Ode ad Harvey Kurtz (by Robert Crumb)

Tra le cose che si scoprono sfogliando pubblicazioni più o meno improbabili per completisti, tipo The Complete Crumb Comics, ci sono queste due pagine firmate Robert Crumb. Che ci ricordano due o tre cose basiche:

  • quanto Kurtz sia stato influente
  • quanto il talento di Crumb sia debitore del fumetto umoristico popolare
  • ergo: quanto il fumetto underground e il fumetto popolare non vadano visti come due universi in opposizione (anzi)

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I trucchetti di Harvery Kurtzman

Quanto Kurtzman fosse abile nel far recitare graficamente i personaggi, beh, almeno qui diamolo per assodato. Meno scontato, invece, vederlo all’opera in una tipologia di produzione tradizionalmente di poco conto: i fumetti di genere activity. Come quelli pubblicati nella sconosciuta e poco fortunata pubblicazione Little Aspirin.

Little Aspirin era una imitazione dell’allora celebre Little Lulu. Ma in quelle pagine, tra una storia e l’altra, si nascondevano delle pagine di “riempitivo d’autore”: delle rubriche-gioco – Little Aspirin’s tricky tricks – tra fumetto e activity, non firmate, ma che qualcuno ha attribuito a Kurtzman (mentre io me ne accorgo in ritardo). Rubrichette di un registro volto direttamente a interpellare il lettore – per spiegare, mostrare – in una direzione che ricorda il registro di frequente interpellazione usato da Kurtzman in MAD.

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Un dettaglio interessante è che, trattandosi del 1949, Kurtzman non era che agli inizi della sua carriera di geniaccio del fumetto umoristico. Un percorso che fiorirà, con il lancio di MAD magazine, nel ’52. Eppure già in questo riempitivo, Kurtzman era pur sempre Kurtzman: agitato ma fluido, divertente, chiaro, grafico, vitale, netto, paradossale, comunicativo.

Qualche altra pagina qui.

Disegni di mani che disegnano (parole)

Guardando autoritratti di disegnatori, un dettaglio fra tutti mi è sempre parso particolarmente interessante: le mani all’opera.

Disegnarsi mentre si disegna è piuttosto ovvio e naturale, per un disegnatore. Ma proprio per questo le differenze contano. E l’abilità – la capacità autoriflessiva – di alcuni mi è sempre apparsa nei tentativi di esprimere non solo il semplice gesto, ma la processualità dell’atto stesso di disegnare; e disegnare quel segno, quelle forme. Di più: suggerire insieme un gesto, un processo, e persino un atteggiamento.

Spulciando tra i disegni raccolti su Comicartfans, ho trovato un paio di splendidi esempi, declinati su un ulteriore sotto-aspetto: mani che disegnano parole.

E le parole che emergono dall’atteggiamento cpmulsivo e scomposto di un corpo che disegna ‘sempre’, anche quando dorme; o quelle manipolate come un filo da dipanare, un gomitolo che è un costrutto grafico – ci dicono davvero tanto di quei grandi disegnatori che erano (sono) Harvey Kurtzman e Joost Swarte:

Il Pinocchio dimenticato di Kurtzman

Delle tante, tantissime versioni a fumetti del Pinocchio di Collodi, una delle meno note – e chissà perché, meno ristampate – è quella di Harvey Kurtzman.

Il suo Pinocchio retold non è un adattamento completo, ma una rilettura del capitolo 30 del romanzo. Eppure, in queste poche pagine, Kurtzman riuscì a mettere a fuoco un tema tanto centrale in Pinocchio quanto, più generale, nella propria carriera personale: l’anticonformismo.

Come talvolta capita, questo fumetto è stato tolto all’oblìo da un blogger: Mr. Door Tree, che da anni gestisce l’ottimo e generoso (in termini di preziose scansioni dal passato) “Golden Age Comic Book Stories”, che l’ha postata per intero qui.

Pare che il fumetto fosse stato pubblicato nelle pagine del magazine Pageant. Una rivista di attualità ottimamente curata, anche se non troppo celebre (ed ecco forse spiegata anche la lunga ‘invisibilità’ di Pinocchio retold). Ma la relazione tra Pageant e Harvey Kurtzman è uno degli episodi leggendari nella storia del fumetto americano. E merita forse qualche parola in più.

Mentre era ancora impiegato presso la EC Comic, dove aveva già fondato il comic book antologico Mad, Kurtzman aveva già pubblicato sulle pagine di Pageant. Evidentemente apprezzato dall’editore di quest’ultimo, si trovò a ricevere un’offerta per co-dirigerlo. Erano gli anni della turbolenta “comics scare”, e la EC Comics rischiava di perdere Kurtzman, il suo editor più dotato.

Bill Gaines – l’editore della EC e di Mad – sapeva di dovere molto del suo successo editoriale a Kurtzman. E per trattenerlo decise di gettare il cuore oltre l’ostacolo, affidandogli una profonda revisione di Mad, tanto desiderata dall’autore quanto avversata dall’editore. Fu la trasformazione – non un semplice restyling, ma una vera riprogettazione – di Mad in “stile magazine”.

Un cambiamento editoriale che contribuì a rendere Mad uno dei magazine più creativi nella storia dell’editoria, e uno dei più straordinari turning point per la storia del fumetto.

Kurtzman animato

Parecchi anni fa, nel 1974, la storica fanzine Squa Tront – dedicata essenzialmente ai fumetti della EC Comics – pubblicò un servizio dedicato a una curiosa collaborazione extra-fumettistica di Harvey Kurtzman. Si trattava di una serie di 8 animazioni che Kurtzman progettò per una rubrica del celebre Sesame Street (per capirci: il programma che portò al successo i Muppet).

Per quel lavoro il grande Harvey realizzò anche gli storyboard. Dei quasi-fumetti come questo:

Di quel progetto, è rintracciabile online qualche traccia. Solo *qualche*, purtroppo:

via Michael Sporn

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