Imparare a disegnare, by Grant Snider

via Incidental comics

Annunci

The Secret Powers of Time

Qualche settimana fa vi ho parlato di una brillante pratica di divulgazione. Si tratta della serie di “animated video lectures” ideata dalla Royal Society for the encouragement of Arts, Manufactures and Commerce (RSA). Nella serie RSA Animate è apparso un nuovo, ottimo capitolo, in cui Philip Zimbardo discute di come le nostre idee individuali sul tempo si riflettano sul modo in cui lavoriamo e persino sul nostro benessere fisico. Il tempo influenza ciò che siamo come persone, il nostro modo di vivere le relazioni sociali e come ci comportiamo nel mondo.

Per i più caustici: grasse risate intorno a min. 2.30, quando si parla (e si disegna) di Italia e di Lega.

via Giavasan

Insegnare il fumetto a Grénoble

In partenza, destinazione Grénoble, per partecipare a un convegno. Oggetto: il fumetto. Tema: la pedagogia e le pratiche di insegnamento (dalle scuole primarie a quelle secondarie). Titolo: Lire et produire des bandes dessinées à l’école:

Il programma non ve lo racconto, perché è qui. E poi lo so, cari lettori: i convegni sono già noiosi di per sè… figuriamoci se mi metto a raccontarli per filo e per segno (e prima ancora dell’inizio!). E allora dirò solo di un aspetto. Ovvero: perché ho deciso di andarci. E non parlo solo delle curiosità pseudo-turistiche da tipico convegnista, come visitare il secondo café più antico di Francia, la più antica teleferica urbana al mondo (nota come “les bulles”…), o la libreria Glénat, un luogo in fondo storico, per il fumetto francese contemporaneo. Penso piuttosto ai miei interessi professionali di fumettologo, e alle mie curiosità più generalmente culturali legati al fumetto. Diciamo che la vedo così:

– un primo fattore, abbastanza ovvio, è l’importanza del convegno rispetto al tema. Ben 3 giorni di lavori, con relatori diversi (docenti universitari, professori di liceo, giornalisti e funzionari di istituzioni culturali e formative) provenienti non solo da Francia e Belgio ma anche Canada, Germania, Marocco e Grecia. I convegni ‘tosti’, ovvero quelli che durano oltre 3 giorni, sono eventi piuttosto rari, nel mondo della fumettologia. E questo è interessante anche perché il mix fra relatori e specificità del tema (senza un tema chiaro, non si va da nessuna parte) è di quelli preziosi e utili. Voli pindarici e pippe, sì, ma anche questioni operative ed esperienze concrete problematizzate per benino.

– un secondo aspetto è il gruppo di persone che vi partecipano. Come Nicolas Rouvière, che mi ha invitato a far parte del Comitato Scientifico, e che stimo assai dopo avere letto due suoi testi che ritengo tra i più interessanti mai scritti sul fumetto popolare “europeo” per eccellenza, Astérix. Ma anche il sanguigno amico Harry Morgan (il suo Le petit critique illustré è la più ricca e utile bibliografia ragionata sugli studi fumettologici; e il suo Principes des littératures dessinées è uno dei testi della fumettologia francese meno noti eppure più interessanti, soprattutto per chi si interessa di storia sociale del fumetto). Oppure lo storico e teorico del cinema (e del fumetto) Philippe Marion, autore a suo tempo di uno dei più ambiziosi testi teorici sul linguaggio fumettistico (sua la nozione di ‘graphiation’); o lo storico della stampa e della letteratura popolare Thierry Crépin.

– terzo aspetto: la rilevanza e la problematicità del tema. In una fase di continua – seppur lenta – penetrazione del fumetto all’interno dei curricula scolastici, e di crescita della richiesta di formazione anche professionale, la fumettologia inizia a porsi una domanda di fondo: cosa vuol dire ‘insegnare’ il fumetto? Quali sono non solo gli aspetti e i temi, ma anche le modalità e i problemi da affrontare per insegnarlo ‘bene’ e per ottenere ‘buoni risultati’? La domanda che andrò a porre io, per esempio, è più o meno questa: è sufficiente ed efficace insegnare che il fumetto è “testo+immagine”, o forse c’è anche qualcos’altro da dire, al di là di questa opposizione “di comodo”?

Facciamo che parto, e casomai vi racconto. Anche perché ancora non ho capito, con tutte le versioni del programma ricevute (inaudito: anche i francesi fanno casino), quando devo parlare: giovedì o martedì? Prima finisco, meglio è: potrò mica negarmi quel tot di pseudo-turismo? 😉

Illustration communication: Jeremy Rifkin e l’empatia

Ho visto un video. Uno esteticamente semplice, eppure entusiasmante. E’ un video che presenta una riflessione di Jeremy Rifkin, e lo fa utilizzando il disegno, ripreso ‘dal vivo’ e poi passato al montaggio. Un video che dimostra un concetto spesso sottovalutato: la forza che ha il disegno nel dire visivamente. Non solo persone e oggetti, ma anche dati, simboli, cifre, schematizzazioni concettuali.

Perché il disegno è così: informativo e poetico. Complesso e semplice. Uno strumento dolce eppure potente, mediato eppure immediato, suggestivo eppure chiaramente comunicativo. Come dice il buon Scott McCloud:

Quando ho lavorato al fumetto per Google Chrome, uno dei richiami che mi hanno attratto di più era la possibilità di utilizzare un pulpito bello tosto per mostrare come delle semplici immagini potessero essere usate per rendere comprensibili e memorizzabili idee anche complesse.

Il video è stato realizzato dalla leggendaria Royal Society for the encouragement of Arts, Manufactures and Commerce (RSA), istituzione britannica multidisciplinare vecchia di 2 secoli e mezzo, che ha avuto tra i suoi membri Karl Marx e Adam Smith, Charles Dickens o grandi disegnatori come Benjamin Franklin e William Hogarth. Insomma: spiriti liberi uniti dalla fiducia nella potenza delle idee, la cui eredità viaggia anche attraverso questo brillante prodottino di informational illustration:

Anche il fumetto, nei non molti (ma nemmeno pochi) casi di information comics – fra cui proprio l’eccellente lavoro con Google di McCloud – si inserisce oggi in una tendenza:

La tendenza verso la visualizzazione delle informazioni in materia di istruzione (in combinazione con una crescita di alfabetizzazione ai linguaggi visivi) è una vera opportunità per una rivoluzione di cui abbiamo disperatamente bisogno.

Hai dannatamente ragione, Scott.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: