Scarabocchi sui fumetti

In questa settimana impicciata, ho trovato il tempo per leggere solo scarabocchi. Quelli di Maicol&Mirco – in particolare i loro scarabocchi fumettologici:

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Far soldi col fumetto: i Superamici spiegano la (loro) pubblicità

Una delle iniziative editoriali più interessanti del 2010 fumettistico, in Italia, è certamente stata la rivista Pic Nic. Un progetto di free press a fumetti, ideata dal gruppo Superamici, di cui al momento esiste solo il n.1.Ma che si prepara – Lucca Comics è vicina – a proseguire verso l’obiettivo (ottimistico o realistico?) della bimestralità.

Questo progetto è stato al centro di molte discussioni, negli ultimi mesi, per una serie di aspetti indubbiamente originali nel contesto italiano: il formato, la formula editoriale, il modello di business. La novità – che vi presento in anteprima – è che i Superamici hanno ora prodotto un booklet rivolto agli inserzionisti pubblicitari, per presentare in modo creativo la filosofia comunicativa e commerciale della rivista:

All’interno del booklet – materialmente realizzato da Maicol&Mirco – le mascottes della rivista passano in rassegna alcune caratteristiche del prodotto e illustrano le soluzioni offerte agli inserzionisti. Nella sezione “Perché investire su Pic Nic” si offre qualche elemento sul target e la distribuzione; nella sezione “La pubblicità su Pic Nic” si presentano invece gli strumenti di adv, dalla classica pubblicità tabellare ai supplementi, dal product placement alle personalizzazioni tipografiche, con cui i Superamici spiegano la flessibilità del prodotto:

Insomma, questo è quanto. Non sono in grado di mettere le mani sul fuoco, ma che questo booklet sia realizzato a fumetti, beh, credo sia un caso più unico che raro. Un piccolo primato, dunque.

Ma andiamo al sodo.

Dal mio punto di vista, considero Pic Nic una sorta di “fratellino minore”. Perché si fonda sullo stesso principio su cui si regge il progetto che curo con Edizioni Zero – la collana di guide urbane ZeroGuide – e che ormai (mancano 2 mesi) ha raggiunto un buon traguardo quinquennale: 15 autori coinvolti e retribuiti grazie a un modello di business vecchio come il commercio: la pubblicità.

Naturalmente si può – e si deve – discutere della qualità dei contenuti, del design, della formula editorialedi di Pic Nic. Dei limiti, oltre che delle opportunità, che offre un simile approccio. Per dirne una, ho qualche dubbio sul successo del product placement fumettistico, in un contenitore editoriale del genere. Ma penso che da questi esempi si possano trarre alcuni insegnamenti preziosi:

– gli autori che tanto hanno discusso questa estate, nella blogosfera, intorno al tema “sostenibilità economica” (e posizione degli autori) dell’editoria del fumetto, credo farebbero bene a confrontarsi con modelli come questo. E non solo per guardarsi intorno. Credo che questi casi dovrebbero essere guardati come stimoli a farsi parte attiva nel promuovere “nuovi” modelli commerciali. In fondo, si tratta di contribuire ad alimentare il “proprio” mercato: in un contesto statico o insoddisfacente, servono idee. E sta anche agli autori offrirne. Sia come difesa (per non subire passivamente tutti i chiari di luna del mercato o dei produttori) che come slancio in avanti: sforzatevi anche di offrire a voi e ai vostri partners (editori, curatori, agenti…) idee fresche e nuove prospettive.

– il fumetto italiano è ancora nella condizione, su molti fronti, di potere e dovere “riscoprire l’acqua calda”. Qui si tratta della pubblicità: un modello di revenue (perdonate l’inglesaccio) tra i più ovvi, sebbene tra i meno frequentati. Un modello che è stato assurdamente lasciato fuori dalla finestra, per anni, in virtù di scelte a volte azzeccate, altre legittime, e altre purtroppo semplicemente miopi. Se penso ad altri versanti, come la distribuzione o il diritto d’autore o i processi produttivi, ho la ragionevole sensazione – mi sbaglierò – che ci siano margini per riflettere su altre ‘banalità’ troppo spesso date per scontate. Ne dico solo una: non dimenticate che la crisi del direct market, negli USA come in Italia, è strettamente legata all’affanno di una distribuzione e un retail fondati su modelli economici (e culturali)  vecchi di 40 anni.

Rinnovo la domanda già posta a suo tempo. Pic Nic ce la farà? Dice il saggio: “non basta chiedere, per ottenere”. E costruire un prodotto dotato di una spendibilità pubblicitaria sufficiente, non è semplice: per vincere (imporre un modello), bisogna convincere (la sua efficacia pubblicitaria deve persuadere l’investitore). Dunque staremo a vedere. Ad oggi, la missione di Pic Nic non è ancora compiuta. E la sfida si fa interessante proprio ora.

Ma sinceramente: glielo auguro. In fondo, è proprio nell’Italia anni 2000 che servirebbe, giorno dopo giorno – come-prima-più-di-prima – riscoprire l’acqua calda.

PS vergognosamente promozionale: lunedì 18 entro fine mese, qui, novità sulle ZeroGuide, edizione 2011.

[Salone del Mobile 2010] Arredi disegnati: Guru e Abitare

Tra gli illustratori e autori di fumetti direttamente coinvolti per questa edizione del Salone del Mobile, ci sono Maicol&Mirco.

Il loro lavoro consiste in 13 illustrazioni per il lancio della prima linea di complementi d’arredo realizzata da GURU. Nei disegni del duo di autori, membri del gruppo “Superamici”, sono ritratti i diversi prodotti della linea, tra cui il porta-dvd Sitka che vedete sotto (altre immagini sono qui):

Altro autore: Jim Woodring, creatore dello splendido e psichedelico fumetto Frank, invece, è presente sulle pagine del (pen)ultimo numero di ABITARE, altra rivista storica di architettura e progettazione d’interni, che ha appena festeggiato la sua uscita n.500. I suoi disegni sono presentati dal primo di una serie di articoli – intitolata “Maison BD” – dedicati da Caterina Grimaldi alla rappresentazione della casa nel fumetto contemporaneo. Nel numero di Abitare in uscita in questi giorni, si prosegue: Tiziano Sclavi parla della casa del suo Dylan Dog .

Di Woodring riparleremo anche lunedì, visto che rappresenta una sorta di ‘erede’ di uno degli oggetti più “misteriosi” del graphic design del ‘900, esposto proprio in questi giorni a Milano…

Pic-Nic. Nuovo Popfumetto Italiano

La notizia: nasce una nuova rivista. Si chiama Pic Nic. Il progetto è di un gruppo di giovani autori italiani, noti come “Superamici”. La formula editoriale è (quasi) inedita: una free press a fumetti. I contenuti sono pieni di un’energia contagiosa, una vitalità pop quasi inattesa nella gelatinosa Italia [fumettistica?] degli ultimi tempi. La presentazione al pubblico sarà a Bologna, il 6 marzo, durante il festival Bilbolbul.

Il progetto pare curioso. E promettente. Dunque eccoci: se volete saperne di più, e avete voglia di proseguire la lettura, vi racconto qualche dettaglio [inclusa la prima immagine ‘unofficial’ della rivista, e i disegni dei “cosini”, versione iconica di Ratigher, Lrnz, Tuono Pettinato, Dr.Pira, Maicol&Mirco].

Da oltre un anno il ‘collettivo’ Superamici stava preparando questo nuovo progetto editoriale. Il lavoro che questi 5 autori hanno realizzato negli ultimi 3-4 anni li aveva fatti notare come dinamici, creativi e talvolta eccellenti (e di uno fra loro ho già detto anche qui). Hanno pubblicato autoproduzioni, curato spassose antologie porno (!), creato una rivista collettiva dal nome sciocchino Hobby Comics, ideato una mostra/decostruzione di Bilbolbul per l’omonimo Festival del 2008, e realizzato diverse pubblicazioni personali. Il bello del loro percorso è che il risultato del lavoro di gruppo ha sempre prodotto qualcosa di superiore alla semplice somma dei singoli: la diversità – narrativa, artistica, culturale – si è rivelata una risorsa per definire una cifra editoriale caratteristica e vitale. Un’idea di fumetto come intrattenimento, vissuto e praticato con schiettezza, anche se mediato dalla consapevolezza – un po’ al “secondo grado” – di fare un lavoro che dell’intrattenimento è anche una (divertita) critica.

