Lost a fumetti (secondo Dash Shaw)

Tra gli autori americani più interessanti degli ultimi anni e ancora inediti in Italia, uno dei più intelligenti è certamente Dash Shaw. Per questo segnalo un suo breve racconto, realizzato a quattro mani con Jesse Moynihan, per il nuovo numero del magazine The Believer.

La storia si chiama Spiritual dad, ed è una lunga strip che mescola vicende della vita del padre di Moynihan con i personaggi della serie tv Lost.

Nello stesso numero di The Believer trovate anche una intervista a Daniel Clowes (un breve estratto qui). Comme d’habitude, il meglio del fumetto statunitense passa per le pagine delle riviste-progetto di casa McSweeney’s e, dietro alle copertine con ritratti realizzati da Charles Burns, si nasconde anche la sezione Comics: due pagine curate da Alvin Buenaventura che ospitano, a rotazione, brevi lavori di gente interessante come Tom Gauld, Anders Nilsen, Jonathan Bennett, Tim Hensley e parecchi altri.

Sarà perché The Believer non è un ‘lifestyle’ né una ‘rivista culturale’ all’italiana…e quindi sì, ci crede. Al buon fumetto, s’intende.

San Francisco Panorama versus Wednesday Comics

Ritorno a casa con sorpresa: è arrivato San Francisco Panorama.

Si tratta di un esperimento editoriale – molto atteso e chiacchierato da giornalisti, graphic designer etc. – di “quotidiano ideale” ai tempi di Internet. Per contestare i discorsi sul “superamento” della carta stampata, come tecnologia e come modello culturale, la pimpante McSweeney’s di Dave Eggers si è lanciata per mesi nella realizzazione di questo oggetto folle, spettacolare, snob, vitale, futile, strategico. Una serie di coraggiose inchieste, una best list del miglior giornalismo letterario, un divertissement di design editoriale megalomane. Il risultato è un esperimento iperrealistico e insieme artificioso: il sontuoso ‘plastico’ di un grande giornale (im)possibile.

Dieci dorsi, due magazine, un poster, uno sciccosissimo gadgettino (paper toy). La testata è disegnata da Daniel Clowes. Fumettologicamente parlando, uno dei dorsi è interamente dedicato ai comics. Nello stile delle classiche Sunday Comics Pages. Autori: Art Spiegelman, Chris Ware, Daniel Clowes, Seth, Jessica Abel, Adrian Tomine, Kim Dietch, Erik Larsen, Gene Yang, Ivan Brunetti, Alison Bechdel, Gabrielle Bell, Keith Knight, Jon Adams, Michael Capozzola, Ian Huebert.

Qualche mese fa, un oggetto simile è stato pubblicato dalla major DC Comics: Wednesday Comics.

Anche qui si tratta di un progetto che recupera il formato delle Sunday Pages, sviluppato però come serie di 12 uscite settimanali, e con l’accorgimento di una piegatura ‘doppia’ per veicolarlo anche nel formato comic book. Autori: Paul Pope, Brian Azzarello e Eduardo Risso, Neil Gaiman e Michael Allred, Dave Bullock e Vinton Heuck, Walter Simonson e Brian Stelfreeze, Karl Kerschl e Brenden Fletcher, Kurt Busiek e Joe Quinones, Kyle Baker, Dave Gibbons e Ryan Sook, Dan DiDio e Jose Luis Garcia-Lopez e Kevin Nowlan, Adam Kubert e Joe Kubert, Jimmy Palmiotti e Amanda Conner, John Arcudi e Lee Bermejo, Eddie Berganza e Sean Galloway, Ben Caldwell.

Tre osservazioni:

– mi pare che il fumetto, a lungo “arte senza memoria“, dimostri anche attraverso queste esperienze una fase di nuova consapevolezza sulla propria identità storica. Un percorso fatto anche di specificità tecnologiche, di design, di distribuzione, di tempi della serialità, ecc ecc. Certo c’è anche una componente di moda: la nascita di una nuova vintage culture fumettistica. Una quasi-novità, almeno in forme così evidenti, se pensiamo a come essa era un tempo mascherata dalla forza (di matrice collezionistica) della nostalgia, cifra dominante della memoria fumettologica per decenni. Moda o meno, il dato resta: il lavoro sulla memoria del medium è uno grandi dei temi, per la cultura fumettistica anni 2000.

– in termini di design grafico, ma soprattutto di format editoriale, il tentativo di DC Comics pare molto più artificioso di quello di McSweeney’s: i fumetti somigliano poco alle sunday pages d’antan (che riarticolavano il formato daily strip ‘originario’), e paiono piuttosto normali pagine di comic book, semplicemente autoconclusive. Paradossalmente, Wednsday Comics ha lo stesso problema della antologia di ricerca e arty Kramers Ergot n.7, in cui l’ispirazione al formato delle Sundays produce effetti di gigantismo spesso futili e artisticamente ingiustificati.

– le storie? Spiegelman, artista dannatamente appassionato della storia del mezzo, batte tutti con una storiella un po’ meta-fumettistica che ne racconta anche lo spirito. La major Wednsday Comics enfatizza più la dimensione visiva, mentre SF Panorama mi pare badare più al plot. La major che guarda al lato artistico, l’editore di nicchia che bada al sodo e al buon intrattenimento. Potremmo persino stupirci. O forse no: sono i paradossi della memoria.

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