Disturbanti arabeschi interiori: Joanna Hellgren

Nell’ambito del recente festival Bilbolbul, mi è stato chiesto di scrivere un breve testo per il catalogo di una mostra. Si tratta della prima personale dedicata, in Italia, a Joanna Hellgren, una giovane autrice svedese (in italiano si è vista una sua breve ‘cartolina da Stoccolma’ per il settimanale Internazionale). Mi permetto di raccomandare la lettura dei suoi Frances e Mon frère nocturne, quest’ultimo nominato ai Premi Essentiels del Festival di Angouleme 2009. Ripubblico qui il testo, anche in versione inglese.

La mostra “Bambini sugli alberi” è visibile presso la piccola ma brillante galleria RAM Hotel di Bologna, organizzata in collaborazione con lo Swedish Art Council, Gender Bender e Soggettiva, ed è visitabile fino al prossimo 26 Marzo.

***

Non c’è gioia nelle storie di Joanna Hellgren, perché qualcosa l’ha negata. Un dolore. Uno forte come un lutto. I suoi racconti sono un tuffo nell’esperienza vissuta del dolore, trasfigurata però in atmosfere che non sembrano venire dalla “realtà” ma da paure infantili, e quasi immaginarie. Storie vere di genitori perduti, o di bambini mai nati. Malinconici flussi di coscienza di ragazzi che cercano, faticosamente, una vita oltre la disperazione. Sono i sogni di Joanna, scuri e perturbanti, che non terrorizzano come gli incubi, ma turbano come drammi storti e affilati.

Eppure, la vera scoperta che i suoi personaggi, cavalcando le proprie miserie, fanno nel corso degli eventi è la forza del proprio carattere. E nella disperazione trovano la risorsa che permette loro la maturazione di un’armonia nuova, interiore, che non li lascia soccombere alle pressioni esterne. Con un segno nero spigoloso e ossessivo nel tratteggio, talvolta sgraziato e deforme, la Hellgren esplora l’energia negativa delle pressioni psicologiche sulle persone. E la traduce in uno sguardo che si posa con dolcezza materna sull’umanità delle coscienze più fragili e dei destini segnati. Scava, Joanna, con una matita che inciampa negli spigoli dei corpi e dei volti segaligni.

Si blocca, finché nei dettagli “naturali” trova lo spazio per liberarsi: nei tronchi degli alberi, oppure nei capelli – ariosi, spettinati, veri – il segno si libera e torna a scivolare via, lasciando quasi che i dettagli dicano quel che le parole non riescono. Selvaggi e veri, liberi da costrizioni formali, capelli come piccoli arabeschi che raccontano di una ricerca al di là del ‘destino’ verso esistenze libere, senza “troppa forma”. Come nell’esperienza vissuta, che mescola sogni e realtà, della dolce e disperata psiche di ragazzi ancora
in cerca di sé.

*** english version ***

There is no joy in the stories of Joanna Hellgren, because something has denied it. A kind of pain, a shadow of mourning. Her stories are rooted in real life’s experience of pain, though they seem to morph into atmospheres not from “reality” but from childhood’s fears, actual and imaginary. True stories of lost parents, of neverborn children. Melancholic streams of consciousness from people striving to find a substance to their life other than despair. These are Joanna’s dreams, dark and disturbing. Not the drama of a nightmare but an aching unease.

Yet, in riding out their miseries, her characters discover the strength of their personality. Hellgren’s black, sharp and obsessive style, ungraceful and misshapen at times, explores the negative energy of psychological pressure over people. In its understanding, this style becomes her vantage point of maternal tenderness, putting her above of the crowd of the world’s frail consciences and star-crossed psyches.

Joanna digs, with a pencil that stumbles upon bodies, or wiry faces. The pencil itself seems to crash, finding its maneuvering space in a few natural details: the trunks of the trees, or the hair – airy, ruffled, actual hair. Free to slide back and forth, these details tell the viewer what words fail to say– savage and true, free from formal constraints, hair as little arabesques looking to a quest beyond “destiny,” toward free lives, a story taking its own shape.

English text: Andrea Plazzi, Adam McGovern

Annunci

BilBOlbul 2010. Programmi?

Questa settimana, fumettologicamente parlando, è tempo di Bilbolbul, Festival Internazionale di fumetto, 4a Edizione.

Poco tempo per il blog. Tante occasioni per discutere. La mia parte ‘ufficiale’, con vari ospiti&partner&amici, la farò qui:

Venerdi 5, 12h00
ACCADEMIA DI BELLE ARTI
LoSpazioBianco Top 10 2010
> con Alberto Casiraghi, Enrico Fornaroli, Andrea Plazzi, Sergio Rossi e Davide Reviati

Venerdi 5, 19h00
RAM Hotel
Bambini sugli alberi. Inaugurazione mostra di Joanna Hellgren
> con Joanna Hellgren

Sabato 6, 18h30
LIBRERIA FELTRINELLI RAVEGNANA
Quel genio di Antonio Rubino
> con Fabio Gadducci, Igort, Squaz, Tuono Pettinato

Domenica 7, 12h30
BIBLIOTECA RENZO RENZI
Raccontare il Reale. Lo scatto e il disegno
> con Emmanuel Guibert, Massimo Sciacca

Domenica 7, 15h00
BIBLIOTECA SALABORSA AUDITORIUM
Ridisegnare città. Le visioni urbane di Zero
> con Gabriella Giandelli, Fabian Negrin, Giacomo Nanni, LRNZ

Domenica 7, 17h30
LIBRERIA FELTRINELLI RAVEGNANA
Macanudo!
> con Liniers

Poi ci sono gli eventi cui di certo non mancherò..(..di arrivare in ritardo), come:

Sabato, ore 14.30
Galleria stamperia d’arte Squadro
Sponge cake – Inaugurazione mostra di Pierre La Police

Sabato, ore 19.30
Cineteca di Bologna – Sala Espositiva
Il fotografo – Inaugurazione mostra di Emmanuel Guibert e Didier Lefèvre

Sabato, ore 22.30
Locomotiv Club
PIC NIC Party

Poi c’è tutto il resto. Troppo, per essere pianificabile.

E infine ci sono i tortellini. Che danno tanta energia. Che ce n’è tanto bisogno.

Ci vediamo a Bologna.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: