Quando Crepax andava a benzina

Guido Crepax, adv per Shell, 1957

via fumetti&robot

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[Salone del Mobile 2010] Mobili: Corto Maltese

Come già accaduto nel recente passato con la Valentina di Guido Crepax, uno dei ‘marchi’ più noti del fumetto made in Italy si ritrova utilizzato come texture per la caratterizzazione visiva di mobili: è il Corto Maltese di Hugo Pratt.

Al Salone del Mobile 2010 un piccolo produttore, Capo d’Opera, ha presentato infatti una linea composta da armadi, librerie, contenitori e tavolini che utilizza i disegni del maestro di Malamocco.

L’estetizzazione del mobile passa quindi, anche per il fumetto. Che si ritrova piegato ad un uso ‘altro’ – nel bene e nel male – come semplice elemento decorativo.

Avevo promesso di chiudere oggi, con un fantomatico ‘gran finale’, questa serie di post sul Salone 2010. Troppi materiali da postare: ergo, il finale è rimandato a mercoledì. Ché poi, in settimana, toccherà anche parlare di Comics Day.

[Angoulême 2010] Scrivere la Storia del manga: Kosei Ono

Il giornalista francese Didier Pasamonik mi aveva detto della presenza ad Angoulême di una figura rara da incontrare in Europa: un decano della fumettologia giapponese. Un’autentica autorità, in patria, anche in virtù dell’amicizia e del lavoro con Osamu Tezuka. Una fonte primaria, quindi, molto interessante. E preziosa : solo di recente, per esempio, si è osservato come la qualità della documentazione di Frederick Schodt, primo storico del manga occidentale, non fosse poi così elevata… (Jacqueline Berndt ne ha parlato in SIGNs).

Giornalista, traduttore e Guest Professor alla Kokushikan University, Kosei Ono è stato a lungo la spalla filo-occidentale di Tezuka. Una specie di comics evangelist nel Sol Levante, che ha ricordato l’amico in una conferenza ad Angouleme un po’ sgangherata, ma interessante per il ritratto che ha dato del primo boom – quasi un classico ‘contagio’ culturale – che accompagnò la diffusione tra i bambini del suo prima manga rilegato, il noto (e inedito in Occidente) Shin takarajima.

Sulla questione della relazione con Disney – e del leggendario tema iconografico degli “occhioni” – Ono ha semplicemente confermato quel che già sapevamo: Tezuka aveva assorbito molta animazione americana, Disney in particolare, e quindi sì, in effetti gli occhioni hanno anche quelle radici.

Col prezioso aiuto di Takanori Uno (rappresentante di Tonkam) ho avuto il piacere di cenare con Kosei Ono discutendo di manga, Tezuka, ma soprattutto di fumetto occidentale. Insieme al buon collega Gadducci, in particolare, abbiamo indagato qualche episodio importante della circolazione del fumetto francese e italiano in Giappone.

Tenete presente che Kosei Ono è da lungo tempo, tra i protagonisti del lento e sporadico ingresso del fumetto occidentale in Giappone, il principale intermediario. Colpito dall’arrivo nel secondo dopoguerra dei Batman, Mickey Mouse, Popeye nei bouquinistes di Osaka e Tokyo, Ono ha ricordato il grande stupore che attraversò i lettori giapponesi davanti alla scoperta di un universo di fumetti – per loro – in technicolor. A Ono si devono alcuni tra i primi scritti sul fumetto americano. E in anni recenti è stato il traduttore nipponico anche del Maus di Art Spiegelman.

Ono ci ha ricordato anche della prima traduzione di Guido Crepax in Giappone – una storia di Valentina – realizzata a inizi ’70, proprio da lui. Crepax lo omaggiò, in seguito, citando il suo nome (anche se in caratteri cinesi …) in una pagina apparsa su una rivista che mi pare di poter identificare con la Comics del vecchio salone lucchese. Peraltro Ono visitò Lucca in quegli anni, incontrando Hugo Pratt e cercando in seguito di convincere gli editori giapponesi a importare altri autori italiani. Senza riuscirci : a quanto ci ha raccontato, il Giappone è ancora terra vergine, per Pratt e altri Maestri italiani [sia chiaro: auspico – ma non confido in – smentite di altri fumettologi nipponisti ].

Infine. Ho chiesto a Takanori Uno come se l’è cavata una recente iniziativa editoriale giapponese dedicata al fumetto europeo, la rivista Euromanga. Tra le sue copertine, ne ricordo una dedicata a SkyDoll degli autori italiani Barbucci e Canepa. Pare che questa iniziativa si sia presto rivelata un mezzo flop. Lo rivelerebbe un aneddoto: a Kyoto, all’inaugurazione di una recente mostra dedicata a Moebius, la redazione ha distribuito gratuitamente il n.1. Un segno interpretato dai giapponesi come debolezza commerciale, più che come semplice azione di marketing.

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