Lucca Comics&Games vista da Wikipedia

Lucca Comics&Games si avvicina, e come sempre son giornate complicate. Ci si ricarica nutrendosi delle energie creative in movimento, tra operatori e autori, rivolte ormai verso la bella cittadina toscana. Magari navigando in rete.

E poi uno capita su Wikipedia. Che forse è un sito web che la Lucca fumettistica non conosce. O frequenta poco. Alla voce Manifestazioni della pagina dedicata a Lucca, si legge leggeva [UPDATE: pregasi ringraziare un generoso amministratore di Wikipedia], infatti:

Ogni anno tra fine ottobre e i primi di novembre si svolgono i Lucca comics, considerata la più importante fiera del fumetto italiana.

L’Italia dei dialetti (viva “i comics”), l’Italia dell’itagliano e dell’ammmericano (comics = singolare femminile), l’Italia dei fumetti (Wikipedia, uno dei 10 siti più consultati del pianeta, parla di eventi a Lucca. Ma in quella città – capoluogo di provincia – non c’è forse chi si occupa sia di promozione territoriale, comunicazione online, marketing urbano, sia di fumetti? Fate voi, o si attendono orde di volontari dalla Valle d’Aosta?).

Cari tutti, si avvicina Lucca Comics&Games. Siate comprensivi verso i lucchesi.

Annunci

Grénoble conference (2): Glénat tour(ism)

Una delle operazioni di marketing più originali nel mondo dell’editoria di fumetto europea è, senza dubbio, quella realizzata in questi mesi da Jacques Glénat a Grénoble, con la ristrutturazione del locale Convento di Santa Cecilia.

A margine del convegno di cui vi ho raccontato, i relatori partecipanti sono stati invitati a fare una visita al convento (della serie: cosa non si fa per riempire il social program dei convegnisti). Una buona occasione per esplorare da vicino quella che è diventata la nuova sede – ebbene sì – della casa editrice Glénat.

L’operazione è interessante perché mescola strategie e funzioni differenti, che vanno dal classico mecenatismo locale al marketing istituzionale d’impresa, arrivando a coinvolgere anche i processi organizzativi del principale gruppo editoriale ‘indipendente’ – nel senso di non appartenente ad alcun conglomerato mediale – del fumetto francese.

Qualche cenno storico, prima di passare alle immagini e agli aspetti di interesse più fumettologico. Il convento di Santa Cecilia , la cui fondazione risale al 1624, e che era stato smantellato con la Rivoluzione francese, è stato nel tempo trasformato in sede di un Concistoro israelita, un cinema, un locale notturno. Glénat lo acquista nel 2004, con l’obiettivo di riportarlo a condizioni il più possibile prossime a quelle originarie. Il progetto di ristrutturazione è stato assegnato a due architetti già molto attivi a Grénoble, Jacques Scrittori e Patrick Haran. I primi dipendenti a trasferirsi in questa sede sono arrivati nel maggio 2008. Il sito è stato aperto per la prima volta al pubblico per le “Journées du Patrimoine” nel settembre 2009. I lavori si sono conclusi solo di recente, nel dicembre 2009.

Una parte del convento ospita le redazioni di alcuni marchi partecipati o controllati da Glénat. Un’altra parte ospita invece appartamenti, affittati ad alcuni autori o disponibili per eventuali ospiti dell’editore o della città. Un’altra è dedicata a un ristorante e café, gestito da un partner locale. Il giardino interno ospita piante e fiori, riportato all’uso monacale di piccolo orto botanico, e in esso sono inserite alcune sculture di Francis Masse, eccellente autore noto soprattutto per i lavori pubblicati negli anni 80 su riviste come L’Echo des Savanes o Métal Hurlant.

La navata centrale della cappella rappresenta il pezzo forte, in termini di identità e “immagine” del progetto. Questa sezione ospita infatti una biblioteca, dalla capienza di 30.000 volumi, che rappresenta l’archivio – pubblico e consultabile – dell’editore, costituito da una copia di ciascun volume prodotto nell’arco dei suoi 40 anni di attività:

La decorazione delle vetrate della cappella è firmata da Joost Swarte, disegnatore (e architetto) decano della Ligne Claire, che ha realizzato una reinterpretazione del rosone e di altre finestre basata sul tema della progettazione del libro, in varie tappe: la nascita, l’apprendimento (il libro “va a scuola”), il design (il libro “va dal parrucchiere”), la diffusione (il libro nelle mani di una famiglia), il processo di produzione in serie (la moltoplicazione), l’insediamento “a casa” (il libro entra in biblioteca):

