Il mercato del fumetto in Francia: i dati 2012 (produzione)

Come ogni anno, l’avvicinarsi di gennaio e del festival di Angoulême coincidono con la diffusion di alcuni dati sull’andamento del mercato fumettistico nell’Europa francofona, Francia in primis. E al solito, i primi a comunicare le cifre sono i giornalisti dell’associazione ACBD, che si concentrano su un solo, per quanto rilevante, aspetto: la produzione editoriale.

Il rapporto completo lo trovate qua, e una sintesi della sintesi è questa:

  • Produzione – 5.565 titoli, ovvero +4,28% sul 2011 (di cui 4.109 inediti)
  • Players e concentrazione editoriale – 326 editori (+10 sul 2011). In quattro gruppi (Delcourt, Média-Participations, Glénat, Gallimard) si concentra il 44,87% della produzione totale
  • Tirature – 89 titoli hanno tirato oltre 50.000 copie (erano stati 99 nel 2011)
  • Traduzioni – 2.234 titoli inediti sono traduzioni di prodotti stranieri (1.586 solo dall’Asia): +191 sul 2011
  • Riedizioni – 1.069 nuove edizioni di opere già apparse: +11 sul 2011
  • Edicola – 77 periodici e 10 serie in fascicoli
  • Autori – 1.951 autori pubblicati (non solo in Francia, ma anche Benelux)
  • Informazione – 11 testate di informazione/approfondimento cartacee e 34 siti internet
  • Eventi– 489 tra festivals e fiere

Gli elementi che spiccano sono, mi sembra, essenzialmente due:

  1. l’aumento dei titoli prosegue. E crisi o non crisi, la quantità di prodotti è cresciuta ormai per il 12esimo anno di fila. Un dato sorprendente, se comparato al trend di (pur lieve) contrazione dei titoli nell’editoria francese [NB: e non solo] nel suo complesso. Il che non significa nulla di più e nulla di meno di questo: più titoli non significa più vendite, né più copie in giro. Non più, almeno.
  2. e infatti la seconda macrotendenza significativa mi pare l’erosione delle tirature ‘top’: 10 titoli su 100 in meno, tra gli overo 50mila. Un dato all’insegna del trend che ben conosciamo, ovvero “meno copie, ma distribuite su più titoli, un po’ più cari”.

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Per avere un profilo compiuto del 2012 dovremo ovviamente leggere altri dati: quelli sulle vendite, elaborati abitualmente da GfK. Ma per questo dovremo attendere ancora qualche settimana, più a ridosso del festival. E ne riparleremo.

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Manga digitale, distribuzione accelerata

Tra i piccoli slittamenti progressivi portati dal digitale (anche) nel fumetto, ci sono i tempi di uscita dei prodotti: sempre più stretti, ravvicinati all’uscita ‘originale’. Un discorso che vale soprattutto per i manga, visto il crescente controllo impresso dagli editori nipponici alla distribuzione digitale delle proprie serie.

Un anno fa fece discutere, negli USA, la chiusura dell’edizione cartacea di Shonen Jump. Una delle testate di manga più vendute da quelle parti, sacrificata all’altare del digitale (come Weekly Shonen Jump Alpha) proprio per consentire una maggiore rapidità nell’uscita americana, e sviluppare così una strategia di contrasto alla pirateria degli scanlators organizzati.

Con il lancio della versione digitale, l’intervallo di pubblicazione tra l’edizione giapponese (cartacea) e quella in inglese (digitale) di Shonen Jump si era assestato a due settimane. Ma la notizia di questi giorni è che da gennaio 2013 i tempi si accorceranno al massimo: l’edizione digitale sarà disponibile lo stesso giorno di quella cartacea. Il che, dal punto di vista della produzione, significa anche un dettaglio simbolicamente importante: traduzione e adattamento in inglese saranno ancora più vicini ai tempi produttivi ‘originali’.

Se pensiamo all’altra grande industria seriale – la tv (americana), in cui il ciclo di vita del prodotto non è comunque analogo – un simile sforzo di sincronizzazione pare davvero notevole. E dal mio punto di vista, un cambiamento del genere fa notare come i grandi editori giapponesi stiano giocando – sul digitale – una partita diversa da quella di americani o europei. Sempre più aggressiva.

Il fumetto in stagflazione?

Diciamolo subito a scanso di equivoci: non voglio offrire una tesi, ma porre una questione. Perché lo stato di salute del mercato internazionale del fumetto è oggi più che mai difficile da indagare. Ma alcuni indicatori danno da pensare:

– un aumento dei prezzi medi (principalmente per i titoli seriali; un fenomeno progressivo nell’ultimo biennio nei maggiori mercati)

– un rallentamento della crescita (e in particolare per il segmento che ha trainato lo sviluppo degli anni ’90 e 2000: il manga)

Che il combinato disposto di inflazione e stagnazione abbia prodotto nell’anno tendenze alla stagflazione, e che il fumetto ne sia in qualche modo una cartina al tornasole (vista anche la sua tradizionale identità di industria anti-ciclica), lo capiremo probabilmente meglio nel 2012. Quel che è certo è che a scorrere un po’ di dati sulla produzione di fumetto nel 2011 (in USA, in Francia, e in Italia – con una rappresentatività assai più limitata – del caso Bonelli Editore), per quanto parziali, emergono alcune tendenze che vale la pena tenere d’occhio.

In Francia, il dato generale della ACBD parla del 16° anno consecutivo di aumento nella produzione di titoli (5.327, ovvero +3%). Ma le novità crescono meno (+2%). E secondo Livres Hebdo, al terzo trimestre del 2011 il giro d’affari del fumetto in Francia era fermo a 0% sul 2010, ma al -2% considerando l’inflazione. A fine mese, per il festival di Angouleme, torneremo a fare il punto.

Per quanto riguarda i fumetti italiani prodotti da Bonelli Editore, il data-maniac Saverio Ceri ha rilevato alcuni elementi interessanti:

  • da un lato un calo vicino al -6% in termini di pagine realizzate (17.789), che restano un indicatore di qualche rilievo, visto il modello di produzione (per tavola) del fumetto popolare;
  • dall’altro una certa mutazione nei format produttivi: ben 36 albi “speciali” (primato storico). Per certi versi, il sintomo di una lenta rifocalizzazione dallo standard “mensile regolare” a una più ampia gamma di prodotti one shot, dotati di un certo valore aggiunto anche in virtù dell’efficienza economica dei “valori sicuri” (in soldoni: più ‘speciali’ dedicati ai characters consolidati).

Peraltro, nel 2011 si sono prodotto meno “nuovi fumetti” Bonelli, tornando al livello del 2009. A titolo di promemoria sulla produzione di via Buonarroti, nel grafico che segue un riassunto sulla produzione di novità – albi o one-shot inediti – nel triennio 2009/2011 (comparati all’anno più florido, il 2001):

Naturalmente i dati sulla produzione sollevano solo alcuni aspetti sulla “salute” di un settore (creativo). Così come quelli sui volumi d’affari o le vendite ne sollevano solo alcuni altri. Perché alcuni di questi aspetti – critici e non – ci dicono forse di ben altro fenomeno in corso: la lenta trasformazione di un’industria, sempre più lontana dal modello tradizionale (diciamo novecentesco) con cui è diventata ‘grande’. La discussione è aperta: ci torneremo sopra.

Peraltro, mi sa che torneremo a occuparci spesso di numeri, in questo anno nuovo.

Buon 2012 a tutti, intanto.

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