Mania per le insegne: un fumetto di R.O. Blechman

Per quanto ne so, il grande illustratore R. O. Blechman non ha realizzato molti fumetti. E questo nonostante la collaborazione con con testate di rango quali l’Humbug diretta da Harvey Kurtzman.

Il suo fumetto più celebre è il quasi- proto- graphic novel The Juggler of Our Lady (1953), uno di quei lavori tanto dimenticati quanto affascinanti (come piace al Seth dei Forty cartoon books of interest, per intenderci). E dopo avere sfogliato qualche tempo fa il volume a lui dedicato Talking Lines – con prefazione di Seth, naturalmente – il destino mi ha messo sotto il naso un altro suo lavoro. Brevissimo, questa volta: una sola pagina, realizzata durante gli anni ’70, riemersa dall’oblìo con l’edizione del leggendario e sgangherato progetto di Michael Choquette di cui raccontai qua.

Ed è bello ritrovare, in questi suoi rari balloons di dialogo, la grafologorrea delle sue “linee parlanti” (a patto che clicchiate sull’immagine per leggere i minuscoli e infermi tratteggi del lettering):

Gli anni 60 secondo Guido Crepax

Tra le pagine di autori italiani più interessanti, l’antologia Someday Funnies (di cui avevo postato qui una tavola firmata Federico Fellini) ne presenta una di Guido Crepax. Tra i primi ad essere contattato, all’epoca, dal giornalista di Rolling Stone, Crepax realizzò una singola tavola in cui riassumeva la sua personale visione – tutta politica – del decennio che si era appena chiuso.

Rivista oggi, quella tavola mi è parsa particolarmente triste e, insieme, molto allegra. Per ragioni diverse, naturalmente.

Triste. Perché riporta la memoria a una relazione cupa e orribile, come quella tra i gruppi neofascisti dell’epoca e la contemporanea dittatura militare in Grecia, le cui scorie storiche sembrano tornare in queste settimane a galla, con i successi elettorali e le azioni violente del partito neofascista Alba Dorata, rafforzatosi durante la dura crisi socio-economica di questo biennio.

Allegra. Perché mostra un Crepax semi-dimenticato, eppure che ho sempre trovato di grande fascino: il Crepax a colori, in bicromie dotate di colori piatti e squillanti. Un Crepax che mi ha riportato alla mente la sua pressoché ‘rimossa’ storia di fantascienza L’astronave pirata, uscita nel 1967 per Rizzoli e poi ripubblicata sulla rivista (interamente in bicromia) “Off-Side”, tra il 1969 e il 1970. A mio avviso, una produzione di pagine esteticamente tra le più ‘sixties’ del fumetto italiano, con quel contrasto tra il suo segno figurativo, nervosissimo e nerissimo, con colori sfacciatamente gridati.

[cliccate x ingrandire]

PS Nella prima vignetta, l’ “intruso” è l’editor del volume – disegnato da Michael Fog – che ha pensato bene (e per questo NON gli facciamo alcun complimento) di raccontare la rocambolesca vicenda della genesi del volume, iniziata negli anni 70.

Un fumetto (dimenticato) di Federico Fellini

Del Fellini fumettista – come si diceva qua – poco si dice e poco si racconta. Forse anche perché, nonostante la sua importanza e il suo ruolo nell’evoluzione della cultura del fumetto in Italia, sono ancora assenti raccolte o studi che presentino in modo organico la sua produzione di strisce e tavole (al di là delle pur numerose pubblicazioni dedicate a disegni e vignette).

In questa direzione una novità rilevante è la recente riscoperta di un breve fumetto realizzato da Fellini negli anni ’70, per un progetto commissionato a suo tempo da Rolling Stone USA: un inserto del magazine dedicato a una rilettura degli Anni Sessanta attraverso il fumetto. La tavola è stata riportata alla luce nel volume Someday Funnies, curato dall’editor del progetto all’epoca, Michael Choquette, che raccoglie per la prima volta i 129 fumetti realizzati da 169 autori in un’antologia tanto sgangherata quanto ricca di piccole perle.

Il fumetto di Fellini, diversamente dagli altri, divaga rispetto al tema “anni 60”, narrando tutt’altro: un sogno. [per comodità di scansione – visto il grande formato – ho diviso la tavola in due porzioni; cliccate per ingrandire]

Federico immagina di trovarsi in volo, e di salvare l’aereo infilando il dito in un misterioso quanto pericoloso foro apertosi nella fusoliera. Per questo suo gesto, all’atterraggio, viene nominato dal governo “capo dell’aeroporto” – un sogno per certi versi premonitore, come osserva Choquette pensando all’aeroporto di Rimini, dedicato successivamente alla memoria del regista.

Nel nuovo incarico, affiancato da uno dei suoi tipici “donnoni”, Fellini affronta l’arrivo di un misterioso passeggero, un orientale privo di passaporto. L’enigmatico personaggio resterà lì, in attesa, per anni, mentre l’aeroporto si fa deserto e il paesaggio circostante si trasforma in una piovosa notte eterna.

Il telegramma che Fellini inviò a Choquette per comunicargli l’invio della tavola:

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