[Angouleme 2011] Manuele Fior + Frederic Mitterand

Manuele Fior stringe il Fauve d’Oro, appena consegnatogli dalle mani del Ministro della Cultura francese, Frédéric Mitterand:

[Angouleme 2011] Viva Italia: Fior (e Micheluzzi) vincitori!

La cerimonia dei premi di quest’anno è stata profondamente diversa dai toni teatrali e sarcastici che avevano caratterizzato l’edizione del 2010, grazie allo spettacolo voluto da Blutch con il gruppo di Les Requins Marteaux.

La cronaca di quanto avvenuto durante la cerimonia di premiazione 2011 al teatro di angouleme? Eccola qua, come si suol dire, momento per momento.

–> A luci ancora accese in sala, sullo schermo scorrono contributi video da vari luoghi del festival, soprattutto per descrivere mostre, eventi e la varia umanità festivaliera. Atmosfera dai toni rilassati: si prospetta una cerimonia in stile più di servizio, che spettacolare. E un po’ me ne dispiaccio.

–> Si inizia. Luci spente. E compare sul palco una band rock’n’roll, protagonista anche del concerto di disegno di ieri sera: si parte subito in stile Baru. Chicca: la presentatrice entra in scena su una Vespa supervintage

–> Mmmmh, la presentatrice (nota conduttrice radiofonica) è decisamente la scelta meno interessante degli ultimi anni. La affianca, peraltro, una specie di co-presentatore con ruolo da “spalla comica”, alquanto inutile se non in funzione puramente ritmica. Uff.

–> E siamo subito ai primi premi. Miglior fumetto alternativo: L’Arbitraire n.9. Una rivista libro collettiva molto interessante. Anche se la rivista cinese vincitrice l’anno scorso – presenti sul palco i suoi editors di Nanchino, a passare il testimone – sembra avere convinto i bédéphiles anche quest’anno.

–> Premio Patrimoine: Attilio Micheluzzi, Bab El Mandeb, edizioni Mosquito. L’avevo twittato ieri: i miei follower mi dovranno una cena (virtuale). Ah: poi vi dico chi è passato oggi a sfogliare i fumetti italiani allo stand Mosquito…

–> È il momento dei ‘coccodrilli’, in cui sullo schermo compaiono i volti di autori e personalità del fumetto che ci hanno lasciato quest’anno: Satoshi Kon, Victor De la Fuente, Antonio Parras, Patrick Cauvin, Marco Henniquioau, e il giornalista di Le Monde Yves-Marie Labé.

–> per consegnare il premio Revelation sale sul palco il grande maestro Fred – autore del geniale Philémon – visibilmente malato, e la sala finalmente esplode in un bellissimo applauso, e siamo quasi tutti in piedi. Vincitori a pari merito: Elodie Durand con La parenthèse, e Ulli Lust con Trop n’est pas assez, splendido on the road ambientato in Italia. Dolenti note: il libro è stato richiesto oltre un anno fa, e poi rifiutato, da ben due editori italiani. Speriamo che cambino idea. A febbraio potrete leggere un chiacchierata con Ulli su questo blog

–> Prix de L’Audace: Brecht Evens, per Les Noceurs. Un libro che vedremo presto in Italia (comma22, a quanto mi risulta), insieme all’autore, che sarà a Bologna per Bilbolbul

–> Non sono un cultore di rock’n’roll, e quando Baru mi ha spiegato tutta la selezione di brani per il suo spettacolo… non ne ho riconosciuto mezzo. Quindi sugli stacchetti musicali mi taccio.

–> momento cazzeggio: in video scorrono frasi improbabili montate su volti noti. Sono leader politici, con frammenti tratti da discorsi ufficiali. E allora ecco che vediamo parlare la Regina Elisabetta, che dice di amare molto il lavoro di Baru, Papa Ratzinger che afferma che il Fumetto è un miracolo, la Palin si lamenta dei fumetti con troppo sesso, Obama che si preoccupa per la sua immagine in quei fumetti troppo di sinistra, e poi la Merkel con Strauss-Kahnn, mister Putin, e poi…Berlusconi? No. Non conta nulla all’estero. Nemmeno qui.

