Il senso di Zerocalcare per Amazon

“E’ arrivato il momento di presentare il nuovo Kindle Paperwhite. Quali libri mettiamo nell’assortimento di copertine (finto casuali) promozionali? Un Saviano, un Dan Brown, un Baricco, una Tamaro, un Piperno, un Manfredi, un saggio, uno youtuber, un tot di libri di varia e un tot di fumetti. Quali fumetti? Uno Sturmtruppen, un Diabolik, e TRE ZEROCALCARE!”

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Più di 5.000 titoli in esclusiva digitale per Kindle, tra cui i fumetti di Zerocalcare.

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Habemus Kindle, cari fumettisti

Mi chiedevo quando sarebbe arrivato. Pochi giorni fa, pare, e decisamente in sordina: Amazon ha lanciato un tool per l’autoproduzione di fumetti digitali. Si chiama Kindle Comic Creator ed è un software che permette di creare “ebook fumettistici” a partire da files PDF, jpg, tiff, png, ppm (ma anche epub e kf8), arricchendoli delle funzioni base di una guided wiev, e permettendo di venderlo sui vari stores e apps Amazon.

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Per aspiranti fumettisti, ovvero per il mercato del selfpublishing fumettistico, sembra un’occasione da non perdere: la disintermediazione degli editori tanto sognata (e predicata) dai tecno-entusiasti, che si fa finalmente accessibile anche alla forma fumetto, e grazie al più importante player esistente dell’editoria digitale. Lo strumento perfetto per fare cose come questa:

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Sullo sfondo, la grande domanda: questa (e simili) piattaforma sfonderà?

Dietro a questa, naturalmente, ci sono domande conseguenti più specifiche. Del tipo: se sì, quanto tempo occorrerà perché diventi un vero game-changer? Se no…perché? E altrettanto naturalmente, è presto per dirlo.

Tuttavia, qualche riflessione è possibile. E tra le prime idee che provo a condividere, ce n’è una: ho seri dubbi che, nonostante le aspettative elevate, e le potenzialità “sulla carta” (espressione qui quantomai fuori luogo), questo progetto possa farcela nel breve periodo.

Questo non perché sia un tecno-scettico, né perché ritenga Kindle Comic Creator un sistema complicato da sfruttare (anzi). Le ragioni sono altre, e mi sembrano tutt’altro che semplici da mettere a fuoco:

  • cosa (com)porta l’esperienza di lettura digitale di fumetti;
  • quali possibilità consenta e non consenta la ‘softwarizzazione’ della mise en page (e scusate i foriestierismi – bleah);
  • quanto conti la funzione di traino creativo e di mercato degli autori (e degli ‘editori/aggregatori di mestiere’);
  • quale possa essere la credibilità di Amazon nel campo specifico della ‘produzione’ di contenuti fumettistici.

Tutte questioni il cui destino è ancora largamente da determinare.  E immaginare che possano tradursi in direzioni chiare e di successo, non è cosa scontata.

Certo il dibattito, su questi temi, non è ancora decollato (e non solo perché in troppi sono fermi a Scott McCloud o ai blogbédé). Ma mentre l’editoria digitale prosegue i suoi passi – e quella italiana (e fumettistica) sonnecchia – in rete inizia a muoversi qualcosa. Di cui toccherà occuparci parecchio.

PS  Un auspicio: che il futuro non passi per Comic Sans et similia, cara Amazon.

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