La gran festa di Wally

Il grande festone natalizio disegnato 50 (+1) anni fa da Wally Wood, per le pagine di MAD:

via Belatednerd

Il Pinocchio dimenticato di Kurtzman

Delle tante, tantissime versioni a fumetti del Pinocchio di Collodi, una delle meno note – e chissà perché, meno ristampate – è quella di Harvey Kurtzman.

Il suo Pinocchio retold non è un adattamento completo, ma una rilettura del capitolo 30 del romanzo. Eppure, in queste poche pagine, Kurtzman riuscì a mettere a fuoco un tema tanto centrale in Pinocchio quanto, più generale, nella propria carriera personale: l’anticonformismo.

Come talvolta capita, questo fumetto è stato tolto all’oblìo da un blogger: Mr. Door Tree, che da anni gestisce l’ottimo e generoso (in termini di preziose scansioni dal passato) “Golden Age Comic Book Stories”, che l’ha postata per intero qui.

Pare che il fumetto fosse stato pubblicato nelle pagine del magazine Pageant. Una rivista di attualità ottimamente curata, anche se non troppo celebre (ed ecco forse spiegata anche la lunga ‘invisibilità’ di Pinocchio retold). Ma la relazione tra Pageant e Harvey Kurtzman è uno degli episodi leggendari nella storia del fumetto americano. E merita forse qualche parola in più.

Mentre era ancora impiegato presso la EC Comic, dove aveva già fondato il comic book antologico Mad, Kurtzman aveva già pubblicato sulle pagine di Pageant. Evidentemente apprezzato dall’editore di quest’ultimo, si trovò a ricevere un’offerta per co-dirigerlo. Erano gli anni della turbolenta “comics scare”, e la EC Comics rischiava di perdere Kurtzman, il suo editor più dotato.

Bill Gaines – l’editore della EC e di Mad – sapeva di dovere molto del suo successo editoriale a Kurtzman. E per trattenerlo decise di gettare il cuore oltre l’ostacolo, affidandogli una profonda revisione di Mad, tanto desiderata dall’autore quanto avversata dall’editore. Fu la trasformazione – non un semplice restyling, ma una vera riprogettazione – di Mad in “stile magazine”.

Un cambiamento editoriale che contribuì a rendere Mad uno dei magazine più creativi nella storia dell’editoria, e uno dei più straordinari turning point per la storia del fumetto.

Come sfottere cloni e plagi: MAD version

C’era una volta MAD magazine, e i suoi numerosi tentativi di imitazione.

Nel Novembre del 1954, Harvey Kurtzman decise di prendersi gioco con gran classe dei vari Eh!, Flip, Get Lost, Panic eccetera, così:

via potrzebie

[FumettoTravel]: Malaysia report – parte 2

Prosegue il quasi-reportage fumettologico dalla Malesia, iniziato qui.

Si diceva della centralità di un autore come Lat. Una posizione confermata dalla sua presenza nel canale principale per il fumetto in Malesia: la stampa periodica. Si può infatti trovare Lat anche nelle pagine del principale quotidiano del Paese, il Berita Harian, che non si fa mai mancare numerosi editorial cartoons, e per il quale Lat collabora sin dal lontano 1968. Io l’ho incontrato in prima pagina, con una vignetta, sulla prima pagina della versione inglese del quotidiano, The New Straits Times:

Ma più in generale, la satira disegnata – vignette o fumetti che siano – è davvero ricca e dinamica. Spulciando in una libreria – metropoli asiatica che vai, Kinokuniya che trovi – ho potuto recuperare una raccolta in volume della prima, storica daily strip malese, Guli-Guli, creata nel 1981 da Lim Kok Wing (in seguito fondatore di una enorme e fortunata università privata, e ormai rispettato innovation-guru locale) e pubblicata per alcuni anni sul New Sunday Times:

Ma non sono certo solo i quotidiani a giocare un ruolo importante. Anzi. La storica rivista Gila-Gila (varie copertine qui), principale punto di riferimento all’incrocio tra fumetto e illustrazione satirica, è presente sulla scena, e da protagonista, ormai dal 1978. Senza mai smettere di rivestire un ruolo da simbolico ‘pontiere’, tra innovazione e tradizione, per l’evoluzione delle proposte locali. L’ultimo numero si presenta così:

Gila-Gila merita qualche altra parola. Perché ha rappresentato, per il fumetto malese, qualcosa di vicino a una Linus in Italia o a una Métal Hurlant in Francia: l’avvento di un contenitore radicalmente nuovo, con opere locali di qualità, rivolto a un pubblico più adulto e acculturato, in un contesto di profonda trasformazione sociale, dentro e fuori dal fumetto-mondo. Lo standard, fino ad allora, erano stati prodotti popolari molto meno attenti alla realtà e al territorio, e spesso di importazione (tra cui molti britannici e alcuni indiani), come questi o questi:

Da allora molto è cambiato, e passando per le pagine dei quotidiani o per quelle di Gila-Gila si sono affermati autori oggettivamente interessanti, fra cui – in ordine di apparizione qua sotto – il celebre Reggie Lee, Rejabhad (maestro di Lat), o il C.W. Kee della amata serie It’s a Durian’s life:

Dopo 30 anni Gila-Gila ha naturalmente smesso di svolgere la stessa funzione trasformatrice. E sebbene non abbia più lo smalto di un tempo, ospita comunque lavori e stili differenti, di buona qualità media (almeno sul piano del disegno: dei colori ho una pessima opinione, e dei testi, beh…), tra cui – ecco qualche esempio:

Il successo di Gila-Gila è peraltro all’origine di una straordinaria fioritura di altre pubblicazioni, alcune delle quali prosperano ancora oggi, come Ujang e Apo, in cui mi sono imbattuto in una edicola fra le tante:

Il boom delle riviste – come scopro indagando un po’ – è in realtà cosa passata, e risale agli anni 80. Quel decennio è ricordato come una “età dell’oro” per il fumetto malese, segnato dalla consapevolezza dell’avvento di una società ormai multietnica, in cui diventa possibile – e necessario – innestare nella tradizione satirica locale l’apporto del cartooning umoristico americano. Ecco allora qual è la matrice di alcune soluzioni di costruzione della pagina, di alcuni stili figurativi (alla Sergio Aragones), e persino di un’evidente somiglianza tra i logotipi della testata: il debito di Gila-Gila nei confronti di Mad magazine è evidente:

L’influenza del fumetto americano in Malesia, tuttavia, non riguarda solo la satira o il fumetto umoristico. Avete mai sentito parlare di supereroi?

Ma di questo parliamo nei prossimi giorni.

(continua…)

Goodbye ‘MAD’ Dennis

Dennis Hopper non c’è più. Un selvaggio, una faccia da schiaffi, “a little fascist freak” (Peter Fonda), un amante sincero dell’arte contemporanea. Ci mancherà.

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