Fumettodappertutto (o 1 settimana in Francia)

Putacaso di trovarti per una settimana in ferie in Francia, in una regione qualsiasi (Parigi esclusa). E sempre per caso, di fare ciò che normalmente accade di fare in vacanza – soprattutto ai “lettori forti” – ovvero fare un salto in una qualche edicola, per rifornirsi di letture.

Ecco, in frangenti come questo, è facile – soprattutto per un “lettore forte fumettòfilo” – rendersi conto di quanto il fumetto sia una forma comunicativa diffusa nella stampa francese. E in una misura francamente poco comparabile a quanto accade in altri paesi occidentali. Italia inclusa.

Per *diffusa*, badate bene, intendo qualcosa di diverso da “le librerie sono piene di fumetti”. Che non mi pare certo una novità da ribadire qui, tanto è assodata. Piuttosto, il mio è un invito a riflettere sulla presenza del fumetto all’interno della stampa periodica (non a fumetti) che, nonostante la crisi, in Francia continua ad essere piuttosto florida nelle edicole. Penso soprattutto alla stampa periodica non facilmente sostituibile dalla tv e da internet: i magazine di approfondimento giornalistico, la “presse culture”, o i lifestyle o, ancora, la stampa al confine tra analisi e informazione su tendenze, moda, politica, consumi.

Insomma: ho passato una settimana di vacanze in Francia, ho acquistato un tot di magazine periodici, e ho pensato di condividere qualche frammento di letture estive qui. Una sorta di “rassegna stampa fumettocentrica” distribuita in una serie di post semplici e brevi, con qualche immagine e link, utili per non dimenticare perché ha ancora senso parlare, per il fumetto, di “exception francaise”.

Da oggi, 9 giorni di post quotidiani taggati #1sF (1 settimana in Francia), dunque. [Per una settimana, metto in pausa ‘1001 Fumetti’]. Con una promessa: troverete anche non poche sorprese legate a ‘ingredienti italiani’.

Il mercato del fumetto in Francia: altri dati (2012)

Con tempismo discutibile, riporto alcuni dati sull’andamento del mercato del fumetto in Francia nel 2012. Si tratta dei dati di GfK, la seconda fonte che, da ormai parecchi anni, si affianca – alterna – a Ipsos/LivresHebdo (i cui dati ho già riferito qui) offrendo un monitoraggio analogo (sempre a campione) sebbene con qualche differenza.

Nella sua sintesi GfK non si sofferma sui dati di produzione, già ampiamente confermati dalle altre fonti, e offre il dato principale:

  • 37 milioni di copie vendute, ovvero -2,9% sul 2011

Venti di crisi insomma, allineati alla tendenza rilevata anche da Ipsos, sebbene la contrazione delle copie si basi su cifre assolute piuttosto differenti: 32 milioni di copie secondo Ipsos, ovvero ben 5 milioni di copie in meno. Effetti collaterali di metodologie non proprio a prova di bomba.

L’industria del fumetto tiene però botta, sul piano economico, se guardiamo al fatturato:

  • 412 milioni di €, ovvero +0,7% sul 2011

Ovvero, come è autoevidente, la diminuzione delle vendite è compensata dall’aumento dei prezzi medi dei prodotti immessi sul mercato. Anche qui, la differenza con la rilevazione Ipsos non è nella tendenza ma nelle cifre assolute: oltre i 400 qui, poco sopra i 350 là.

I dati di GfK offrono però un livello di dettaglio interessante sui canali distributivi, i cui dati (a valore) sono:

  • GDO alimentare in forte calo: -6,1% sul 2011
  • GDO culturale in lieve crescita: +1,7%
  • librerie in crescita più marcata: +2,5%

La contrazione del mercato, quindi, è determinata soprattutto da quanto accaduto presso Carrefour, Auchan et similia. Il che è pur sempre un dato importante: il fumetto è forte nei suoi canali ‘forti’ (librerie e grandi catene culturali/multimedia), ma si mostra debole rispetto al più ampio perimetro dei consumi di massa. Detto in modo brutale: i lettori forti lo sostengono, ma il pubblico (ultra)occasionale sta tornando a sbnobbarlo.

