Habemus Kindle, cari fumettisti

Mi chiedevo quando sarebbe arrivato. Pochi giorni fa, pare, e decisamente in sordina: Amazon ha lanciato un tool per l’autoproduzione di fumetti digitali. Si chiama Kindle Comic Creator ed è un software che permette di creare “ebook fumettistici” a partire da files PDF, jpg, tiff, png, ppm (ma anche epub e kf8), arricchendoli delle funzioni base di una guided wiev, e permettendo di venderlo sui vari stores e apps Amazon.

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Per aspiranti fumettisti, ovvero per il mercato del selfpublishing fumettistico, sembra un’occasione da non perdere: la disintermediazione degli editori tanto sognata (e predicata) dai tecno-entusiasti, che si fa finalmente accessibile anche alla forma fumetto, e grazie al più importante player esistente dell’editoria digitale. Lo strumento perfetto per fare cose come questa:

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Sullo sfondo, la grande domanda: questa (e simili) piattaforma sfonderà?

Dietro a questa, naturalmente, ci sono domande conseguenti più specifiche. Del tipo: se sì, quanto tempo occorrerà perché diventi un vero game-changer? Se no…perché? E altrettanto naturalmente, è presto per dirlo.

Tuttavia, qualche riflessione è possibile. E tra le prime idee che provo a condividere, ce n’è una: ho seri dubbi che, nonostante le aspettative elevate, e le potenzialità “sulla carta” (espressione qui quantomai fuori luogo), questo progetto possa farcela nel breve periodo.

Questo non perché sia un tecno-scettico, né perché ritenga Kindle Comic Creator un sistema complicato da sfruttare (anzi). Le ragioni sono altre, e mi sembrano tutt’altro che semplici da mettere a fuoco:

  • cosa (com)porta l’esperienza di lettura digitale di fumetti;
  • quali possibilità consenta e non consenta la ‘softwarizzazione’ della mise en page (e scusate i foriestierismi – bleah);
  • quanto conti la funzione di traino creativo e di mercato degli autori (e degli ‘editori/aggregatori di mestiere’);
  • quale possa essere la credibilità di Amazon nel campo specifico della ‘produzione’ di contenuti fumettistici.

Tutte questioni il cui destino è ancora largamente da determinare.  E immaginare che possano tradursi in direzioni chiare e di successo, non è cosa scontata.

Certo il dibattito, su questi temi, non è ancora decollato (e non solo perché in troppi sono fermi a Scott McCloud o ai blogbédé). Ma mentre l’editoria digitale prosegue i suoi passi – e quella italiana (e fumettistica) sonnecchia – in rete inizia a muoversi qualcosa. Di cui toccherà occuparci parecchio.

PS  Un auspicio: che il futuro non passi per Comic Sans et similia, cara Amazon.

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