Discorsi da ombrellone, by Francesca Ghermandi

Cartoline dall’Adriatico, di Francesca Ghermandi, Internazionale, 27 luglio 2012

Un festival delle differenze creative: Bilbolbul

Tra i tanti parzialissimi aspetti che compongo le ragioni per partecipare a un festival, c’è n’è uno (non l’unico) piuttosto personale: talvolta sono buone occasioni non solo per informarsi, ma per costringersi a riflettere.

Per questo continuo a essere grato a Lucca Comics e a Bilbolbul: perché preparare gli incontri che mi trovo a condurre in quelle occasioni, significa (anche) costringermi a riflettere su aspetti che non necessariamente sono in cima all’agenda dei miei interessi. Un esercizio essenziale, per un fumettologo.

Il genere di riflessioni che mi sollecitano i due festival, però, è molto diverso.

A Lucca, con i ‘Comics Talks’, mi trovo a dover ragionare soprattutto su questioni “di scenario”: fenomeni culturali, tendenze editoriali, dinamiche professionali. A Bologna, invece, mi trovo a dover ragionare d’altro: le pratiche artistiche, le poetiche, i progetti espressivi degli autori. Sono passate poche settimane dall’ultima edizione di Bilbolbul, e allora qualche osservazione su quest’ultimo.

Sono passate poche settimane dall’ultima edizione di Bilbolbul, e una fresca pubblicazione credo mostri bene quanto la riflessione sugli autori e le loro pratiche sia il cuore intorno a cui ruota l’identità specifica del festival bolognese. Il nuovo numero della rivista Lo Straniero, diretta da Goffredo Fofi, ospita una sezione dedicata a Bilbolbul 2012. Nel testo di apertura Edo Chieregato, tra i curatori del festival, descrive in modo molto chiaro il baricentro di questo festival:

La sesta edizione è un’occasione per considerare come il fumetto, negli anni più recenti, stia vivendo una trasformazione profonda, che lo porta a dialogare, quasi a fondersi con altre forme espressive, più vicine alla grafica, all’illustrazione, all’arte contemporanea. In quest’ottica la compresenza di tre autori come Atak, Francesca Ghermandi e Blutch ci sembra importante perché attraverso la loro opera hanno in qualche modo anticipato questa direzione. […]

Atak (1967) in Germania, e la Ghermandi (1964) in Italia, hanno respirato negli anni del loro esordio quell’aria di nuovo, in cui il fumetto in Europa inizia a contaminarsi con gli altri media. Il gruppo Valvoline e il Nuovo fumetto da noi, l’avanguardia del gruppo Renate, artisti come Anke Feuchtenberger e Martin Tom Dieck, da loro, sono tra le esperienze più significative a livello internazionale in cui il fumetto negli anni ottanta ha iniziato a dialogare e a mescolarsi con l’arte grafica, la moda, la pubblicità, il design, il video

Di Francesca Ghermandi parla quindi Enrico Fornaroli, in un articolo che prende in esame soprattutto l’ultimo libro, Cronache dalla palude. Un intervento utile per mettere a fuoco il lavoro della fumettista bolognese come “costruttrice di mondi” grafici, dotati di regole autonome, che vanno dagli oggetti alla lingua al character design, fino a un segno che – paradossalmente – insegue sempre più l’imperfezione come risorsa espressiva.

A proposito di Blutch ho scritto invece in un pezzo che mi è stato molto utile: è servito a prepararmi per conversare insieme, mettendomi in grado di chiarire alcune questioni: la natura anti-narrativa di molte sue ‘trame’ (come quella del suo ultimo libro, di cui parla Daniele qui), la dissimulazione – attoriale – che caratterizza tanti suoi personaggi, e il rapporto tra disegno e corpo. Temi a mio avviso affascinanti e complessi, di cui abbiamo poi discusso in una conferenza che ricorderò come particolarmente interessante (una sintesi veloce si trova qua).

A questo punto, però, credo valga la pena aggiungere un elemento. Un dettaglio. Voglio parlarvi di una singola sala espositiva dell’ultima edizione di questo festival.

Le mostre dedicate ad Atak e Ghermandi erano allestite, in sale diverse, nello stesso contesto espositivo, il Museo Archeologico. Il passaggio dall’una all’altra mostra avveniva attraverso una piccola stanza, buia. Una sala piuttosto misteriosa, senza alcun pannello o didascalia, riempita solo da un tavolo e piccole luci rivolte verso libri anch’essi misteriosi: dai formati diversi, ma tutti con copertine bianche come la carta:

Si trattava di una stanza dai contenuti “condivisi”. Che il curatore mi ha descritto così:

era la prima volta che facevamo ‘congiungere’ due mostre. In questo caso, i due autori hanno molti punti di contatto: l’innovazione della generazione artistica di appartenenza (Valvoline/Frigidaire e Renate); la trasversalità dei linguaggi (disegno, fumetto, illustrazione, grafica, animazione); la fascinazione per l’immaginario pop americano; l’attrazione per il gioco, per l’infanzia, il mondo matto e il “mondo gomma”, ma soprattutto il mondo rovesciato che deriva dall’Alice di Carroll e sembra essere una lente con cui entrambi, spesso, guardano e interpretano la realtà. Da Alice Atak ha realizzato una sua opera, e Francesca è partita per il progetto che poi divenne Pastil.