(c) Joost Swarte - Ed.Glénat

Joost-Swarte (Photo D. Pasamonik - L’Agence BD)

Da un lato non si può non riconoscere in questa operazione un sentimento, da parte di Jacques Glénat, che i francesi chiamerebbero certamente di grandeur: la ristutturazione è stato un mezzo con cui l’editore ha inteso celebrare se stesso, oltre che i 40 anni di attività della propria maison. Ma è anche vero che l’operazione è oggettivamente riuscita, e riesce a tenere insieme il mecenatismo con l’efficacia imprenditoriale, le motivazioni di business con quelle di ordine culturale.

Un intervento di riqualificazione urbana (un dono alla città di origine di Glénat) che è anche un progetto di riorganizzazione aziendale (accorpamento di redazioni disperse su più sedi); un’azione di servizio alle politiche culturali sul fumetto (un archivio pubblico, una galleria d’arte, un’ “invenzione architettonica” che integra forme e simboli dell’illustrazione e della bédé) e insieme un intervento pubblico-privato la cui utilità va ben oltre un interesse esclusivamente fumettistico.

Certo, la guida che ci ha accompagnati a visitare l’edificio e i suoi pezzi pregiati (inclusa la collezione d’arte di mr. Glénat) avrebbe potuto evitare di ripetere, ogni 2 minuti, il mantra “la volonté de monsieur Glénat a été de…”. Ma in fondo, quando si ha a che fare con il settore pubblico o para-pubblico (e questo progetto lo è) francese, lo stile è questo. La France est la France, mesdames et messieurs.

Anime tour-ism: il marketing urbano secondo Tokyo

Welcome to Tokyo! Il Governo Metropolitano di Tokyo – in effetti “Comune” non renderebbe l’idea – ha presentato pochi giorni fa un nuovo sito web dedicato alla promozione turistica della città. Oggetto di questa iniziativa di marketing urbano è l’animazione: dopo ormai 3 decenni di esportazioni, le istituzioni locali dimostrano di capire che gli anime non sono un generico “simbolo” dell’industria dei contenuti giapponese, ma un elemento di identità culturale in grado di attrarre turismo.

Per questo il governo della capitale ha prodotto Honey Tokyo, un cortometraggio che racconta la città attraverso l’incontro/scontro di un ragazzo con un’aliena e il suo “robottino” kawaii. E lo ha affidato non a un produttore a caso, bensì a quello Studio 4°C (realizzatori, fra gli altri, di Animatrix e di Tekkon Kinkreet del bravissimo Koji Morimoto) che rappresenta l’avanguardia dell’animazione giapponese anni 2000, un po’ come Studio Gainax era stato per gli anni ’90. L’anime è disponibile sul sito stesso, gratuitamente e con sottotitoli, in giapponese, inglese, cinese (semplificato e tradizionale), coreano, tedesco, italiano, spagnolo e francese. Ovvero: tutti i principali mercati di esportazione per manga e anime. Il sito ospita inoltre una mappa interattiva e dei quiz per individuare le attrazioni turistiche dei diversi quartieri.

Il progetto è stato finanziato dal governo nazionale (non solo Tokyo, quindi), tramite un budget di circa 50 milioni di yen (intorno ai 550.000 dollari US). Una chiara dimostrazione della visione secondo cui anime e manga sono risorse strategiche per il Paese, su cui investire in modo coordinato tra realtà locali e governo centrale, e coinvolgendo le più innovative risorse creative.

In un progetto parallelo, la sala cinema Warner Mycal Cinema Hanyu nella prefettura di Saitama proietterà nei prossimi giorni il cortometraggio live-action Washimiya Monogatari ~ Shōkōkai no Chosen, dal 10 al 16 aprile. Il Santuario di Washimiya e la zona circostante sono diventati negli ultimi anni celebri attrazioni per anime-fan, dopo essere stati citati nel manga e anime Lucky Star. Vale la pena citare la trama: uno studente universitario sta producendo un film promozionale per la città, in cui racconta il proprio romanzo di formazione individuale… Nel corto appaiono sia gli abitanti del quartiere che diversi anime-fans.

Insomma, un cortocircuito produzione-consumo che rappresenta davvero qualcosa di speciale, nella storia dell’animazione. E che potrebbe valere la pena non dimenticare. Quantomeno come auspicio: che possa diventare il benchmark di una politica culturale possibile.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: