Era Sergio Bonelli

Lui era Sergio Bonelli. E per ricordarci quanto ci ha segnati, e quale segno ha lasciato, basterà non dimenticare come è stato salutato.

Affollatamente. Da una massa di centinaia di persone che mescolava i ‘suoi’ fumettari, una buona fetta di editoria italiana, i tantissimi amici, e gli ancor più numerosi lettori di sempre.

Con un sacco di lacrime. Persino rare a vedersi in un settore – il fumetto – cementato da una leggerezza antica, spesso implicita, quasi genealogica.

Scherzando. Tra i tanti ‘fumettari’ che – superato il trauma di vedere SB davvero sparito – hanno rinnovato il proprio legame reciproco parlando la lingua del loro lavoro: citando frammenti di avventure immaginarie, battute scritte e battute ascoltate, aneddoti da fiera, sogni realizzati, ricordi di mangiate, viaggi e progetti di fantasia.

Con un rispetto silenzioso. Come quello del sindaco Pisapia, arrivato senza annunci, e senza farsi notare.

Partecipando. Tutti insieme, tanto lontani e tanto vicini a SB da sentirci ‘a casa’ anche tra sconosciuti: come il celebre lettore anonimo. Sì proprio lui, quello che sempre tutti incontrano per fiere, mostre e incontri, venuto all’ultimo, supremo raduno intorno alla sua passione bonelliana.

Con un’energia contagiosa, esplosa in uno scrosciante – e straziante – applauso al feretro diretto ormai verso la destinazione finale.

Domandandosi perché quando cade la tristezza in fondo al cuore come la neve non fa rumore

Lui era Sergio Bonelli.

Ecco perché, in fondo, è stata una giornata bella, per essere tristi.

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Qui il Corriere della Sera

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