Da iPad = Marvel, a KindleFire = DC?

Ricordate i lontani tempi del lancio di iPad, in cui la app Marvel si trovò a furoreggiare?

Il fresco Kindle Fire di Amazon, come sapete, sta facendo discutere, da brava next big thing di stagione. Ci si attende possa aprire il mercato dei tablet (dominato da iPad), grazie a una diversa politica di prezzo e un modello di business differente.

Il punto, qui, è naturalmente: che genere di presenza avrà il fumetto nel contesto del nuovo device/servizio? E in particolare: chi saranno i primi player fumettistici a giocare la partita?

Una prima risposta è arrivata dalle immagini ufficiali. Fra gli screenshots delle prime app, diffusi da Amazon, era ben visibile il leader del fumetto digitale, Comixology:

Una seconda risposta, più articolata, viene da un’altra notizia: l’accordo tra DC Comics e Amazon. I fumetti DC saranno infatti acquistabili tramite lo store di Kindle. E qui viene il bello: non si tratterà però degli albi mensili, lo standard 20-24 pagine dei comics USA. Ad essere in vendita saranno i fumetti in formato “libro”: graphic novel e edizioni in volume/raccolte. Per dire: Watchmen o Dark Knight Returns. E a 9.99$: circa metà dell’edizione cartacea.

Una simile scelta non era scontata, perché introduce una (parziale) discontinuità rispetto alla presenza dei comics mainstream nel mondo dei tablet. E provo a sottolineare i tre aspetti che mi sembrano più rilevanti:

  1. ne risulta confermata – e ben sfruttata da Amazon – la storica forza della DC nel produrre fumetti adatti al formato libresco: i numerosi graphic novel, e le tante serie limitate (vedi Vertigo) progettate sistematicamente per archi narrativi. DC è un editore di fumetti popolari in cui anche il mero “repackaging librario” suona più naturale e consolidato.
  2. si segnala l’avanzata del modello ‘libro’ anche nell’ambiente (del fumetto) digitale, grazie a quei nuovi devices – tablet e e-reader – che offrono esperienze d’uso più adatte alla lettura ‘libresca’. E mentre iPad si sta rivelando un successo per molte app-gioco (entertainment) e app-risorse (produttività), Kindle si posiziona inevitabilmente come più vicino al mercato della lettura. Da cui la domanda per il futuro: il fumetto si troverà “più a suo agio” nel primo o nel secondo contesto?
  3. la presenza di DC, particolarmente avvantaggiata nei formati trade, si configura come un nuovo matrimonio tra fumetti e partner digitali efficace, in grado di valorizzare il vantaggio competitivo di un editore rispetto ai competitor. Come iPad pareva, per Marvel, l’ambiente ideale per piccole app spettacolari tutte-da-leggere (le serie di comics più di tendenza, cioè quelle Marvel), così Kindle Fire pare, per DC, il luogo ideale per grandi libri tutti-da-guardare (graphic novel, cioè quelli DC).

Insomma: è la concorrenza, bellezza. Anche nel fumetto digitale.

Annunci

Le ciambelle di Capitan America

Nel mare del licensing fumettistico galleggia di tutto. In prossimità dell’uscita del film Captain America: First Avenger, la catena Donkin Donuts ha utilizzato la licenza del supereroe per sostenere il lancio di un nuovo prodotto estivo – una granita chiamata “Captain America Cherry Coolatta®“.

Lo spot per accompagnarne il lancio sul web, online da ormai un paio di settimane, non prende sul serio la retorica patriottarda del film, ed elabora una parodia dell’eroe piuttosto gustosa:

via Luigi Bicco

BimboThor mashup

Quello spot supernerd di una nota automobile con Darth Vader bimbo…ora è stato trasformato in un viral video da Marvel, per promuovere il film Thor.

E quella certa automobile, beh, poverina:

via Link

Jack Kirby, in California, al massimo splendore

In un articolo scritto per Vice Magazine (tradotto qui), Dan Nadel racconta l’esperienza di lavoro e di vita in California di Jack Kirby, principale immaginatore del fumetto americano di supereroi:

Da Long Island, Kirby si era trasferito [nel 1969] sulla costa ovest principalmente a causa dei problemi d’asma di sua figlia Lisa, ma anche per il sogno americano e il fascino di Hollywood. Fatta eccezione per gli anni prestati in servizio durante la Seconda Guerra Mondiale, Kirby aveva passato la maggior parte della sua vita intorno a New York.