Abbiamo pensato così a un percorso con una stanza comune. Una possibilità poteva essere quella di una composizione e mescolanza delle opere dei due che potesse mettere in luce alcune similitudini, ma anche così mi sembrava di banalizzare. Siccome la mostra di Atak è costruita con l’intento di partire dal suo fumetto delle origini per poi mostrare, nonostante l’allontanamento dal linguaggio, una costante e continua immersione nel mondo fumetto attraverso i suoi progetti e la sua collezione personale, mi sembrava che mettere nella stanza comune dei libri di “fumetto fumetto” potesse dire che, nella sostanza, è di questo che stiamo parlando.

Sul tavolo erano disposti dodici libri/autori. Otto dei quali indispensabili per cogliere la complessa genealogia (invisibile) da cui Ghermandi e Atak discendono:

  • Little Nemo
  • Terry e Pirati
  • Tintin
  • Silver Surfer
  • Jacovitti
  • Pazienza
  • Paperino (by Carl Barks)
  • Tales of the Crypt

Quattro libri/autori, invece, erano presenti in quanto più volte menzionati, consapevolmente, dai due diversi autori:

  • Gary Panter
  • Dick Tracy
  • KAZ
  • Ghost World

In quella stanza bizzarra e misteriosa, dai confini incerti e un po’ spiazzanti, era presente – in una forma più allusiva che didattica – la “lingua comune” dei due fumettisti. Una chiave di accesso alla creatività degli autori, e insieme un gioco di sponda tra i percorsi da cui provengono e le incomparabili individualità che sono diventati. Nelle parole di Edo Chieregato:

La gente si fermava un po’ a guardare i libri. Non so se e quanto riflettendo sul suo significato. Ma penso – spero – che abbia influito su una fruizione anche un po’ inconscia, o a posteriori. Credo che anche una mostra possa avere il suo ‘spazio bianco’.

In questa stanza ho trovato uno splendido riassunto dell’approccio di Bilbolbul: un festival che mette al centro le pratiche artistiche, sottolineando le differenze creative, ma cercando anche di esplorarne i punti di contatto ‘invisibili’.

Marketing urbano e illustrazione: Rimini by Ghermandi

L’edizione 2010 del manifesto balneare della città di Rimini è stata realizzata dalla fumettista e illustratrice Francesca Ghermandi:

Il lavoro di Ghermandi – prima donna a essere chiamata all’interessante compito – si inserisce in una piccola ma lunga tradizione del capoluogo dell’industria balneare italiana, che risale agli anni Venti del XX secolo. Memorabile l’affiche realizzata dal grande Marcello Dudovich nel 1922, ma si possono ricordare anche altre interpretazioni illustrate, fra cui quella di Milo Manara:

Laura Gemini, studiosa di immaginari del turismo, si è divertita a guardare l’immagine della Ghermandi dal punto di vista delle implicazioni simboliche che solleva oggi, a valle di un’annata caratterizzata da fenomeni di successo come Avatar:

Nelle mani della fantasia immaginifica di Francesca Ghermandi, Rimini e il suo mare diventano un tuffo nell’immaginario. Ironico e divertito di una sirenetta che insieme ad altri, si direbbe dal disegno, si immerge munita di occhialini per il 3D nelle profondità del mare. Lo sappiamo che non è questa la caratteristica delle nostre sabbiose e torbide acque ma è pur vero che molto dipende dalla prospettiva con cui si guarda. Se indossiamo lo sguardo del 3D vuole dire che è lo spirito di un immaginario performativo – dell’andare dentro, del fare esperienza delle immagini attraverso il corpo – a caratterizzare la comunicazione e il modo con cui ognuno, a suo modo, intende un luogo, una vacanza e in senso più generale l’abitare. Quegli occhialini su una faccina da cappasanta la dicono lunga sulla dimensione mediale dell’esperienza alla faccia delle rappresentazioni didascaliche che ormai non dicono più niente di nuovo sul consumo turistico e sull’identità dei luoghi.

A una simile attenzione per l’affiche, tuttavia – mi dicono alcuni riminesi – non si accompagna un’altrettanto curata e compiuta programmazione di eventi culturali. Non saprei che dire. Comunque vada, l’estate di Rimini, grazie a Francesca, sarà di certo un tuffo nell’immaginario (disegnato).

[Angouleme 2010] La mostra 100 x 100

Ultimo (lungo) post di una (lunga) serie dedicata alla 37a edizione del festival di Angouleme. Last, but not least, qualche parola sulla mostra Cent pour Cent.

Una mostra collettiva piuttosto ambiziosa, che ha caratterizzato la proposta culturale del festival di quest’anno, al pari della (eccellente) personale dedicata a Blutch, Presidente del Jury 2010. L’idea: 100 tavole realizzate da 100 protagonisti del fumetto contemporaneo, chiamati a reinterpretare 100 opere custodite nella collezione permanente del Museo.

La mostra è stata pensata come una sorta di ‘manifesto’ del Museo del Fumetto di Angouleme, a sostegno delle iniziative per il recente lancio della sua nuova sede, fra cui una serata di pre-inaugurazione del festival che si è distinta per la proposta di uno spettacolo di danza contemporanea ispirato al fumetto.

La lista completa degli autori – una specie di who’s who del graphic novel (e non solo) internazionale, con qualche eccezione – la trovate qui.

Lorenzo Mattotti

Come curatore sono stato invitato dal Museo ad occuparmi della selezione di autori italiani (eccetto Mattotti, chiamato direttamente dal Museo per realizzare l’affiche che avete visto più sopra). Insieme ai curatori Jean-Philippe Martin e Pili Munoz, ho lavorato in un gruppo eterogeneo e cosmopolita costituito da critici provenienti da Spagna, Giappone, Portogallo, Cina, Gran Bretagna, Croazia, Corea. Il lavoro e lo scambio che ne sono nati credo abbia aiutato – nei pregi e nei limiti – quello che a oggi è il più articolato evento curatoriale internazionale mai realizzato nell’ambito dei comics, grazie al ruolo pivot della Cité de la BD. Un progetto interessante non solo per l’opportunità che mi ha dato di presentare al pubblico internazionale un certo gruppo di autori italiani di grande valore. Ma anche perché mi ha permesso di riflettere non tanto sui modelli (evidenti o impliciti, consapevoli o meno) quanto sulle logiche di ‘riscrittura’. Perché reinterpretare è anche autodefinirsi, inserirsi in una rete di riferimenti è anche svelarsi, e ‘omaggiare’ un modello è, in fondo, un modo potente per riflettere sulla propria pratica artistica.

Semplifico un tot. Ma credo di avere osservato quattro strategie differenti incrociarsi tra queste tavole. Una più filologica, in cui il modello è trattato secondo una logica di intervento ‘riproduttivo’: il ‘senso’ di quella tavola è tutto “lì”, quasi autoevidente, definitivo, cui l’autore offre se stesso come una sorta di cosciente reincarnazione (il caso di Ghermandi).

Francesca Ghermandi

Una seconda strategia mi è parsa genealogica, e qui il ‘rispetto’ è testimoniato su un piano meno evidente, diciamo più ampiamente “culturale”: il sentimento di appartenenza – pur nella differenza di stili – ad una medesima famiglia di percorsi artistici cui si riconosce una specifica primogenitura, e che passa attraverso dettagli o aspetti apparentemente secondari, illuminati dallo sguardo dell’autore che se ne è appropriato (guardate Bacilieri e Corona). Una terza strategia potremmo chiamarla plastica: il modello si fa risorsa operativa, e il suo senso diventa fornire una specie di cassetta degli attrezzi simbolici per l’espressione dei propri stilemi (Mattotti, Nanni, Barbucci).

Infine una strategia concettuale, in cui il modello è radicalmente trasformato per dare vita ad una riflessione di natura speculativa, sul proprio lavoro o sul linguaggio stesso. (Un esempio? Guardate cosa ha fatto Scott McCloud a partire da Ernie Bushmiller).

Igort e Leila Marzocchi

Mi pare che gli italiani – stando a questo pur discutibile schema – si siano rivelati attenti soprattutto al piano plastico. Non troppo archeologi, di moderata curiosità antropologica, ma molto attenti alla dimensione formale (pur senza premere per una speculazione formalista). Molto italiani, direi.

Davide Toffolo

E ora al sodo: le tavole. Qui trovate quelle dei soli artisti selezionati. Sul prossimo Animals, un ampio reportage – inclusi i “modelli”.

Non esistesse google, avremmo anche potuto giocare a “indovina il modello di partenza”. C’è comunque qualche caso non facilissimo… Ok, primo (e ultimo) blogquiz: chi indovina autore e opera (per le strips basta il titolo: non sono così perfido) del ‘modello’ di ciascuna di queste tavole vince… Intanto iniziate. Poi vediamo. Rien ne va plus.

Giorgio Cavazzano

Gabriella Giandelli

Alessandro Barbucci

Marco Corona

Giacomo Nanni

Sergio Toppi

Paolo Bacilieri

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: