La strategia digitale di Marvel avanza

La frontiera del fumetto digitale avanza. Ora tocca a Marvel, che nell’ultima settimana ha annunciato diverse iniziative interessanti:

  • a partire da giugno 2012, ogni fumetto seriale nella fascia di prezzo ‘alta’ (3.99$) includerà un codice per scaricarne un copia digitale. Una mossa tattica per giustificare un prezzo un po’ troppo elevato, ma anche un passo verso un’offerta integrata onpaper/digital che si è delineata da tempo in altri segmenti dell’editoria, dai magazines ai libri (con questi ultimi certamente più indietro)
  • il lancio di una nuova App per la Realtà aumentata, che permetterà di puntare i tablet verso le pagine di fumetti, e vedere così contenuti speciali: fasi di lavorazione delle tavole, commenti di autori e redattori, trailers. Un’idea che prova a declinare nel fumetto le opportunità della realtà aumentata, anche se restano le perplessità di un’esperienza d’uso (leggere attraverso un device/finestra) che abbiamo visto anche nel recente caso di Schuiten.
  • pare siano anche in arrivo fumetti ‘originali’ digital-only (forse intere serie/miniserie), anche se non è ancora chiaro quanti e quali.

Frose è un po’ poco per parlare di “Marvel Revolution” – come da abituale prosopopea Marvel – ma di certo un passo avanti. Un altro.

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Nerd allo stato brado: lettere alla Marvel

Il disegnatore Kevin Nowlan ha offerto sul suo blog uno spaccato della nerd culture più deteriore di una nota testata Marvel anni ’80, New Mutants. Documenti niente male, se inquadrati nell’ottica di un’antropologia del consumo (di supereroi).

In particolare le lettere presentano una serie di stereotipi estetici, narrativi e culturali tipicamente diffusi – ancora oggi – tra il pubblico nerd più tradizionale (il ‘bel disegno’, la ‘buona anatomia’, la verosimiglianza dei dettagli tecnici, …).

Le 4 lettere scansionate sono qua:

Disegnatore né mediocre né geniale, ma certamente di un’eleganza grottesca poco comune, Nowlan si trovò allora a lavorare in casa Marvel a prodotti seriali consolidati, faticando però a farsi accettare dallo “zoccolo duro” dei lettori abituati a un approccio figurativo classico.

New Mutants non era una testata qualunque, all’epoca. Ci lavorava anche un disegnatore allora ritenuto (giustamente) eccentrico, uno ‘sperimentatore’ (almeno per il fumetto) come Bill Sienkiewicz. Anch’egli era pure spesso criticato, tuttavia non ricordo (o non so) di lettere dai toni simili. Di certo Sienkiewicz divenne presto un autore “di culto”, passando dopo pochi anni al successo critico di Elektra: Assassin. Da un certo punto di vista si potrebbe dire che Sienkiewicz fu “meglio” accettato proprio per la evidente radicalità del gesto artistico: una legittimazione più rapida e “facile” proprio perché eccessivamente ‘alieno’ alla tradizione, paradossalmente legittimato dalla sua alterità ‘artistica’.

Riflettiamoci un attimo. Siamo di fronte a un caso da manuale di una logica dell’eccezione (‘o ‘famo strano’?). Si riconosce nella rottura un atteggiamento legittimo rispetto al modello, perché Sienkiewicz lo rifiuta del tutto. Il modello estetico del fumetto di supereroi non è infatti messo in crisi o discusso, bensì è quasi “dimenticato”, o messo energicamente da parte, per un progetto stilistico personale che poco coincide con l’impostazione della testata e la genealogia artistica cui si riferisce.

Per Kevin Nowlan, invece, certo pubblico si scaldò, esplicitando in modo molto più diretto la natura ‘normativa’ dello stile visivo – allora ancora molto standardizzato – del fumetto di supereroi. Una normatività accettata e vissuta con virulenta rigidità dal pubblico più “conservatore” che si vede in queste lettere. Un pubblico poco interessato alla presenza di personalità stilistiche più marcate, e disposto solo ad accettare la logica dell’eccezionalità: meglio una evasione dallo stereotipo che una sua riforma.

Ecco cosa raccontano quelle vecchie lettere molto, troppo nerdish: della coazione a ripetere dei pubblici, tradotta in termini estetici. E fatta pre-giudizio in un’epoca “buia” del fumetto americano, in cui le tradizioni del mainstream erano particolarmente sclerotizzate. Una coazione a ripetere da cui quel fumetto si liberò un po’ per spinte “riformiste” interne (Miller, Moore, la british invasion … fino alla Image) e un po’ per quelle esterne “antagoniste” (la scena indy, il ‘movimento’ del graphic novel … fino al primo manga-boom).

iPad comics from Italy: il debutto

iPad è arrivato anche in Italia. E il fumetto nazionale – e non – inizia a giocare la propria partita anche su questa nuova piattaforma. All’interno della categoria Libri, iniziano quindi a fare i primi passi alcune opere e cataloghi.

Guardiamo allora come si è mossa, in queste prime giornate, la classifica delle apps più popolari di questa categoria. A partire da un primo dato, per certi versi sorprendente: numerose applicazioni dedicate al fumetto sono tra le 10 più scaricate, sia il 28 maggio che il 30 maggio. Ecco un paio di screenshot che documentano alcuni momenti (scattati sempre intorno all’ora di pranzo):

Libri: top12 al 28/05

Libri: top12 al 30/05

Nel primo giorno di ‘test’ la app più scaricata è proprio un fumetto, il classico di Bonvi Sturmtruppen. Oltre a questo, compaiono ben tre graphic novel pubblicate da Tunué, l’editore di fumetti che in queste settimane si è più impegnato nel promuovere la propria presenza sulla nuova piattaforma. Interessante anche la presenza di una strip italiana già celebre in Internet, Singloids, e di un editore ‘nativo’ e multicatalogo come il francese AVE Comics, già molto attivo su piattaforma iPhone.

Il secondo giorno lo scenario, come è ovvio, è molto diverso. Il fumetto compare come seconda app più popolare, ma si tratta della ben più nota Marvel app. Il primo fumetto italiano è sempre Sturmtruppen, ma ormai al 9° posto. La precede un altro editore multicatalogo e nativo digitale come l’americano ComiXology, e la segue un singolo graphic novel, anch’esso statunitense, ovvero l’adattamento a fumetti di Twilight.

Difficile prevedere, in una fase ancora in pieno assestamento, se la situazione delle app fumettistiche resterà stabile a lungo, con gli stessi protagonisti che abbiamo visto in questi primi giorni. Più semplice, però, immaginare che la tanto chiacchierata (ed efficace) app Marvel – anche se solo in lingua inglese – non cederà facilmente il passo ad altre apps di fumetti italiani, ancora poco (e male) presenti su questa piattaforma.

Tra le prossime apps fumettistiche made in Italy, di certo arriverà Disney Digicomics, anche se in tempi non ancora ben precisati. Qualche altro editore medio-piccolo, inoltre, pare in procinto di sbarcare nel ‘magico mondo’, attirato dalle sue ‘magnifiche sorti e progressive’. Difficile immaginare, però, che la presenza del fumetto possa restare altrettanto visibile non appena l’effetto-novità sarà terminato, e gli editori early adopters saranno superati da newcomers con le spalle più larghe. A meno che la piattaforma non inizi ad essere presidiata anche dagli attori principali, sia editori (con i propri vasti cataloghi… Bonelli, che aspetti?) che singoli autori/opere (improbabile la presenza di ‘big’ se non sul medio-lungo termine, a meno di non vedere calati su iPad fenomeni già nativi digitali… Eriadan, che aspetti?).

Tra un mese o due faremo di nuovo il punto. Per ora, si naviga a vista (e al tatto).

Grazie a AntonioD e ConcettaP

Marvel digitale (2) e i televisori LCD

Due giorni fa, parlavamo di digitalizzazione del fumetto. Ergo: di iPad – sai com’è, di questi giorni – a partire dal caso Marvel. Oggi proseguiamo. Ma non parliamo più di iPad: proprio Marvel, azienda che vive di produzione e licensing di contenuti, ci permette di ricordare anche altri aspetti della digitalizzazione. Che è questione di contenuti sì, ma anche di supporti, e di pubblici.

E allora non dimentichiamo cosa rappresenta – oggi – iPad. Ovvero non solo un veicolo per nuovi contenuti (fumettistici) digitali. Ma anche un nuovo supporto/device digitale. Rivolto a chi? Non al mass market: banalmente, non è né per tutte le tasche, né per tutti i fruitori (ricordiamolo: l’accoppiata smartphone + Internet non è una dotazione diffusa in tutte le fasce d’età e aree del pianeta). Molto più diffuso, invece, è un altro tipico supporto delle nuove tecnologie digitali. Quale? La televisione. O meglio: i televisori digitali.

Già, perché gli schermi tv LCD, come è noto, sono diventati ormai da bene di lusso a consumo massmarket, venduti nei supermercati. Nel 2008 la vendita di televisori LCD ha superato definitivamente quella dei vecchi televisori a tubo catodico, e secondo alcune analisi rappresenta ormai circa i 3/4 del mercato (secondo i dati 2009 di Displaysearch).

Marvel, nell’elaborare iniziative per sostenere il proprio sviluppo digitale, ha recentemente offerto una notizia: un accordo con Roundtable Concepts per la commercializzazione di una linea di “televisori Marvel” digitali. Ovvero, schermi LCD e LED HDTV, con Iron Man, Capitan America, Hulk e altri personaggi utilizzati per caratterizzare il design del prodotto: gli schermi sono ‘decorati’ dall’immagine del personaggio posto sul telaio e negli angoli della cornice, e il nome e un’immagine del character appaiono per otto secondi al momento dell’accensione dello schermo.

Poca cosa? Sì, certo. Si tratta solo di una caratterizzazione estetica dell’oggetto. Niente a che fare coi contenuti, quindi. In gioco c’è solo un device, il cui mercato è però decisamente più vasto, oggi, di un altro device come iPad.

Ecco cosa ci ricorda questa nuova offerta Marvel: la digitalizzazione del fumetto passa non solo per l’innovazione dei contenuti e dei servizi. La digitalizzazione dei comics è anche un processo di adeguamento a un nuovo ambiente ‘materiale’ e merceologico, fatto di soluzioni tecnologiche e di logiche commerciali. Una nuova condizione di esistenza, per il prodotto fumettistico, che passa per l’estetizzazione dei nuovi supporti, e per pratiche di brandizzazione tipiche di un maturo mercato dei consumi di massa.

Digitalizzazione del fumetto: uno scenario ancora dannatamente giovane, e piccolo, e in maturazione. Alla disperata rincorsa di un sogno: farsi mercato di massa. Piaccia o non piaccia.

Marvel digitale (1): iPad boom?

Tutti-pazzi-per-iPad, di questi giorni. Non che fosse inatteso. Il fatto nuovo, però, è che il fumetto è in primo piano. La Marvel App è stata tra le prime applicazioni di iPad citate dai media, e subito tra le più scaricate (14° posto tra le più scaricate da iTunes nel primo weekend). Ai tempi del lancio di iPhone, le cose erano andate diversamente. Per il fumetto digitale, sembrano già passati secoli: interfacce più efficaci, cataloghi più ampi, grandi e piccoli editori entrati ormai direttamente sul mercato.

I video su YouTube mostrano il funzionamento di questa applicazione “esemplare” made in Marvel. E la fascinazione dell’ottimo design pare conquistare sinceri entusiasmi (non vi dico i colleghi fumettologi americani..), inclusi quelli “preventivi”. Mi ci metto io stesso: sono convinto che questo device rappresenti uno sviluppo interessante, per la fruzione di fumetto digitale. Ma non lasciamoci distrarre dalla classica “ubriacatura tecnofila” ben ‘massaggiata’ dai media. E proseguiamo nelle osservazioni.

Un primo dato è che il successo di visibilità mediatica della “Marvel App” ha messo in secondo piano altri fornitori, e con loro tanti altri fumetti non-Marvel.

Eppure gli altri soggetti sono già parecchi. Persino più delle aspettative. Fra questi il catalogo di un editore importante come IDW, ma soprattutto i distributori multi-editore come iVerse e PanelFly. E come il leader comiXology, provider che prontamente si è presentato come “più vasto e comprensivo digital comic book reader“, forte di un catalogo di oltre 1.300 titoli provenienti da più di 30 editori (da Marvel a Picturebox, da Drawn&Quarterly a Viz).

Tuttavia, tuttavia… la lista dei fumetti disponibili per iPad serve a poco, per capire la portata del fenomeno. La sostanza della questione emerge da altre domande: da un lato quelle sul significato dell’oggetto (a cosa serve? e per quale pubblico?), e dall’altro quelle sull’impatto del modello iPad (tecnologico, di consumo ecc..) nel contesto culturale del fumetto. Ed è qui che alcune perplessità iniziano ad arrivare. Una delle voci più ascoltate è certamente Cory Doctorow, scrittore, giornalista ma soprattutto deus ex machina di uno dei più vitali e intelligenti – e letti – blog sulla piazza: BoingBoing. Così scrive Doctorow in un brano del suo cliccatissimo “Perché non comprerò un iPad (e penso non dovreste farlo nemmeno voi)”:

Voglio dire, guardate questa Marvel app (basta davvero guardarla). Da ragazzino ero impallinato coi fumetti, e lo sono anche adesso da adulto, e la cosa che mi ha sempre fatto pensare che i fumetti fossero buoni per me era la loro condivisione. Se c’è mai stato un mezzo che si basava sullo scambio di cose comprate in giro per costruire un pubblico… beh, è stato il fumetto. E il mercato dell’usato dei comics! E’ stato – ed è – qualcosa di enorme, e vitale. Non posso neanche contare quante volte sono andato a fare lo speleologo tra gli scaffali di roba usata, anche in negozi grandi e ammuffiti, per trovare gli arretrati che avevo perso, o per ‘provare’ nuovi titoli a buon mercato. (E ‘parte di una tradizione multigenerazionale nella mia famiglia – il padre di mia mamma era abituato a portare lei e i suoi fratelli fino a Lady Dragon Comics su Queen Street a Toronto ogni fine settimana, per rivendere le loro vecchie storie ed avere spiccioli per ottenerne di nuove).

Quindi cosa fa la Marvel per “migliorare” [enhance in inglese] i suoi fumetti? Toglie il diritto di dare, vendere o prestare i vostri comics. Sai che miglioramento. Un modo di prendere la gioiosa, meravigliosa esperienza di condivisione e connessione tipica della lettura di fumetti e trasformarla in una passiva, solitaria impresa che isola, invece che unire. Bell’affare, Misney.

La valutazione che ne trae Doctorow è discutibile ma molto seria: se il fumetto è sempre stato un oggetto facilmente scambiabile, il doppio lockup (sistema della Marvel App, ma anche sistema di iTunes) è un duro colpo. Perché invece che aiutare la circolazione sociale dei comics, la frena. Un’osservazione che tocca iPad e iPhone insieme, e che rimanda alle scottanti questioni sul “sistema chiuso” che – secondo i critici – Apple starebbe ormai promuovendo, attraverso un modello di sfruttamento dei contenuti volutamente limitativo degli usi (vedi anche Kindle).

La strategia (sbagliata) che per Doctorow spiegerebbe questo duro colpo è la scelta di Apple di appoggiarsi agli incumbent di mercato: “i big sono pessimi rivoluzionari”, dice giustamente Cory:

Relying on incumbents to produce your revolutions is not a good strategy. They’re apt to take all the stuff that makes their products great and try to use technology to charge you extra for it, or prohibit it altogether.

Marvel digitale guarda a iPad da qui. Cerca e costruisce un mercato dalla posizione di incumbent, limitando (assai) l’apertura del modello. E aderisce – anche solo implicitamente – all’idea che la digitalizzazione del fumetto possa essere un’occasione per governare meglio la sua circolazione, potendo trarne un misurabile vantaggio (economico, of course).

Pare poco? Eppure questo genere di dibattito non si è mai sviluppato prima, nel mondo dei comics. Il dibattito su webcomics o mobile comics è stato fino ad ora – lasciatemelo dire – una simpatica chiacchierata accademica tra autori ‘curiosi’, lettori technofili, responsabili commerciali in affannosa ricerca di supporto ai fatturati, giovani marketing manager e un pugno di esperti. Il buon McCloud in Reinventing Comics ne aveva certamente intuito la portata, ma supportandola con stramberie frutto di un contesto immaturo – e con una certa dose di ottimistico determinismo. Perché solo ora iPad sta chiarendo – in modo più consono rispetto ad iPhone – che la digitalizzazione può davvero trasformare il fumetto. In che senso? Cambiando non tanto (pure, ma non è questo il punto) gli oggetti, quanto il loro statuto culturale.

Ecco la questione che iPad/MarvelApp pone al fumetto: qual è il “posto” dei comics oggi, nel contesto di una digitalizzazione dei supporti e dei canali? Chi potrà leggerli? E come (su e-reader, paiono dire Kindle/iPad ecc.)? E dove (e qui le note dolenti sull’ “apertura” dei canali)? Detto sociologicamente: siamo alle soglie di una “ritirata sociale” del fumetto, sotto la spinta di un digital divide cavalcato (irresponsabilmente dice Doctorow) dagli incumbent? Dovremo aspettare una “nuova Marvel” (o una Image… o un movimento “digital underground” antagonista?) per sparigliare le carte rispetto alle rendite di posizione dei modelli chiusi allo sharing?

Mi pare un po’ presto per rispondere. La risposta di iPad/Marvel, però, potrebbe essere tutt’altro che un “traguardo”. Più probabilmente è solo il timido debutto di un processo nuovo, che investirà il fumetto in modo molto più articolato e profondo nei prossimi anni.

Insomma: iPad e Kindle sono qui da poco. La partita del fumetto digitale è appena cominciata.

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