Il terremoto nelle stampe popolari: Giappone

Ancora Giappone. Per parlare questa volta non di fumetto, ma del campo limitrofo dell’illustrazione narrativa. Con delle immagini di grande fascino provenienti dalla metà dell’800.

Nel novembre del 1855, il Grande Terremoto Ansei aveva colpito la città di Edo (oggi Tokyo), facendo 7000 vittime e infliggendo enormi danni. In pochi giorni prese a diffondersi un nuovo tipo di stampe a colori, di tipo xilografico, conosciuto come Namazu-e (lett. “immagini pesce gatto”), diventando molto popolari tra gli abitanti della città traumtizzata. Come scrive il blog Pinktentacle, che ne offre una vastissima galleria:

Queste stampe presentavano raffigurazioni di pesci-gatto giganti di origine mitologica (Namazu) che, secondo la leggenda popolare, avevano provocato terremoti dibattendosi nelle loro tane sotterranee. Oltre ad offrire una certa dose di umorismo e critica sociale, molte di quelle stampe affermavano di offrire protezione dai terremoti futuri.

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Manga market: le cifre

Le cifre del mercato fumettistico giapponese sono quel che sono: numeri quasi incomparabili con quelli generati dai mercati occidentali. Sia in termini assoluti che in penetrazione.

I dati più recenti sul perimetro di questo mercato, secondo le fonti di monitoraggio ‘terzo’ tradizionali (i report del Research Institue for Publications), li ho ritrovati, insieme ad altri sulla readership e l’evoluzione dei formati digitali, nell’ultimo numero in lingua inglese di Nippon, una agile quanto insipida pubblicazione destinata alla promozione della cultura giapponese all’estero:

Una buona occasione per riassumere le risposte alla domanda: “qual è il mercato del fumetto in Giappone”?

Innanzitutto il market size, dunque. Che nel 2009 si aggirava intorno al 36% dell’intero mercato editoriale nipponico, per un totale di 448,3 miliardi di yen, ovvero – al cambio attuale – 3 miliardi e 800 milioni di euro abbondanti. Un mercato composto in parte da libri o albi (il nostro segmento “graphic novel”, per intenderci) pari al 15% dei prodotti venduti dall’intero mercato editoriale (478,5 milioni di copie), e in parte da riviste pari al 21% dei prodotti editoriali (circa 669 milioni di riviste vendute):

Altri dati fotografano invece l’andamento del mercato negli ultimi 3 decenni. Lo abbiamo già accennato in altre occasioni: gli anni più recenti sono stati caratterizzati da una progressiva contrazione (il boom del manga pare proprio esaurito, nel Sol Levante). Ce lo ricorda il grafico successivo, sebbene relativo al solo segmento libri/albi del 2008 (anche se il vero declino è stato quello che ha toccato le riviste):

Come ho raccontato altrove, segnali positivi sembrano venire dalla crescita del mercato dei fumetti digitali, che pare stia trainando l’intero mercato dell’editoria digitale nipponica. Anche se l’effetto virtuoso è ancora insufficiente a frenare la caduta nei volumi del fatturato fumettistico on paper:

Infine, un dato di tipo non econometrico. Ovvero un elemento classico con cui descrivere la readership del fumetto in Giappone, attraverso i comportamenti di consumo: la frequenza (attenzione: dichiarata) di lettura, per sesso e fascia d’età:

Su quest’ultimo dato, da sociologo mi tocca sottolineare un problema: l’assurda aggregazione in una fascia unica dei lettori fino ai 19 anni, che mescola infanzia, preadolescenza e adolescenza in un solo grande calderone.

Ma è anche vero che tale sintesi permette di notare due aspetti:

  1. come l’abitudine al fumetto cambi con l’età
  2. e come il maggiore consumo sia chiaramente differenziato tra maschietti e femminucce

Rispetto a quest’ultimo dato: mentre per gli uomini il superamento di infanzia e adolescenza coincide con minori acquisti (2 fumetti in meno al mese), per le donne si registra invece una sostanziale stabilità (o lieve incremento) delle letture fumettistiche nel passaggio dall’adolescenza alla giovinezza (la fascia delle ventenni).

Interessante anche il fatto che nella fascia dei 30enni non ci sia una distanza troppo forte tra i due sessi (1 manga al mese contro 1 mezzo).

E, forse, anche questa è una bella differenza: un dato quasi incomparabile, tra Giappone e fumetto delle nostre latitudini.

Buttarla sul manga, in piena catastrofe: esotismo ed empatia

Era sabato, e navigando sul sito del Corriere ho trovato questo:

E se in home page la calma era “irreale”, in pagina interna diventa “disumana”:

Eh già, il “popolo dei manga”, strana gente.

Ovverossia: l’immagine del Giappone che sta circolando sui media nostrani, in questi drammatici giorni post-terremoto, è filtrata da una pesante dose di stereotipi.

E in un simile contesto il fumetto sta giocando un ruolo, emblematico e paradossale, da cavallo di Troia di (antichi) esotismi verso il Sol Levante. Accompagnato da un’attenzione del fandom fumettistico che oscilla tra superficialità, cinismo e straordinaria empatia.

Insomma, di questo ho voluto scrivere di là.

Violence Jack, Go Nagai

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