Carosello Reloaded secondo Mafalda

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Il Papa che citava Mafalda

Un Papa argentino, e con una qualche sensibilità – debole o forte che sia – progressista, non poteva non citare in vita sua, almeno una volta, Mafalda, con un esempio tratto da un dialogo con Susanita (dal minuto 4.09):

E se ho ben capito, la striscia dovrebbe essere questa:

Mafalda-Susanita-Pobres1

via afnews – foto presa qui

Corto, Mafalda, Tezuka: la danza continua

Quando un paio di anni fa, ad Angouleme, mi trovai ad assistere agli spettacoli di danza della Compagnie ECO, ispirati ad alcuni fumetti, l’operazione sembrò un caso più unico che raro, riuscito quanto eccentrico. Eppure, seguendo le cronache, osservo ben tre casi analoghi nelle ultime settimane, il terzo dei quali è una produzione spettacolare e – sulla carta – di enorme interesse.

1- uno spettacolo dedicato alla Mafalda di Quino, nuova tappa del progetto BDANSE della stessa Compagnie ECO (in Francia, a Biarritz e Créteil;  e nel 2012 anche ad a Amiens e Parigi)

2- uno spettacolo dedicato a Corto Maltese, andato in scena a Merate (Lecco), creato dalla compagnia Arearea e intitolato “Ballata”. Che scopro essere in realtà la più recente tappa di una coreografia creata nel 2009:

3- ma soprattutto leggo di uno spettacolo dedicato nientepopodimeno che a Tezuka Osamu, il padre del manga moderno. Si tratta di un’opera creata dal coreografo belga Sidi Larbi Cherkaoui, per le musiche di Nitin Sawhney, intitolata semplicemente “Tezuka”, la cui prima è andata in scena al Sadler’s Wells di Londra un mese fa. Questo lavoro (sul Guardian un articolo e una recensione) entra ora in un tour mondiale che lo porterà da Singapore a Tokyo, dalla Germania alla Francia. E sarà in scena per due serate anche all’Auditorium di Roma, il prossimo 6-7 febbraio. La qualità della produzione è evidente dai materiali che potete trovare in rete, ovvero un blog e diversi video.

Qui uno spot belga:

Qui un’intervista al coreografo:

Da parte mia, cercherò sicuramente di vedere questo Tezuka a Roma.

Però intanto sollevo una domanda: vista la crescente quantità e consistenza produttiva degli spettacoli di danza fumettistica, si può parlare di vera e propria tendenza, o di una moda?

D’altro canto, il fenomeno pare trovare qualche sponda proprio nel fumetto, con un libro come Polina di Bastien Vivès (Black Velvet). E per certi versi anche in un progetto – finanziato via Kickstarter un anno fa – come quello di animare la celebre serie di cartoons, protagonista una ballerina, firmata per il Village Voice dal maestro Jules Feiffer ormai quasi 50 anni fa.

Non ho risposte, e anzi posso solo provare a rilanciare con nuove domande:

  • la danza odierna guarda spesso al fumetto, per la sua forza nel rappresentare corpo e movimento: perché non lo ha fatto prima – e intendo non 100 o 50 anni fa, ma negli ultimi due decenni?
  • c’è un ruolo, e quale, dei media digitali (con la loro virtualizzazione spaziale di gesti e corpi in movimento) in questo “ritorno al fumetto” come risorsa per la danza?
  • tutto questo, moda o tendenza che sia, ci potrà aiutare in qualche modo a riscoprire (oltre allo splendido gioiello di Feiffer) e riflettere sul rapporto profondo tra corpo e fumetto?

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate. Intanto, magari, balliamoci sopra.

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