Record: 1,3 milioni di € per un originale di Tintin

Notizia fresca. Nella battuta d’asta interamente dedicata a Tintin presso Artcurial a Parigi, oggi, si è stabilito un nuovo record: quello del valore di un singolo disegno originale per un fumetto. Valore battuto: 1.338.509,20 euro.

In questo caso l’opera è un disegno a colori di Hergé, datato 1932, per la copertina della prima edizione del suo Tintin en Amérique. In sostanza, questo:

Record su record, per questo disegno, che già si era conquistato un ruolo di primo piano nel 2008, quando era passato di mano per un valore intorno ai 780.000 euro.

via L’Express

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Hergé sapeva dipingere (ma anche no)

Il grande autore di Tintin fu anche, segretamente, un pittore.

Sul “segretamente” bisogna intendersi: che realizzasse tele è sempre stata cosa nota. Ma nessuno (o quasi) ha mai avuto occasione di vederle. Per volontà dello stesso Hergé: in buona sostanza, non si sentiva all’altezza.

Il grande fumettista – mi ripeto, sì – e collezionista d’arte (fra cui opere di Warhol, Fontana, Noland, Poliakoff, Lichtenstein) fu quindi anche un esempio da manuale di “pittore frustrato”, per dirla senza girarci troppo intorno.

Ma ecco una notizia:

Una di esse è stata messa in vendita il 22 maggio 2011 à Namur. Jean-Marc Thévenet, curatore della mostra Une autre histoire : bande dessinée, l’œuvre peint ha colto l’occasione e ha ottenuto dall’acquirente di prestare l’opera « 6-63 » (la sesta dipinta nel 1963) alla Cité internationale de la bande dessinée et de l’image.

Per la prima volta, durante il prossimo festival di Angouleme, sarà quindi possibile al pubblico vedere una delle sue 40 tele. Ovvero questa:

Senza girarci troppo intorno: per Angouleme 2012, un evento nell’evento.

Tintin, il film: in arrivo (con problemi)

Difficile non esagerare con le aspettative: il film tratto da Tintin potrebbe essere il “cinefumetto” più atteso da sempre.

I perché sono noti. Tintin è una pietra miliare del fumetto da oltre 80 anni; è uno dei simboli della fumettofilìa (e della fumettologìa); Spielberg e Jackson, per giunta insieme, sono forse le due massime ‘teste di serie’ nell’industria del cinema “popolare di qualità”; il progetto è stato realizzato con il più avanzato state-of-the-art tecnologico.

E il lancio non è stato certo cosa da poco. La prima mondiale è stata a Bruxelles. L’hanno seguita un po’ tutti i media, da quelli generalisti a quelli specializzati, italiani inclusi (vedi qua e qua). Viaggio in treno brandizzato per Spielberg, palinsesti a tema nella tv belga RTBF, installazioni e pannelli per la città, performance dal vivo, eccetera eccetera:

Palais Royal (foto: Mark Renders/Getty Images Europe)

Naturalmente questo lungo percorso lo seguo da tempo. Sia per lavoro che per puro piacere: di Tintin sono un quasi-fan (feticcio preferito: le copertine fake, del tipo “Tintin in Vietnam” o “Tintin in Cambogia”; P.S.: cercasi credibile “Tintin in Italia”). E per ingannare l’attesa negli ultimi giorni, sono andato a vedere cosa cominciava ad emergere dalla stampa più preparata.

A corollario, due notizie di cronaca.

La prima è che, con fastidioso tempismo, l’amministratore della Moulinsart (società che detiene i diritti di Tintin) Nick Rodwell è riuscito a collezionare l’ennesima figuraccia minacciando azioni legali contro una piccola brasserie belga (brasseria Faubourg Saint-Antoine, a Schaerbeek) colpevole di avere caratterizzato il locale esponendo (da 20 anni…) pubblicazioni e merchandising di Tintin senza autorizzazione.

La seconda è invece che il ministro belga delle Finanze, Didier Reynders, avrebbe abbandonato la riunione dei ministri delle finanze della zona euro per recarsi ad assistere alla prima del film. E la stampa britannica se ne è stupita, criticandolo.

Ma il succo del discorso è altro. Ovvero: la prima del film potrebbe avere confermato diversi timori da parte di chi, vedendo i trailer del film piacevolmente colorati e baracconi, ha pensato: tutto qui?

Il quotidiano inglese The Guardian ha scritto una lunga recensione del film che mi pare essere la prima vera, dura stroncatura. Mentre l’Independent ha giocato al classico scaricabarile, mettendo a tema l’insoddisfazione dei fans, il critico del Guardian ha preso una posizione molto chiara, intitolando il pezzo “Come hanno potuto fare questo a Tintin?”:

Uscendo dal nuovo film di Tintin diretto da Steven Spielberg, mi sono trovato, per qualche secondo, troppo stordito e disgustato per parlare; ero stato costretto a guardare due ore di violenza letteralmente insensata perpetrata nei confronti di qualcosa che avevo amato teneramente. In realtà, il senso di violazione è stato così forte che mi sentivo come se avessi assistito ad uno stupro.

Proseguendo, il critico – che parla di “spazzatura CGI” – descrive la sua insoddisfazione in toni meno apocalittici, e si sofferma su un paio di piacevoli dettagli. Ma la considerazione complessiva, con cui sintetizza il valore dell’operazione, è questa:

il film ha trasformato un sottile, intricato e bellissimo lavoro d’arte nell’enfasi bombastica tipica del blockbuster moderno, un Tintin per idioti.

Non voglio togliere nulla all’entusiasmo di chi, invece, ne ha scritto positivamente. Ma la distanza tra le posizioni, e la intensità delle argomentazioni di Lezard, materializzano i timori che il “cinefumetto più atteso da sempre” non poteva non portare con sé. E io aspetterò una settimana, ma vedo pian piano spegnersi il lumicino di ottimismo rimasto.

FotoStoria: Hergé a New York

Nell’aprile 1972 Hergé – autore di Tintin – fu invitato, come ospite d’onore, a una convention dedicata al fumetto francese presso il Royal Manhattan Hotel di New York. In quell’occasione realizzò una breve striscia per l’allora sindaco Newyorkese, John Lindsay:

FotoStoria del fumetto: Caniff e Hergé

Fra i tanti modi per raccontare la Storia del fumetto, utilizzare documenti fotografici è uno dei più sottovalutati. Eppure, quanti materiali e quanti elementi potrebbe fornire.

Nel mese di agosto (anche in mia assenza) Fumettologicamente posterà un po’ di fotografie di interesse storico, scansionate o recuperate qua e là (con uno speciale ringraziamento a Joan Navarro), per condividere qualche minuscolo frammento di questa vasta Storia.

Oggi le foto degli studi in cui lavorarono alcuni dei massimi maestri del fumetto, Milton Caniff e Hergé:

Lo staff degli Studios Hergé, 1958

Lo studio di Milton Caniff, 1966

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