–> Scorrono le 31 copertine immaginate da Baru e vari disegnatori, per la mostra-concept “Rock antidiluviano”

–> il premio Regards sur le monde lo consegna il bravissimo cinese Chihoi, e il vincitore è Joe Sacco, con Gaza 1956. Chihoi mi è anche molto, molto simpatico, e confesso che la “sua” mostra hongkongese è in fondo quella che mi ha più convinto.

–> La categoria più improbabile è arrivata: premio Intergenerazioni. Giuro, si chiama così. La parola è stata scelta come tattica – una evidente foglia di fico retorica – per includere un po’ più di prodotti mainstream, visto che il premio alla Migliore Serie suonava come un contentino… Vincitore: Pluto, di Naoki Urasawa.

–> il premio alla Migliore Serie lo consegna nientepopodimenoche Jean Van Hamme, che fa il piacione con la presentatrice… Voilà: vince Il etait une fois en France, di Fabien Nury e Sylvain Allée. Grandi applausi in sala.

–> Sale Jean Solé, e consegna il premio Speciale della Giuria ad Asterios Polyp di David Mazzucchelli, ritirato dalla silenziosa Nadia Gibert di Casterman. E qui si spiazza il totopremi: ma se Mazzucchelli ha vinto questo…chi mai avrà vinto come libro dell’anno?

–> Prix du public, degli sponsor Fnac/SNCF. Passerella doverosa per i responsabili comunicazione dei partner economici. Vince: Le bleu est une couleur chaude, la cui autrice si prende una bella dose di applausi davvero sentiti. Brava.

–> Intermezzo video. Scorrono frammenti dai vari spettacoli, gli eventi e gli incontri con alcuni autori (Moebius, Ikeda, Baru). Il top: bimbi che giocano a baseball in scenografie ispirate ai Peanuts. Mentre un grande Snoopy si aggira per le strade, fino a incontrare…l’ambasciatore USA in Francia, accompagnato dalla vedova Schulz.

–> torna in scena, dopo il debutto dell’anno scorso, il Ministro della Cultura Frederic Mitterand. Che dice di sapere che al momento il mercato ha subito una lieve battuta d’arresto, ma che sul piano della creatività c’è ancora una grande energia, fatto che lo rende felice come ministro. E poi la chicca: “sono rimasto in particolare colpito dalla qualità degli artisti italiani, che ho visto molto presenti”. Umiliazione e gratificazione insieme, per noi, dai vicini francesi. Roba da pazzi.

–> Momento storico: premio al Migliore Fumetto all’italiano Manuele Fior, per Cinquemila kilometri al secondo. Che stringe la mano al Ministro della Cultura francese. Il sottoscritto esulta platealmente – seduto al centro della platea – un grande BRAVO !!!

–> Sale finalmente sul palco il Presidente Baru. E annuncia il suo successore, Grand Prix 2011. Sarà Art Spiegelman. Il suo storico editor francese sale allora sul palco: Benoit Peeters dice che Spiegelman non è solo un autore immenso, ma anche uno dei pochi che hanno cambiato il volto del fumetto. Coup de theatre: cellulare in mano (credo a Thierry Bellefroid) squilla il telefono in Connecticut …risponde Spiegelman: “pronto”? Supermega applauso – immaginate il boato. Pasticci tecnici però, e Art dice che non sente nulla. Si riprova. Suspense, imbarazzo e… finalmente ci siamo. Art dice che è un onore essere premiati dalla capitale mondiale del fumetto. Che ha sempre amato, letto ed editato fumetto francese, e che per lui, povero disegnatore di modeste capacita, è come per Obama avere vinto il Nobel per la Pace.

–> finale: tutti i premiati sul palco. Manuele bacia Baru. Ora si va a festeggiare!