GfK non si sofferma in dettaglio sul declino del “prodotto francese” (le grandi serie popolari), sottolineato altrove. Sulla ‘bédé’ si limita a registrare i successi dell’anno, suonando la fanfara del “ritorno oltre la soglia delle 300.000 copie” per due titoli, Blake et Mortimer, Le serment des cinq lords e Titeuf, A la folie!, finiti 10° e 11° nella classifica generale dei bestseller editoriali del 2012. I primi 10, peraltro:

  1. LES AVENTURES DE BLAKE ET MORTIMER. VOLUME 21, LE SERMENT DES CINQ LORDS
  2. TITEUF. VOLUME 13, A LA FOLIE !
  3. LARGO WINCH. VOLUME 18, COLERE ROUGE
  4. LOU ! VOLUME 6, L’AGE DE CRISTAL
  5. LE CHAT. VOLUME 17, LE CHAT ERECTUS
  6. XIII. VOLUME 21, L’APPAT
  7. LES AVENTURES DE LUCKY LUKE D’APRES MORRIS. VOLUME 5, CAVALIER SEUL
  8. LES BIDOCHON. VOLUME 21, LES BIDOCHON SAUVENT LA PLANETE
  9. CHRONIQUES DE JERUSALEM
  10. LES LEGENDAIRES. VOLUME 15, AMOUR MORTEL

Tuttavia la sintetica analisi delle vendite permette di osservare quali sono le tipologie di prodotti stranieri che soffrono di più, e quali di meno. A quanto pare la produzione nordamericana, grazie soprattutto a The Walking Dead, progredisce; i manga, invece, continuano a perdere terreno:

  • categoria ‘comics’: +23% (a volume, ovvero copie vendute)
  • categoria ‘manga’: -3,8% (a valore)

Il dato più interessante, in quest’ultimo caso, lo offre la distinzione dei manga per target:

  • shojo: -7,1%
  • shonen:  -2,8%

Ovvero: sono le lettrici, le ragazze consumatrici di manga sentimentali, ad abbandonare sempre più il fumetto. Il che mi pare un segnale piuttosto preoccupante. Soprattutto se indicasse una tendenza complessiva, e non solo francese.

Il successo dell’industria del fumetto negli ultimi venti anni deve molto all’ingresso di nuovi pubblici, adulti in generale (graphic novel in libreria, per dirla un po’ a spanne), ma soprattutto di giovanissime lettrici di prodotti popolari (shojo manga, sempre per capirci). Se questi pubblici si contraggono… quali rimedi?

Commento italiano-centrico: no, Davvero non appartiene a questi rimedi.

 

La stampa specializzata attacca, e il Ministro sbiella (in Francia)

Il Ministro della Cultura francese, Aurélie Filippetti, dopo avere visitato il festival di Angouleme la scorsa settimana, è stata intervistata dal webmagazine di fumetto ActuaBD. Ma alcuni passaggi in questa intervista sono stati subito criticati, su Twitter, da diversi autori e operatori.

Si trattava soprattutto delle affermazioni in cui la Filippetti descriveva il settore come in piena crescita, parlava di fumetto come strumento buono (solo) per aiutare i bambini nell’apprendimento della lettura, e sottolineava l’importanza dei librai sugli autori.

La conseguenza è stata che alle critiche su Twitter si sono accodate testate come Actualitté, Rue89 e Télérama. A questo punto, nella mattina di ieri, dal suo stesso account Twitter @aurelifil, la Ministra ha iniziato a replicare ai diretti interessati. Con contenuti ben riportati in questo articolo: accuse di scarsa deontologia, malafede, disonestà. Risultato: un piccolo disastro.

Agli atti, quindi, tocca mettere un fatto. La stampa specializzata nel fumetto è riuscita (in Francia, eh già) a mostrare la scarsa competenza di un Ministro importante. E oltre: toccandola nel vivo, la ha condotta a una evitabile figuraccia. Una piccola lezione di giornalismo (e di suscettibilità politica).

Sotto le nuvolette: un’inchiesta sulla crisi

Da qualche giorno è online il trailer di un documentario sul fumetto in Francia, intitolato Sous les bulles, che vuole essere un’inchiesta sulla situazione economica di questa industria editoriale. Il teaser, qualche mese fa, pareva piuttosto generico:

In realtà il trailer chiarisce meglio gli obiettivi del documentario. Che pare, piuttosto, un ritratto del fumetto francese sul versante dei “mutamenti critici del mercato”. Dinamiche di produzione, tendenze commerciali, prassi contrattuali e diritti d’autore. Il tutto realizzato attraverso interviste a editori, autori, distributori, giornalisti.

Certo, l’approccio pare piuttosto “a tesi”: mettere a fuoco un clima di impoverimento del mestiere e del settore, insistendo in particolare sulle condizioni di vita e di lavoro degli autori, sempre più spesso precarizzati da modelli produttivi rapidissimi e iperflessibili. Come ha scritto la regista, l’orizzonte del racconto è:

Tra “storie di successo” e le ansie di fronte a un settore in rapida evoluzione, di fronte alla concorrenza dei comics USA e soprattutto dei manga, un intero mondo si rivela molto più feroce e fragile di quanto avremmo potuto immaginare.

Per certi versi, un discorso che non si discosta da quelli di molti osservatori critici dei mutamenti nell’editoria in generale. Peraltro, lo spettro dell’inchiesta economica mi pare un po’ parziale: la visione editoriale-centrica lascia sullo sfondo l’enorme territorio del mercato del licensing, motore principale della ‘crescita’, nel fumetto contemporaneo.

Tuttavia, per quanto a tinte fosche, questo ritratto mi sembra certamente realistico. Soprattutto quando si concentra sulle condizioni di lavoro degli autori, anello sempre più debole della tradizionale catena del valore nella ‘vecchia’ editoria fumettistica. Ed è qui che le domande di Maiana Bidegain si fanno, a mio avviso, più interessanti:

In cosa consiste, vista giorno per giorno, la vita quotidiana di un fumettista?
Quanto guadagna un autore sulla vendita di un libro?
Qual è la parte degli altri attori nella catena del libro su questo prezzo?
Quanti libri dovrebbe vendere un libraio per essere in grado di pagarsi uno stipendio?
Cosa accadrà con l’avvento del digitale?

La presentazione del documentario sarà durante l’imminente festival di Angouleme. E il trailer è qua:

Nel frattempo, proprio il festival di Angouleme ha svelato su YouTube lo spot televisivo che andrà in onda da dopodomani, per una settimana circa, su France 2. Una pimpante animazione creata da Lewis Trondheim, che ha per protagonista la mascotte del festival – Le Fauve – all’insegna dello slogan “Il Fauve picchia duro”:

Editoria e pirateria, in Francia

Nel mese del festival di Angoulême, l’agenda dei fumettologi si fa più francòfila del solito. E la mia attenzione si incaglia anche in elementi ridondanti. Come questa infografica.

Niente trovate graficamente spettacolari, in questo caso. Piuttosto, un semplice incrocio di fonti (tra cui quella di cui parlavo qui) che ha il pregio non solo della sintesi, ma di uno sguardo comparativo: ci offre dati sulla pirateria di fumetto all’interno dell0 scenario più complessivo della pirateria editoriale in Francia.

E questi dati dovrebbero fare assai riflettere. In particolare su un tema: la (s)proprorzione tra libri e fumetti piratati. Fatti 100 i libri piratati (sommando le stime, intorno ai 20/22.000), circa il 40% sarebbero fumetti. E se andiamo oltre le ovvie considerazioni generali sul problema, direi che siamo di fronte a un indicatore molto, molto interessante.

infografica_FR

via

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