Mattioli valvonauta

Massimo Mattioli, ovvero (sia chiaro) uno dei maggiori fumettisti comico-surreali di sempre, siamo abituati ad associarlo a Pinky e, per i più fumettòfili, a Joe Galaxy o Squeak e Mouse. Proprio per questo vale la pena ogni tanto ricordarsi quali quanti altri lavori. Come ha fatto Valvoline Years nelle ultime settimane, riportando alla luce questi, realizzati per The Face e Valvoline:

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Pedagogia artistica mattioliana

La scarsa capacità del Giornalino di comunicare i propri contenuti, anche quando ne offre di interessanti, fa sì che solo pochi giorni fa, su indicazione di un’amica, abbia saputo di questo splendido divertissement pedagogico del sempreverde Pinky di Massimo Mattioli, pubblicato lo scorso settembre:

Per qualche bizzarro caso del destino, poche settimane fa era apparso un nuovo episodio one-shot de “La storia dell’arte di Topolino” (della saga scrissi qua), dedicato anch’esso all’arte contemporanea, con protagonista una Paperina in versione Peggy Guggenheim.

Tanto là erano chiari i riferimenti concettuali e precisi gli scimmiottamenti estetici (fino a una vignetta colorata con una tecnica disneyanamente ‘trasgressiva’: l’aerografo), tanto qui sono impliciti e, al contempo, sottolineati con enfasi. Un’enfasi che riesce però a conservare grande chiarezza comunicativa, e straordinaria semplicità di lettura.

La solita lezione di Mattioli: idee astratte, articolate in una limpidezza unica.

via corrierino-giornalino

Italieni: Massimo Mattioli al Musée d’Angouleme

Massimo Mattioli è uno dei maggiori autori – A maiuscola, prego – che l’Italia abbia dato al fumetto nell’arco delle ultime due generazioni. Anche se della sua opera si parla di rado – in Italia, almeno.

Periodicamente, in Francia, si torna invece a mostrare un forte interesse critico per il suo lavoro. D’altra parte, è lì e non in Italia che negli ultimi 10 anni sono stati pubblicati ben 4 volumi, da Awop-bop-aloobop Alop-bam-boom a M il Mago a Squeak the Mouse.

L’episodio più recente riguarda Thierry Groensteen, che ha parlato di Mattioli in un libro che accompagna un’imminente mostra (per il Museo del Fumetto di Angouleme) dedicata al tema della parodia.

L’argomento non è certo nuovo (per chi volesse vederlo indagato altrove, per esempio al cinema, suggerisco un lavoro di Roy Menarini). Così come è classica la chiave di lettura usata da Groensteen: la parodia come genere meta-testuale.

Ma al di là delle osservazioni su temi che, grazie all’approccio parodistico, Mattioli è riuscito a legittimare in pubblicazioni per bambini (sesso, violenza), alcune parole interessanti emergono da una nota su Pinky, totalmente sconosciuto in Francia. Scrive Groensteen sul suo blog:

Ciò che colpisce in Pinky, è innanzitutto la rapidità di una narrazione che non si concede tempi morti. L’eroe è sempre alla ricerca di scoop per il suo quotidiano, « La Notizia », e noi lo seguiamo nelle sue indagini attraverso la città, ove l’avventura si nasconde dietro ogni angolo. Mattioli va veloce, le sue storie non hanno nulla di troppo, i personaggi sono iperespressivi e lo humour è onnipresente.

Ritmo, ritmo, ritmo. Al di là dell’umorismo e del registro parodistico, la lezione di Mattioli mi sembra proprio in questo: un magistrale talento nella costruzione ritmica delle pagine. Un talento che è insieme musicale e teatrale, in grado di assorbire la propensione di Mattioli all’astrazione figurativa all’interno di una cadenza tutta visiva delle relazioni tra vignette.

Parodies : La bande dessinée au second degré:

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