Viva Italia, dunque? Sìsì: VIVA!

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Les autres gens by Manuele Fior

In questo blog abbiamo parlato più volte (qui, qui e qui) di un recente esperimento di fumetto online a pagamento, creato e venduto direttamente da autori, Les autres gens. Un progetto seriale e collettivo nato in Francia, e che rappresenta una punta avanzata in Europa di quel fenomeno di disintermediazione tra editori e autori che sta ormai attraversando il fumetto digitale un po’ in tutto il mondo.

Destino vuole che, circa nei giorni in cui parlavo del suo lavoro per la nuova guida ZeroSagre, Manuele Fior abbia pubblicato – primo (e solo) autore italiano coinvolto – un episodio della serie, ormai giunta a quota 55. Un riassunto delle puntate precedenti, in puro stile soap operas, è qui (boxino a destra). L’episodio disegnato da Manuele si intitola “Putain de merde”, e qualche immagine la potete vedere qui:

Per proseguire la lettura (ma vi ricordo che tocca pagar) andate qui.

Commento stupidino: il verde veste proprio bene. Il blog, intendo.

Zero spin-off: ZeroSagre

La nuova stagione è in arrivo – anche se il meteo pare dire “con molta calma” – e uno dei progetti editoriali meno ‘fumettisticamente canonici’ cui mi sono dedicato negli ultimi anni, fa un passo in avanti. Nasce il primo spin-off della collana di guide urbane illustrate ZeroGuide, per la prima volta dedicato non a una città ma a un contenuto a dir poco specifico, e a dir poco italiano :

Nasce ZeroSagre, la guida annuale che raccoglie le più importanti sagre italiane: 250 appuntamenti accuratamente selezionati e recensiti, suddivisi per ordine alfabetico e per regione in 4 macro aree: Nord/ovest, Nord/est, Centro e Mezzogiorno.

Il comunicato completo è qui.

Solo qualche altra parola, giusto per dirvi che il disegnatore di questa nuova pubblicazione è Manuele Fior. Dopo avere pubblicato un paio di graphic novel interessanti come Les gens le dimanche (2004) e Icarus (2006), Fior è cresciuto artisticamente, arrivando a dimostrare, con i due recenti Mademoiselle Else (2009) e Cinq Mille Kilomètres par seconde (2010), di essere uno degli autori italiani più in forma del momento.

Vorrei parlare di più del percorso autoriale di Manuele, e del suo impegno a condurre con costanza la propria ricerca di idee e di stile. Ma non lo farò certo qui. Sono contento, però, di avere incontrato la sua serena e caparbia lucidità artistica. Una tempra da narratore e illustratore autentico, rara e preziosa.

Come sempre, ZeroSagre è reperibile in distribuzione gratuita all’interno del circuito free press di Zero, e in alcuni luoghi selezionati dal partner di questo progetto, ovvero l’antico e ‘nobile’ marchio italiano Cynar.

Qui di seguito, qualche immagine (non il fumetto: per quello, vi toccherà aspettare di avere il volume in mano) tratta dalla Guida, e altre direttamente sul sito di Manuele:

Nel frattempo, sono ufficialmente iniziati i preparativi per la collezione ZeroGuide 2011. Anno nuovo, città nuova: alla collana che già comprende Milano, Roma, Torino e Napoli, si aggiungerà Bologna.

Se passate da Bologna tra il 15 e il 17 Maggio, in occasione del Music Italy Show potrete trovare una sorta di ‘estratto’ di quella che sarà la ZeroGuida Bologna 2011. L’autore? Il più giovane del gruppo. Nome in codice: Lapisniger. Un assaggio è qui:

Fumetti italiani (visti dalla Francia)

Si parla di fumetto italiano più del solito, in queste settimane, nel mondo dell’informazione e della critica francese. Vediamo a proposito di cosa, e come.

La più recente recensione riguarda il volume Tranches napolitaines, antologia realizzati da 4 autori (Alfred, Mathieu Sapin, Anne Simon, Bastien Vivès), che presenta racconti brevi realizzati nell’ambito di un progetto di residenza d’artista. Un’iniziativa organizzata nel 2009 da Napoli Comicon, e finalizzata al progetto editoriale prodotto da Dargaud (in Italia, tradotto da Tunué). La recensione del magazine BoDoi non è un granché positiva. Il problema che solleva – più o meno implicitamente – questo caso, sta nella recente moltiplicazione di queste residenza d’artista. Fra le tante, ricordo quelle che hanno generato i volumi Japon, Korée e Chine, tutti pubblicati da Casterman. Sebbene siano occasioni preziose, volte a stimolare la creazione di ‘esplorazioni narrative’, indagini del territorio spesso in contesti culturali ‘distanti’ dall’esperienza degli autori, sembra ormai di vedere un meccanismo standardizzato. Come è già stato notato da molti lettori e dalla critica, queste residenze sono periodi molto brevi, insufficienti a garantire una progettualità intensiva e dedicata. Una condizione che, invece di guardare a un orizzonte quasi “etnografico”, fa somigliare i progetti ad una mera committenza commerciale – solo a tema “geo-culturale”. Il rischio è di produrre effetti indesiderati: il pittoresco invece dell’indagine, una visione turistica piuttosto che una autentica scoperta. Insomma, un rischio di stereotipizzazione che, anche quando non arriva all’esotismo, pare ormai dietro l’angolo.

Due volumi di autori italiani hanno riscosso, invece, un ampio successo critico. Si tratta dei lavori di Manuele Fior, con Cinq mille kilomètres par seconde, e Alessandro Tota, con Terre d’accueil. Entrambi i libri, publicati da Atrabile e da Sarbacane, saranno presentati in edizione italiana da Coconino Press proprio nei prossimi mesi (anteprima, per Tota, durante il salone napoletano Comicon). Di Tota è stato apprezzato il tono “finto naif” con cui ha affrontato il tema dell’immigrazione e del destino degli stranieri in Francia, “terra d’accoglienza” contraddittoria e paradossale. Intorno al lavoro di Fior, poi, si sono spesi aggettivi pesanti, come disegno sublime e acquarellista prodigioso.

Il successo di Manuele sembra quindi determinato dalla suadente bellezza visiva, sia nel segno – una linea vitale e sinuosa – che nel colore, con cui dà prova di grande sensibilità espressiva, tenendosi lontano da derive decorative o estetizzanti. In questi due casi mi pare interessante sottolineare i segni dell’autentico apprezzamento critico (testimoniato per es. da BoDoi). I giornalisti non si sentono in dovere di fare comparazioni, ricostruire filiazioni o abbozzare genalogie. Fior e Tota non sono visti come epifenomeni di una qualche “tendenza italiana”, né come “figli di un dio minore” (il rischio del paragone con Mattotti, in particolare per Fior, è evitato), ma come autori di opere interessanti di per sè. Un apprezzamento guadagnato sul campo. Una buona ipoteca sul loro percorso futuro.

Poi c’è il porno. Già: Actuabd recensisce con entusiasmo una riedizione dei lavori di Leone Frollo, parlando di “favoloso lavoro grafico”. Lo dico schiettamente: ritengo Frollo sopravvalutato. A suo tempo, nel suo (per certi versi ingrato) mestiere fu certamente un autore realistico in grado di distinguersi per una certa grazia, che risaltava però soprattutto grazie al fatto di collocarsi in un contesto artisticamente dozzinale. Le ambientazioni retro’ e decadenti, che ne hanno fatto un autore di porno in costume, e le numerose protagoniste lesbo-soft, hanno costituito un marchio di fabbrica se volete piacevole (il maschilismo ha i suoi criteri di gusto…). Ma il suo lavoro resta interessante solo se osservato in un’ottica socioculturale, come percorso dotato di tratti relativamente personali ed eccentrici. Nulla a che vedere con certi atteggiamenti di valutazione artistica – che portano ad attribuirgli uno stile “favoloso” o “raffinato” – che, a miei occhi, restano ingenui tentativi di rilegittimazione culturale, messi in atto da una sacca della fumettofilìa composta da appassionati allevati a una fan culture residuale e sorpassata, e/o da chi intende sfruttarla commercialmente stuzzicandone gli istinti…di consumo (e la iper-consapevole collana Erotix, curata da Vincent Bernière, lo sa benissimo).