La rivista Pic Nic nasce da questa esperienza collettiva. Ma prova ad alzare il livello della sfida: portare un’idea di fumetto che mi ostino a chiamare pop – popolare, genuinamente divertita, e attenta agli stili emergenti – a un pubblico ampio e, soprattutto, in qualche misura nuovo.

La pubblicazione si presenta in modo piuttosto ‘alieno’ rispetto all’offerta editoriale tradizionale, a fumetti e non. Si tratta di tre fascicoli “impacchettati” in un’unica confezione/scatola. Il contenitore sarà il vero volto della rivista, la sua cover, illustrata secondo una sensibilità che viene evidentemente più dalla grafica che dall’illustrazione. I tre fascicoli hanno foliazioni differenti (36, 48, 72 pagine) e presentano generi / contenuti diversi: Pic-Nic Ha-Ha (comico), Pic-Nic Bang (azione), Pic-Nic Mumble (art comics e ‘fumetto di realtà’).  Si tratta quindi di un supporto da 156 pagine di fumetti (pochissimi i redazionali).

Gli autori coinvolti? Tra gli italiani: Paolo Bacilieri, Francesca Ghermandi, Giuseppe Palumbo, Alessandro Baronciani, Andrea Bruno, Paolo Parisi, Davide Toffolo, Squaz, Adriano Carnevali. Insisto su quest’ultimo: Carnevali è a mio avviso uno dei più dotati character designer della storia del fumetto italiano, già autore umoristico del Corriere dei piccoli, e (in)dimenticato creatore negli anni 70 dei Ronfi, una sorta di equivalente sottovalutato dei Puffi (chissà quale carriera avrebbero avuto, gestiti da più abili editor e professionisti del licensing). Gli autori stranieri saranno svelati a Bilbolbul. Ne cito uno solo. Anche perché ignoto in Italia: una giovane donna, autrice umoristica, pubblicata da Scholastic e First Second, che si chiama Sara Varon.

La rivista cerca il suo pubblico tra i giovani. Adolescenti. La tiratura programmata è di 20mila copie. Per raggiungerli ha messo a fuoco una strategia distributiva del tutto eccentrica: non tanto fumetterie e librerie, ma circuiti differenti, e anche del tutto non canonici. Per esempio: la rete dei concerti musicali (grazie alla partnership con una nota agenzia di organizzazione di eventi musicali), o un certo numero di negozi di abbigliamento (grazie ad un’altra partnership con un produttore di capi per teenager), e altri accordi che si stanno definendo. Grazie anche al lavoro dell’agenzia romana Xister. Una sfida la cui riuscita è tutt’altro che scontata. Ma che è una bella e sensata scommessa.

Infine il modello di business: free press, pagata quindi dagli inserzionisti pubblicitari. Un modello non proprio “in piena forma”, nel contesto odierno di crisi dei mercati pubblicitari. Ma tuttavia – se si eccettua il caso, meno fumettocentrico, della a-me-ben-nota collana ZeroGuide – un modello ancora sottovalutato in ambito fumettistico, anche (non dimentichiamo) per ragioni storiche di cultura editoriale, ecc. ecc.

Le mie aspettative verso questo progetto – che conosco solo in parte – sono piuttosto elevate. Questo blog lo mette agli atti. Vedremo. Quel che è certo è che il fumetto popolare italiano continua ad avere bisogno, oggi, di forti iniezioni d’energia. Come questa. Pic Nic prova a gettarsi nella mischia, spiazzando con un modello gratuito, una distribuzione alternativa, e un mucchio selvaggio di autori di talento, in grado di rompere anche le uova in qualche paniere (editori : sveglia!).

Tanti auguri, per cominciare.

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