Naturalmente Nadel descrive quel periodo come turning point, sofferto e decisivo, per la carriera di Kirby:

Un uomo con la sua attitudine, combinata a un forte senso di lealtà e al bisogno di provvedere alla moglie e ai tre figli, non poteva che vivere tempi duri. Tempi sofferti. Kirby, che era cresciuto nella comunità povera degli ebrei del Lower East Side, era davvero divino nel suo talento. Sapeva di essere in grado di costruire dei miti. Ma dal punto di vista pratico era impotente. E quando gli accordi cinematografici vennero annunciati e i cartoni animati andarono in onda e gli altri artisti cominciarono a copiargli i personaggi, Kirby si arrabbiò. Tutto quello che poteva fare era licenziarsi. Lasciò la Marvel nel 1970, e accettò un contratto di tre anni (con l’opzione di estenderlo per altri due) presso la DC Comics, la quale gli concedeva completo—più o meno—controllo creativo, e i diritti.

Il passaggio più interessante arriva, dal mio punto di vista, con la saggia analisi di una delle serie create in quei primi anni ’70, Kamandi:
Kamandi inizia come una specie di copia de Il pianeta delle scimmie. La DC non fu in grado di ottenere i permessi per un adattamento cinematografico, quindi chiesero a Kirby di inventarsi qualcosa per incuriosire una parte dell’audience de Il pianeta delle scimmie. Kirby riciclò un’idea che aveva avuto per una striscia di fumetti nel 1956 e si mise al lavoro. Kamandi è un ragazzo alla deriva in un mondo post-apocalittico regnato da leoni umanoidi. Come ogni cosa che fece Kirby, la storia era piena di umanità e intensità.
Il numero 6 non è solo il migliore della serie, ma anche il momento di massimo splendore dell’intera carriera di Kirby. Mentre sono fuori per un giro su un buggy, Kamandi e la sua ragazza Flower (un’hippie in topless), vengono molestati da alcuni leoni motociclisti […]. I due si devono nascondere. Flower è una ragazza formosa, bella, forte e libera come i migliori personaggi femminili di Kirby. La nostra coppia di eroi trova rifugio in una casa diroccata, dove Kamandi fa solennemente la guardia durante la notte anche se Flower lo invita a raggiungerlo. Mentre si guarda attorno, il ragazzo selvaggio pensa: “Pare che abbiamo tutte le comodità. Un uomo potrebbe trattenersi qui a lungo con provviste e un rifugio.” Kirby era stato un membro della fanteria, e questa scena viene menzionata in molte interviste come una descrizione della sua esperienza della guerra: starsene seduti sulle macerie di qualche castello in attesa dei rinforzi o che la fazione opposta alzi la bandiera bianca. Un uomo può starsene nascosto—Kirby-Kamandi—sotto la coperta con l’arma pronta in mano. Ma il mattino porta un nuovo attacco, e Flower, subito catturata, riesce a liberarsi giusto in tempo per scagliare il suo meraviglioso corpo contro il proiettile di un fucile, sacrificando la sua vita per salvare quella dell’amante. Silenziosamente, Kamandi la porta fuori dal rifugio per piangerne la morte.
Mi pare che Nadel riesca a cogliere bene lo spirito del lavoro di Kirby, con lucidità anche superiore a quella che ho trovato, recentemente, in Michael Chabon:
Mettiamola così: Kirby era un visionario con intensi ricordi della madre, un’immigrata austro-ebrea; un uomo che mantenne la sua famiglia disegnando nonostante la Depressione; un uomo che ha co-creato Capitan America e che poi ha combattuto nel teatro europeo della Seconda Guerra Mondiale. E che ancora, da una casa di Long Island, osservava il secolo svolgersi. Capì quanto le cose erano cambiate e che lui aveva stabilito un incredibile spartiacque. Questa sensazione si riflette nel suo lavoro, in particolare in quello degli anni ’70. Attraversata la prosperità della cultura pop, intuì che era venuto il momento di tornare alle sue radici degli anni ’40, utilizzando i più classici schemi pulp per creare una visione del mondo che fosse divina nel suo fare storia e creare valori.
Un solo problema. Quell’episodio di Kamandi non l’ho mai letto. Dannati fumetti seriali.
Read the rest at Vice Magazine: JACK KIRBY IN CALIFORNIA – Vice Magazine
Thanks to Ratigher

[FumettoTravel]: Malaysia report – parte 3

Prosegue il quasi-reportage fumettologico dalla Malesia, dopo la parte 1 e la parte 2.

Si diceva dell’influenza occidentale sul fumetto malese. Che è consistente.

E questo non solo se guardiamo al passato prossimo, grazie alle ricadute della colonizzazione britannica, che ha sostenuto in passato la circolazione di numerosi fumetti made in UK o made in India, ancora rintracciabili nei negozi di libri (o dischi) usati. Qui accanto vedete qualche ‘classico’ british anni ’70, come Action o Misty.

Sono però i fumetti americani di supereroi a costituire la parte più visibile del fumetto occidentale in Malesia. Passeggiando per Kuala Lumpur, tuttavia, mi ha abbastanza stupito l’enfasi ‘spettacolare’ con cui è presentata l’imminente apertura di un nuovo negozio di fumetti, all’interno del grande Pavilion, il più moderno, splendente (e premiato) tra i numerosi centri commerciali del centro della capitale. In questo complesso, che accoglie negozi da Hermès a Shangai Tan, da Tumi a Espressamente Illy, l’annuncio della prossima apertura di un DC Comics Store si presenta infatti così:

Ma il DC Comics Store non è che una tra le tante forme di una presenza, quella dei comics di supereroi, che si affaccia in luoghi diversi, centri commerciali in primis. Per esempio, non è raro imbattersi in negozi di abbigliamento giovanile casual – come la catena cinese Bossini, licenziataria Marvel – che offrono una gamma di tshirt e accessori come questi:

Ma non mancano anche negozi interamente dedicati ad action figures e toys, o alcuni comics shops, come questo:

Mi è allora venita in mente una notizia circolata pochi anni fa:

‘The French Spiderman’ Alain Robert Scales Petronas Towers In Malaysia

Ovvero: lo ‘scalatore urbano’ Alain Robert, detto Spider-Man per le sue provocatorie performance, si è fatto arrestare dopo avere scalato il più altro grattacielo malese (terzo più alto e, forse, il più affascinante al mondo):

Ironia a parte, due autori malesi, in particolare, mi paiono rappresentare alla perfezione questa influenza: Billy Tan e Sonny Liew. Il primo è un disegnatore che, dopo anni di collaborazioni con diversi editori mainstream statunitensi (fra cui vari serie Image), è stato consacrato dalla collaborazione con Marvel, nel 2006, per una delle testate più importanti, Uncanny X-Men. Tan ha dimostrato uno stile perfettamente in linea con i canoni estetici del mainstream USA anni 90 e 2000 (di una certa tamarritudine, se volete), e che oggi lo vede perfettamente integrato nel sistema dei comics di supereroi, tanto da renderlo un’autentica star per il pubblico malese di questi prodotti:

Sonny Liew è invece un disegnatore che si è fatto notare per una breve serie autoprodotta, Malinky Robot (nata come progetto mentre era studente del grande David Mazzucchelli, e finanziata da uno Xeric Grant), dopo la quale ha realizzato lavori interessanti come My Faith in Frankie (DC/Vertigo) o il recente Wonderland, una rivisitazione di Alice nel Paese delle Meraviglie prodotta da Disney, che ne ha valorizzato con il colore lo stile neopop:

Uno stile, quello di Liew, che riesce a mescolare con grande consapevolezza le radici statunitensi e una visione personale, abbondantemente innaffiata di un gusto manga evidente sia nel design dei personaggi che nelle soluzioni plastiche, di matrice certamente più asiatica che statunitense.

E in effetti il manga, in Malesia, ha giocato e gioca un ruolo cruciale. Ma di questo parleremo altrove, in un prossimo post.

(continua…)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: