Tintin filmfake (un altro)

Vi ricordate questo fan-trailer? Non è nulla, rispetto al fake prodotto da Fliphouse Productions, che a poche ore dall’uscita del trailer ufficiale ha messo online un vero e proprio cortometraggio. E il buon Tintin ne esce trasformato da “giovane ragazzo asessuato che non dice parolacce e non beve”, in questo:

E c’è pure un’affiche molto action:

Al film di Steven Spielberg attende un percorso, diciamo, tutto in salita.

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Calvin & Hobbes amateur video

Una nuova occasione per esplorare la ricchezza del fandom fumettistico online. Italiano, per giunta: Donato Di Carlo, dello studio creativo Dadomani, è il nome dell’appassionato videomaker che ha voluto realizzare una animazione tratta da Calvin&Hobbes:

via Cosechesimuovono

Torpedo (amateur) short movie

Casual friday.

Che però non è né casual né friday, essendo – almeno ai miei occhi – un giorno qualunque inserito in uno spaziotempo alternativo noto come “vacanze”. Uno spaziotempo da cui possono comunicare i blog “automatizzati”, ma non i blogger. Evviva.

Comunque sia, Fumettologicamente prosegue – come già fatto qui e qui – a segnalare un’altra produzione cine-amatoriale di matrice fumettistica. Si tratta di un corto dedicato a uno dei più noti protagonisti della storia dei fumetti spagnoli: l’hard boiled ‘sopra le righe’ Torpedo, di Abuli e Bernet:

Chabon racconta il fumetto >1

Se c’è uno scrittore, tra i protagonisti della narrativa contemporanea “più apprezzati da pubblico e critica”, in grado di costruire costanti affabulazioni fumettologiche, quello è certamente Michael Chabon. Già autore del celebrato Le fantastiche avventure di Kavalier&Clay, Chabon è recentemente tornato nelle librerie con un libro che non è un romanzo, ma una sorta di raccolta di saggi dal tema comune, ovvero la propria storia di ‘maschio’: figlio, ragazzino, padre, marito. Il libro è Manhood for Amateurs, uscito a fine 2009 ma tradotto da Rizzoli solo pochi mesi fa, con il titolo di Uomini si diventa.

In questo racconto-riflessione, malinconico e affascinante persino più dei suoi stessi romanzi, Chabon ci immerge in ricordi e meditazioni in cui il gusto e la passione fumettòfila giocano un ruolo fondamentale. Episodi molto numerosi che diventano, nelle mani di Chabon, l’occasione per incrociare l’esperienza personale di un uomo (un maschio) con frammenti di storia sociale del fumetto, punteggiando l’auto-narrazione con riflessioni sulla cultura del fumetto tra le più brillanti che mi sia capitato di leggere in giro, in questi anni.

Una lettura vivamente consigliata, quindi. Di cui questa estate vi voglio presentare – a più riprese – qualche stralcio fumettologicamente rilevante. A partire dal primo capitolo. Titolo italiano: “Il club degli sfigati”:

Battei a macchina il primo bollettino del Columbia Comic Book Club sulla Smith Corona del 1960 di mia madre, prendendo spunto dalla rubrica mensile “Stan’s Soapbox”, attraverso cui, nel corso degli anni Settanta, Stan Lee creò e alimentò l’idea di una comunità di fan della Marvel Comics. Lo scrissi in forma di frenetico omaggio, ricco di punti esclamativi, alla prosa di Lee: quell’esaltante, saccente amalgama di Oscar Levant, Walter Winchell, Mad Magazine e slang militare americano vecchio di trent’anni.

[…]

Nel suo piccolo, quel gesto di infondato ottimismo rispecchiava l’impresa dello stesso Stan Lee. Agli inizi degli anni Sessanta, quando la “Stan’s Soapbox” cominciò a rivolgersi alla comunità dei fan Marvel, la comunità dei fan Marvel non esisteva. La Marvel era un’azienda prossima al fallimento, schiacciata, strangolata e bistrattata dalla gigantesca rivale, la DC Comics. Creare i Fantastici Quattro – la prima delle “nuove” testate Marvel – fu, da parte di Lee, un tentativo disperato, un forsennato sbracciarsi prima che il barile precipitasse giù dalla cascata.

Ma nelle pagine dei fumetti Marvel, Lee si comportò fin dall’inizio come se un vasto e appassionato pubblico di lettori attendesse con ansia ogni singolo numero sfornato da lui e dai suoi più fidati collaboratori: Jack Kirby e Steve Ditko. E, in un arco di tempo relativamente breve, questa audacia – come accadeva in tutte le storie di magica audacia tanto amate dai ragazzini solitari come me – fu ricompensata. Fingendo di avere una vasta rete di fan, l’ex fan Stanley Lieber si ritrovò ad avere una vasta rete di fan. Creando, a colpi di nastro per macchina da scrivere e sedie pieghevoli, il C.C.B.C., io speravo di ottenere un’alchimia simile. Simulando di avere degli amici, forse sarei riuscito a inventarmene qualcuno.

E’ questo il punto in cui, per me, l’arte e la condizione di fan coincidono. Ogni opera d’arte è la metà di una stretta di mano segreta, una sfida che cerca la sua parola d’ordine, un eliografo che lampeggia dalla finestra di una torre, un atto di inguaribile ottimismo al servizio di uno smisurato desiderio. Ogni grande disco o romanzo o fumetto invoca la prima riunione di un fan club i cui membri formano un’entità unica, anche quando possiede sezioni in ogni città – in ogni cranio – del mondo. L’arte, così come la condizione di fan, afferma la possibilità della fratellanza in un mondo costruito interamente con i materiali della solitudine. Il romanziere, il fumettista, l’autore di canzoni sa che il suo gesto è una partita persa in partenza, ma lo compie ugualmente, fa brillare il suo frammento di specchio, non nell’eventualità che il segnale venga visto o compreso, ma come se un’eventualità del genere esistesse.

[Continua…]

Calvin & Hobbes fan-made short video

YouTube nasconde – e porta all’emersione – una gran quantità di video e film amatoriali che lavorano sull’immaginario fumettistico. Atmosfere casalinghe per questa piccola sorpresa amatoriale francese, dedicata ad una delle più amate daily strips di sempre:

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