Infine, Jean-Pierre Dionnet – uno dei padri fondatori della mitica rivista Métal Hurlant – scrive un inatteso endorsment per la serie bonelliana Magico Vento, recentemente tradotta in francese da Mosquito con il titolo di Esprit du Vent. Dionnet, spesso attento alla produzione italiana, inquadra Magico Vento nel contesto delle differenze strutturali tra fumetto italiano e francese, arrivando a paragonare il fumetto Bonelli alle serie televisive contemporanee, di cui sarebbero il solo equivalente fumettistico in Europa. Un altro punto qualificante, per Dionnet, è la bontà del disegno di Frisenda: stile industriale da “prodotto di massa”, ma di elevata qualità media.

Non si può certo contestare che la serialità Bonelli, mensile e consistente (100 pagine-mese), non sia un modello unico, in grado di tenere botta in circuiti del consumo massivo come le edicole. Così come si deve riconoscere che Frisenda è un professionista affidabile e un “milazziano” di ottima qualità. Tuttavia il paragone con le serie tv contemporanee pare fuori luogo: strano che Dionnet non riconosca come le strutture narrative delle serie francesi popolari, spesso, sono molto più vicine alla scrittura multistrand tipica delle serie tv, a differenza dei più tradizionali plot di matrice feuilletonistica italiani. Ancora più capziosa, poi, pare la contrapposizione tra prodotto popolare italiano e i cartonati a colori francesi, cui Dionnet dedica molte più parole che non all’analisi in sè del prodotto di Manfredi.

Dionnet dice infatti di “invidiarci” i Bonelli, così come certi italiani gli dicevano di invidiare quei cartonati. Questi cartonati non sono infatti che la ‘forma’ del fumetto popolare francese, e non certo un “consumo di lusso” contrapposto a un consumo popolare: sono cose diverse (formato, distribuzione, retail) in mercati diversi. Ma il pubblico (e il posizionamento) non cambiano: sempre popolari sono. La necessità di inquadrare Magico Vento nel contesto di mercato italiano, dunque, viene da un atteggiamento culturale: Dionnet si pone in una prospettiva evidentemente nostalgica, e riproduce vecchie mitologie che non hanno molto a che fare con la qualità ‘intrinseca’ di Magico Vento, quanto con la sua specifica percezione di un’identità culturale del fumetto italiano. L’Italia, patria del popolare “povero ma bello”. Uno stereotipo che porta fuori strada, perché toglie il terreno del discorso da sotto i piedi: se ci si dimentica che si tratta in entrambe i casi di produzioni popolari, e si guarda – per quella italiana – più alla sua ‘povertà’ che alla sua identità popolare, ogni giudizio critico sarà viziato da questa sorta di “eccezionalità”. Un errore prospettico antico, che lascia poco spazio alla valutazione critica di merito, al netto di un melmoso mélange tra pietà, snobismo e – in fin dei conti – una certa confusione culturale da parte di Mr. “Angelo del Bizzarro”. UPDATE: Dionnet entra nel merito di Magico Vento con un nuovo post, in cui azzarda anche un paragone Bonelli/manga – ne parlavo a Napoli qualche settimana fa: delicato ma sensato – e scrive “non ditelo in giro: è uno dei migliori fumetti attualmente disponibili sul mercato francese”.

Y en a donc pour tout le monde, mon ami, n’est-ce pas?

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