pat pat, Fumetto!

Me lo riconoscerete: di Fumetto! 150 anni di storie italiane ho parlato sinora davvero poco, su questo blog. Anzi, pressoché mai: mi sono limitato a presentare immagini in anteprima, e a informare i lettori su alcune variegate presentazioni.

Da un certo punto di vista, credo che questo understatement abbia una causa precisa: i lavori in casa, il conseguente pendolarismo stagionale, e quella cronica riduzione del tempo libero di cui anche il blog risente e risentirà per qualche tempo. Per altro verso, penso sia in linea con la ‘strategia del silenzio’ che avevo già tenuto all’epoca del primo annuncio. Anche se, lo riconosco, tutto ciò è forse più figlio di altre (buone) ragioni, che ho messo a fuoco una volta terminato il volume. Ragioni un po’ mediologiche, un po’ fumettologiche e un po’ personali, la cui trattazione ho deciso di rimandare al dopo-Angouleme.

Lo so, la sto facendo lunga.

Il fatto è che, una volta tanto, ho una piccola notizia di ‘soddisfazione promozionale’ da dare, su questo volume. Per giunta, non la semplice “è già quasi esaurito” (peraltro: vero). Si tratta di una notizia più importante, direi: ha ricevuto una recensione positiva. Già.

Non che ne abbia ricevute di negative. Ma poiché non vi ho ammorbato, nei tre mesi passati, con la fanfara di una rassegna stampa semi-quotidiana dei pezzi usciti sulle maggiori e/o minori testate, per una volta lasciatemelo dire (e linkare): Fumetto! ha ricevuto una recensione di quelle per cui vale la pena lavorare sodo. O almeno questo vale per me. Perché non solo menziona positivamente il lavoro, ma ne discute i punti di merito principali, facendolo con più precisione di tante altre. E perché non è scritta da una penna qualsiasi. Che ne ha scritto presentandolo all’interno della sua rassegna sul meglio della produzione mondiale di fumetti nel 2012, alla voce: “Miglior libro sul fumetto dell’anno”.

Potrei dire che Paul Gravett – “the Man at the Crossroad”, secondo Neil Gaiman – sta al fumetto come Roger Ebert sta(va) al cinema. Potrei anche dire che nonostante il sottoscritto e Paul si sia collaborato insieme più volte, questa recensione non è stata sollecitata né auspicata da nessuno dei due: semplicemente british, Gravett ha ricevuto, letto, e scritto. Senza nemmeno avvisarmi (!). Se non fosse per uno scambio avvenuto pubblicamente nella mailing list PlatinumAge (quell’oasi creativa, composta da 400 scriteriati retrofumettologi, continuamente impegnata a scovar tartufi nella storia del fumetto di XIX e primo XX secolo).

Un libro sul fumetto italiano. Scritto da italiani. Pubblicato in lingua italiana. Possibile che secondo qualcuno – e NON italiano – possa essere considerato il “migliore saggio sul fumetto dell’anno”? La faccio breve: sarò privo di fantasia, ma una cosa così non (mi) ricapiterà spesso.

Per questo, per una volta, mi sono sentito come in quelle stupide scenette in cui il personaggio di un fumetto, in un momento morto o di transizione (di solito in vignette di raccordo), è seduto a riposarsi e riflettere. In primo piano al tavolo, o in campo medio, su una poltrona. A quel punto, alle sue spalle – oppure accanto, di lato – entra in scena un altro personaggio. Che gli poggia la mano sulle spalle e prima di iniziare un discorso che ci porterà lontani nell’intreccio – come un Esse-Esse a un MisterNo qualunque – vede il suo gesto accompagato da un’onomatopea di quelle che solo il fumetto: pat, pat.

Ecco, direi che quella recensione è stato come uno di quei pat pat. In un certo senso, un gesto di stima personale da parte di un osservatore che io stesso stimo. Ma soprattutto, più in generale, un gesto di stima per il fumetto italiano, che viene da uno dei più competenti conoscitori e divulgatori mondiali, la cui attenzione e interesse il nostro volume è riuscito a catalizzare.

Non molto diverso dall’onomatopea che userei io, dovessi letterare un’altra scenetta: quella in cui cerco di esprimere riconoscenza a Gianni, MatteoC. e a tutta la squadra che ha permesso la realizzazione di questo splendido libro. Che se si è meritato una recensione simile, è perché lo deve a tanti, troppi – dentro e fuori dal mero colophon.

 

Di identità italiana del fumetto italiano

Come si diceva, a Lucca presenteremo il libro Fumetto! 150 anni di storie italiane.

Al di là del piacere di vederlo finalmente in giro e di raccogliere i primi commenti, tengo molto alla sua prima “uscita pubblica”. Credo, infatti, sia una buona occasione per avviare una discussione cui sono particolarmente interessato. Gianni Bono ed io abbiamo infatti chiesto a due autori importanti – Alfredo Castelli e Igort, rappresentativi di tradizioni e modelli (a ragione o a torto) distanti – di porsi con noi una domanda: esiste una italianità nel fumetto? Detto in modo un po’ meno grossolano: in che misura il fumetto italiano porta con sé i segni dell’identità culturale nazionale?

un’immagine dai risguardi del libro: il Paperino di Federico Pedrocchi scruta l’Italia

L’obiettivo di questa chiacchierata sarà anche andare un po’ oltre l’ottica strettamente produttivo-editoriale, che si limita a riconoscere il dato pur cruciale della coppia distribuzione (centralità dell’edicola) + formato (albo ‘bonelliano’). Per provare a interrogarsi su un’identità fatta di idee, immaginari, pratiche, narrazioni, estetiche, linguaggi che hanno alimentato – e continuano ad alimentare – la *unicità* e riconoscibilità del fumetto italiano.

Credo che riflettere su un tema del genere abbia un significato non solo generale o speculativo, ma strategico: può essere di grande aiuto sia per capire meglio il suo percorso (“come il fumetto italiano è arrivato ad essere quello che è”), sia per mettere a fuoco alcuni aspetti utili al suo presentarsi in altri contesti e mercati (“cosa fa del fumetto italiano una fumettografia diversa dalle altre”).

Personalmente, non avendo che poche e parziali risposte, per il momento mi limito a porre la domanda, e a raccogliere le prime risposte. Con una curiosità tra le curiosità: e voi, cosa ne pensate?

L’appuntamento è per sabato 3 novembre, presso Camera di Commercio – Sala Dell’Oro

14:00 – 15:00 – L’identità italiana del fumetto italiano
In occasione della pubblicazione del volume Fumetto! 150 anni di storie italiane (a cura di Gianni Bono e Matteo Stefanelli, Rizzoli), un confronto sulla tradizione, la cultura e l’identità del fumetto nazionale. Partecipano Alfredo Castelli, Igort, i curatori e Renato Genovese (Direttore Lucca Comics & Games).

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