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via Comicallyvintage

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Il gioco dell’oca del fumettista

Todd Klein, senza dubbio il più noto letterista statunitense, ha realizzato di recente – insieme al disegnatore Shawn McManus – un gioco dell’oca sul modello del classico USA Game of Life:

La maxi-illustrazione si intitola Go, Freelance ed è, semplicemente, uno splendido divertissement grafico. Dedicato a raccontare con ironia quel percorso a ostacoli che è il lavoro del fumettista [una versione più grande, qui]:

Bisogna dire anche che Klein è un caso raro: non solo un professionista richiesto, ma anche un autentico appassionato di lettering e dei suoi aspetti calligrafici e tipografici. Al punto di avere costruito un blog che, negli anni, è diventato il principale punto di riferimento per gli amanti di questo specifico aspetto del fumetto e della grafica.

E nel blog, che Klein ha saputo gestire anche come ‘”laboratorio personale” – con esperimenti, tutorial, piccole invenzioni e giochi come questo – è possibile non solo scaricare un jpg con cui ‘arredare’ i propri blog/tumblr, ma anche acquistare una stampa in alta qualità (magari autografata) dell’immagine, qui. E leggere tutti i dettagli relativi al processo di realizzazione, qui.

Per un rappresentante di un’arte così apparentemente ‘superata’, un piccolo, perfetto adeguamento alla logica del web.

Letterare l’utopia

A chi si trovasse a sfogliare Asterios Polyp non sfuggirà – sono certo – la rilevanza e la ricchezza di un dettaglio: il lettering. Che, come nell’originale di Mazzucchelli, anche per l’edizione italiana è stato interamente realizzato a mano (grazie all’abilità di Diego Ceresa). Un lavoro grafico, e una cura espressiva, non da poco. Insieme molto tecnico, riflessivo ed emozionante.

Qualche tempo fa, chiacchierando con un editor che sta lavorando a un libro sul tema, e aiutandomi riguardando un vecchio libro di Steven Heller e Mirko Ilic (Handwritten), pensavo a quali potessero essere stati i fumettisti più influenti nella storia del lettering. In particolare, pensavo a quali potessero essere stati quelli un po’ dimenticati, nonostante il contributo decisivo.

Già, perché ben prima di Mazzucchelli (e di Chris Ware, Seth, Bacilieri o dei tanti altri ‘virtuosi della calligrafia’ applicata al fumetto odierno) ci fu, tra i più influenti, un autore come Rick Griffin. Un talento visivo che viene di solito rubricato in due caselle: quella di fumettista underground; e quella di maestro (co)fondatore dell’estetica psichedelica attraverso poster, flyers e copertine musicali.

Proprio Steven Heller ha scritto di come questo disegnatore, grazie anche a opere come Man from Utopia, abbia giocato un ruolo centrale per la storia del lettering, fumettistico e non:

Un capolavoro di calligrafia fumetti e linguaggio immaginario, Man from Utopia (1970) esemplifica l’essenza squisitamente esotica dei fumetti underground e del lettering psichedelico. […] Griffin progettò il primo logo di Rolling Stone magazine, e fu tra i primi collaboratori della rivista di comics underground ZAP […] il suo lettering è un precursore dello stile dei graffiti delle gang losangeline, e del cosiddetto Wild Style.

Insomma, forse è tempo di tornare a parlarne un po’ più spesso, di lettering. E lo faremo presto, durante la prossima Lucca Comics.

Pornolettering

Ok, lo so che qui vincerà il faceto, più che il serio. Ma sull’onda delle discussioni con alcuni colleghi al recente convegno di Gorizia (che stanno considerando l’idea di progettare, per l’anno prossimo, una sessione di studi sul porno tra fumetto/cinema/videogames) ho ripescato il buon vecchio Pornograffiti curato da Laura Barbiani e Alberto Abruzzese (Napoleone, 1980).

Mi sono così imbattuto in una analisi di Ugo Volli che avevo dimenticato, dedicata alla lingua nel pornofumetto popolare italiano degli anni ’70. Un’analisi breve e aneddotica, che però ho trovato ancora qua e là interessante, come nel passaggio sulle onomatopee:

Oltre al sistematico troncamento monosillabico delle parole, che risponde a ragioni di tipo grafico (possibilità di lettering ‘massiccio’) e al calco dei rumori inglesi di cui si è parlato, bisogna notare che queste sono quasi le sole ‘parolacce’ che compaiono nei pornofumetti, non ammesse nei dialoghi né nelle didascalie. […] Insomma, il linguaggio dei rumori è più “sincero”, o volgare, di quello degli altri testi dei pornofumetti, accostato o addirittura fuso con l’immagine com’è, e soggetto quindi a una lettura contemporanea e interna alla vignetta.

Interessante e spassosa, quindi, la pagina che illustra il passaggio citato:

PS Effetti collaterali del social tagging: chissà che visitatori di qualità avrà questo post, nelle prossime ore 😉

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