di crisi dei mercati pubblicitari. Ma tuttavia – se si eccettua il caso, meno fumettocentrico, della a-me-ben-nota collana ZeroGuide – un modello ancora sottovalutato in ambito fumettistico, anche (non dimentichiamo) per ragioni storiche di cultura editoriale, ecc. ecc.

Le mie aspettative verso questo progetto – che conosco solo in parte – sono piuttosto elevate. Questo blog lo mette agli atti. Vedremo. Quel che è certo è che il fumetto popolare italiano continua ad avere bisogno, oggi, di forti iniezioni d’energia. Come questa. Pic Nic prova a gettarsi nella mischia, spiazzando con un modello gratuito, una distribuzione alternativa, e un mucchio selvaggio di autori di talento, in grado di rompere anche le uova in qualche paniere (editori : sveglia!).

Tanti auguri, per cominciare.

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