I doodle fumettistici di Google

Prima o poi bisognerà discutere di quanto l’estetica e la comunicazione di Google siano stati influenzati dalla cultura fumettistica.

Della campagna di lancio del browser Chrome, probabilmente, vi ricordate tutti: era accompagnata da un fumetto d’istruzioni realizzato da Scott McCloud. Ma negli anni l’azienda ha mostrato una certa attitudine fumettòfila in diverse altre iniziative, tra cui – e con una certa costanza – nell’uso dei suoi ormai celebri doodle.

A partire dal 2002, Google ha infatti realizzato ben 1o doodle fumettistici, dedicati a: Dilbert, Astroboy, alcuni supereroi DC (per Comic-Con), Doraemon, Astérix, Snoopy, Popeye, alcuni personaggi di Akatsuka Fujio, Menino Maluquinho, Will Eisner / The Spirit

Nerdpreferenza personale per il pixellato – simil-retino – con Popeye. Ma anche Dilbert, semplice ed efficace: si sa, il valore delle due “O” è spesso al centro delle tante interpretazioni grafiche del google-logo.

via bede-news

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Intercettazioni: l’editoriale di Donald Soffritti

Il DDL sulle intercettazioni avanza. E alla luce della recente gaffe di Berlusconi, media tycoon talmente all’avanguardia da fare confusione tra Google e Gogol Bordello, torna di attualità questo breve racconto, in cui Donald Soffritti incrocia il tema delle intercettazioni con quello delle competenze tecnologiche del nostro caro leader:

Donald Soffritti, “Intercettazioni”, Il Misfatto n.5

Un balloon è un balloon è un balloon

Periodicamente accade: l’ambiente visivo si riempie di balloons.

Questa settimana il balloon – 70 anni fa Antonio Rubino lo chiamò, in italiano, “fumetto” – è uno degli oggetti grafici più visibili. Balza all’occhio in spazi diversi. E comunica in modo diverso.

L’esempio n.1 lo vediamo per le strade delle città italiane: il PD lancia la campagna pubblicitaria per le regionali, e per presentare una serie di messaggi di ‘scontento e/o impegno della gente’ usa volti di persone che ‘dichiarano’ slogan, attraverso balloons squadrati. Come ha giustamente ironizzato Gipi (“i balloon non si mettono lì”), il problema è che in queste immagini il balloon è utilizzato in modo confuso e contraddittorio.

La contraddizione nasce da un’idea poco chiara sulla natura comunicativa di quell’oggetto grafico che chiamiamo balloon (e che i grafici tendono a chiamare bubble), ovvero il suo essere [ricordo il nome ‘completo’ della parola] uno speech balloon, un segno portatore di parola. Da qui i vari aspetti su cui opera la “confusione comunicativa” della campagna (e parlo solo di balloon; ad altri i contenuti politici). Eccoli : 1- il balloon è collocato direttamente sull’immagine (invece che accanto, come abitualmente accade);  2- è ridondante rispetto alla presenza di un altro balloon accanto al simbolo del PD; 3- c’è una paradossale inversione di funzione nei due casi: la collocazione ‘accanto’ ad un altro elemento dovrebbe essere tipico dei volti (ricordo: speech balloon), mentre qui abbiamo il contrario, perché si “fa parlare un logo” (il puro logo PD) mentre si complica con una sovrapposizione lo speech della ‘gente’. Insomma: c’è un’idea di balloon come mero “gioco grafico”, con cui dinamizzare la composizione visiva senza troppa importanza agli aspetti di speech che un balloon porta – volenti o nolenti, cari grafici – con sè. Ma questo gioco grafico è fine a se stesso, perché non arriva nemmeno a presentarsi come gioco “autogiustificato” dal particolare progetto grafico. E allora guardate un secondo esempio.

L’esempio n.2 lo vedete nella videogallery a sinistra: Google ha lanciato ieri il nuovo prodotto Buzz, e per comunicarne le proprietà “social” utilizza anche un bel balloon. Un balloon composito, come le diverse fonti social di cui si alimenta il servizio Buzz. E come i colori del brand Google, of course. Qui il baloon è considerato speech solo metaforicamente (non c’è nessuna testa parlante): la presenza del balloon allude al fatto che ci sono dialoghi, conversazioni, chat&blogs, persone che parlano e si parlano. Il vero punto è che i grafici di Google sanno che il balloon è due cose insieme: un oggetto grafico per segnalare uno speech; ma anche un oggetto visivo metaforico, in sè autonomo, che allude al parlare ecc.

Cosa avessero in testa i grafici del PD, quando han deciso che il semplice slogan “in poche parole, un’altra Italia” dovessere finire dentro a un balloon, e che questo dovesse persino “uscire” da un “logo parlante”, non è dato sapere. Di certo si può dire che hanno scelto un colpo al cerchio e uno alla botte: ok al balloon con referente (testa parlante), ma anche come oggetto autonomo. Ma poi hanno fatto casino. Non tanto mescolando i due usi – di per sè un’idea legittima – ma facendo casino in ciascuno dei due:  balloon referenziale sì ma ‘diverso dal normale’ (ed ecco l’assurdo speech che ‘copre’ i volti); e balloon sì come segno grafico autonomo, ma senza esagerare (ed ecco che, piuttosto che balloonizzare il logo del PD, si giustappone un balloon sotto il santo-logo-canonico). Il risultato – perdonatemi la durezza – è un patetico ‘o ‘famo strano. Invece che chiarezza ed efficacia, confusione e contraddittorietà. Che sia anche un dato politico?

Per chiudere, esempietto n.3. Un uso quasi “classico” del balloon, come logo. [non una vera notizia, solo una scoperta recente dal blog di Giorgio Valletta]. Un piccolo marchio indy di musica dance, Oh My God It’s Techno Music ha usato un balloon come logotipo. E lo ha anche collocato nel suo canale youtube ‘appiccicandolo’ a canzoni come questa dandogli una minima animazione. Semplice, ma efficace. Perché sì: il balloon è anche un oggetto di pura comunicazione grafica, che può non avere nulla di narrativamente rilevante – come nel fumetto – ma può essere visivamente efficace.

Morale:  ieri a Google ci hanno ricordato quanto il balloon possa essere utile ed efficace. Basta saperlo usare. D’altra parte, che il fumetto possa ispirare ottima comunicazione e information design, Google lo ha dimostrato da tempo: il lancio di Google Chrome, come ricorderete, fu disegnato da Scott McCloud, fumettista, information designer e creativo che sa cosa vuol dire utilizzare un balloon.

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