Alcune immagini (disegnate) di Dio che mi son piaciute

Uno degli oggetti editoriali più bizzarri di questa primavera si chiama A4GOD, per 4 ragioni:

  • non è un libro, ma una raccolta di immagini – un genere editoriale che pare sempre più raro, visto l’ormai consolidato spostamento sul web di quelli che una volta erano i portfoli e i concept-book visivi.
  • affianca e mescola artisti di estrazione – tecnica, stilistica, professionale – profondamente diversa, dall’illustrazione alla fotografia al fumetto.
  • è una sorta di mappatura, o meglio un ritratto eccentrico dell’illustrazione italiana contemporanea, attenta soprattutto ai talenti emersi negli anni 2000, in primis quelli impegnati tra disegno e altre discipline.
  • è una interessante sfida creativa, perché offre una rara occasione di osservare – e comparare – le diverse sensibilità di 105 autori, messe all’opera a partire dallo stesso soggetto. Che in questo caso, peraltro, è un soggetto iconologico complesso: Dio, icona immaginaria – irrappresentabile – per eccellenza.

Si tratta di un progetto di Studio Pomo – Marco e Alessandro – che hanno provato così a fare il punto del proprio percorso di grafici interessati all’illustrazione. Un percorso che ho seguito spesso da vicino, lavorando insieme (anche per questo blog: l’immagine nell’header è una loro elaborazione).

Il risultato è un contenitore discontinuo, magmatico, contraddittorio – e proprio per questo, credo, ricco di immagini interessanti. Permettetemi allora di consigliarvelo così, con qualche disegno tra quelli che mi sono piaciuti di più:

Andrea Bruno

Marco Corona

Adriano Carnevali

Francesco Cattani

Elzevira

Manuele Fior

Fupete

Marco Klefisch

Giacomo Nanni

Davide Toffolo

 

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Il verme della Apple

Nei giorni scorsi Marco Corona ha scritto e disegnato un brevissimo coccodrillo dedicato a Steve Jobs. E sarà che di questi giorni con l’influenza ci si accontenta di poco, ma l’idea di un Jobs-bacherozzo, beh, mi è parsa – come dire – molto à la Corona:

via Canguro pugilatore

Quel problemuccio di Sara Tommasi: l’editoriale di Corona (Marco)

via Marco Corona

[Angouleme 2010] La mostra 100 x 100

Ultimo (lungo) post di una (lunga) serie dedicata alla 37a edizione del festival di Angouleme. Last, but not least, qualche parola sulla mostra Cent pour Cent.

Una mostra collettiva piuttosto ambiziosa, che ha caratterizzato la proposta culturale del festival di quest’anno, al pari della (eccellente) personale dedicata a Blutch, Presidente del Jury 2010. L’idea: 100 tavole realizzate da 100 protagonisti del fumetto contemporaneo, chiamati a reinterpretare 100 opere custodite nella collezione permanente del Museo.

La mostra è stata pensata come una sorta di ‘manifesto’ del Museo del Fumetto di Angouleme, a sostegno delle iniziative per il recente lancio della sua nuova sede, fra cui una serata di pre-inaugurazione del festival che si è distinta per la proposta di uno spettacolo di danza contemporanea ispirato al fumetto.

La lista completa degli autori – una specie di who’s who del graphic novel (e non solo) internazionale, con qualche eccezione – la trovate qui.

Lorenzo Mattotti

Come curatore sono stato invitato dal Museo ad occuparmi della selezione di autori italiani (eccetto Mattotti, chiamato direttamente dal Museo per realizzare l’affiche che avete visto più sopra). Insieme ai curatori Jean-Philippe Martin e Pili Munoz, ho lavorato in un gruppo eterogeneo e cosmopolita costituito da critici provenienti da Spagna, Giappone, Portogallo, Cina, Gran Bretagna, Croazia, Corea. Il lavoro e lo scambio che ne sono nati credo abbia aiutato – nei pregi e nei limiti – quello che a oggi è il più articolato evento curatoriale internazionale mai realizzato nell’ambito dei comics, grazie al ruolo pivot della Cité de la BD. Un progetto interessante non solo per l’opportunità che mi ha dato di presentare al pubblico internazionale un certo gruppo di autori italiani di grande valore. Ma anche perché mi ha permesso di riflettere non tanto sui modelli (evidenti o impliciti, consapevoli o meno) quanto sulle logiche di ‘riscrittura’. Perché reinterpretare è anche autodefinirsi, inserirsi in una rete di riferimenti è anche svelarsi, e ‘omaggiare’ un modello è, in fondo, un modo potente per riflettere sulla propria pratica artistica.

Semplifico un tot. Ma credo di avere osservato quattro strategie differenti incrociarsi tra queste tavole. Una più filologica, in cui il modello è trattato secondo una logica di intervento ‘riproduttivo’: il ‘senso’ di quella tavola è tutto “lì”, quasi autoevidente, definitivo, cui l’autore offre se stesso come una sorta di cosciente reincarnazione (il caso di Ghermandi).

Francesca Ghermandi

Una seconda strategia mi è parsa genealogica, e qui il ‘rispetto’ è testimoniato su un piano meno evidente, diciamo più ampiamente “culturale”: il sentimento di appartenenza – pur nella differenza di stili – ad una medesima famiglia di percorsi artistici cui si riconosce una specifica primogenitura, e che passa attraverso dettagli o aspetti apparentemente secondari, illuminati dallo sguardo dell’autore che se ne è appropriato (guardate Bacilieri e Corona). Una terza strategia potremmo chiamarla plastica: il modello si fa risorsa operativa, e il suo senso diventa fornire una specie di cassetta degli attrezzi simbolici per l’espressione dei propri stilemi (Mattotti, Nanni, Barbucci).

Infine una strategia concettuale, in cui il modello è radicalmente trasformato per dare vita ad una riflessione di natura speculativa, sul proprio lavoro o sul linguaggio stesso. (Un esempio? Guardate cosa ha fatto Scott McCloud a partire da Ernie Bushmiller).

Igort e Leila Marzocchi

Mi pare che gli italiani – stando a questo pur discutibile schema – si siano rivelati attenti soprattutto al piano plastico. Non troppo archeologi, di moderata curiosità antropologica, ma molto attenti alla dimensione formale (pur senza premere per una speculazione formalista). Molto italiani, direi.

Davide Toffolo

E ora al sodo: le tavole. Qui trovate quelle dei soli artisti selezionati. Sul prossimo Animals, un ampio reportage – inclusi i “modelli”.

Non esistesse google, avremmo anche potuto giocare a “indovina il modello di partenza”. C’è comunque qualche caso non facilissimo… Ok, primo (e ultimo) blogquiz: chi indovina autore e opera (per le strips basta il titolo: non sono così perfido) del ‘modello’ di ciascuna di queste tavole vince… Intanto iniziate. Poi vediamo. Rien ne va plus.

Giorgio Cavazzano

Gabriella Giandelli

Alessandro Barbucci

Marco Corona

Giacomo Nanni

Sergio Toppi

Paolo Bacilieri

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