La grafomania di Robert Crumb, in 1344 comode pagine

Ho pochi dubbi: è in uscita quello che mi pare uno dei progetti editoriali più ambiziosi del decennio. Si tratta della raccolta degli sketchbook di Robert Crumb, lìder maximo del disegno realistico-grottesco contemporaneo, e una delle figure centrali nella storia del fumetto.

L’opera si chiama Robert Crumb. The sketchbooks. 1982-2011, ed è composta da sei volumi in tiratura limitata (1000 copie), di 220 pagine ciascuno, per un totale di 1344 pagine, raccolte in un comodo (ok: sto mentendo) cofanetto.

Crumb è forse l’autore di fumetto che ha pubblicato, nel corso della sua carriera, più sketchbook, con editori come Kitchen Sink, Fantagraphics, Drawn & Quarterly. Un’ampia edizione di essi è stata quella pubblicata tra il 1981 e il 1997 dall’editore tedesco Zweitausendeins, il solo (finora) ad averli riprodotti direttamente dai disegni originali. Ma mentre in quella edizione compariva qualsiasi genere di disegno da lui prodotto, per Taschen Crumb ha curato una selezione del ‘meglio’ della sua ossessiva, sterminata grafomania.

Nella brevissima introduzione a questo gruppo di volumi, Crumb spiega da un lato la graduale riduzione dell’entità degli sketchbook negli ultimi anni, dall’altro le personali motivazioni verso il “disegnare schizzi” oggi, all’età di 68 anni. La cristallina autoanalisi di un artista compiuto, i cui passaggi essenziali mi sembrano i seguenti (e non sto a tradurli, direi):

the compulsion to draw in sketchbooks has gradually tapered off over the years until now I rarely do it anymore. […]
The motivation has very slowly dwindled away. […] I’m 68 years old. I’ve done so much drawing in my life! […]

I’ve left my big ol’ mark on the world. I’ve drawn everything, over and over again. For decades my identity was completely tied up with drawing pictures. […]

my ego clung with this artist identity. I was the guy who drew all the time, always doodling in that book. That was R. Crumb. […]

In my youth it was all I knew. It was how I coped with the world, it was my very survival. I had nothing else. It was not just for the aesthetic pleasure of it that I drew, it was mainly to stay alive!

Of course I still draw to earn a living, it’s still my bread and butter, but it is no longer the core of my identity. I no longer live my life on paper.

Dopo avere letto in anteprima un paio (il vol. 7 e il vol. 12) di questi tomi, e ripensando ad altri fumettisti che hanno pubblicato sketchbook negli ultimi anni, ho pensato a qualche nota. Brevissima.

Rispetto a suoi *eredi* come Chris Ware – altro autore di splendide raccolte di disegni occasionali – quel che colpisce qui non è tanto la flessibilità e diversità del segno, quanto piuttosto il contrario: pur nella varietà di occasioni, a sorprendere (per chi non ne avesse mai sfogliati prima) è la tenuta stilistica della mano di Crumb.

A Legend was Born, October 1992

Rispetto a un altro grafologorroico – se mi passate il termine – come Joann Sfar, inoltre, Crumb si distingue per un aspetto importante. In Sfar gli sketchbook hanno spesso una natura discorsiva, non tanto (non solo) nel senso che sono ‘verbosi’, quanto per il fatto che rappresentano la declinazione grafica di una propensione al racconto, alla riflessione, alla “presa di parola”. In Crumb tutto questo mi pare invece minoritario, e il fascino maggiore viene da tutt’altro. Nei suoi disegni emerge infatti il gusto per la costruzione plastica della pagina, oltre che delle figure: Crumb da’ prova di essere un disegnatore-scultore, un illustratore-grafico che ama giocare con le affiche, un fumettista che anche in frammenti narrativi riesce a dar peso non solo al contenuto ma anche alla composizione di dettagli come  “testate occasionali”, didascalie, copertine, balloons che offrono l’impressione di assistere allo spettacolo di un continuo fare e disfare fumetti.

Recurring Dream, November 13, 1998

E allora la sua grafologorrea mi pare quanto mai coerente, lontana dall’essere “altro” dal fumetto (pittura, o disegno ‘puro’). “Drawing is all you know”, recita la voce di un occhio/dio in una pagina di questa raccolta. Ma a differenza di tanti altri autori, per i quali la pratica del disegno “libero” – e gli sketchbook che la accolgono – è una forma di espressione tendenzialmente alternativa (compensativa?) al fumetto, in Crumb il disegnare è raramente generico, dessin-pour-le-dessin come si dice talvolta in francese.

A Fresh Start, October 14, 1997

Ossessivo nella sostanza, nella forma e nella pratica, il disegnare su fogli e quaderni vari di Crumb non è una frattura o una compensazione, ma una compulsione quanto mai naturale, un proseguimento del mestiere di cartoonist. Più che una liberazione, gli sketchbook sono per Crumb la dimostrazione del suo essere prigioniero. Del fumetto, naturalmente.

Peraltro: non finisce qui. Questi sei volumi non sono che una parte del progetto di Taschen (editore, non dimentichiamolo, nato come libraio di fumetti), ovvero quella dedicata alla produzione “recente”. Lo stesso Crumb ha voluto iniziare dal 1982, ma gli anni precedenti arriveranno anch’essi. In altri sei volumi.

E ossessionati dalle sue ossessioni, anche a noi toccherà continuare a seguirlo, prigionieri dei suoi segni sulla carta.

PS  Al momento niente Amazon/IBS, per comprarli. Si può fare in libreria, o presso l’editore (e l’importatore Logos).

Le (pazze) lezioni di virtuosismo disegnato di Segar

Che E.C. Segar sia stato uno dei maggiori autori umoristici del Novecento era già chiaro a Vittorini. Figuriamoci a noialtri, che abbiamo l’opportunità di leggere i suoi lavori in un sol fiato, grazie alle eccellenti riedizioni complete che Fantagraphics produce ormai da qualche anno.

Proprio riprendendone in mano una (nel bailamme di queste settimane, tra ricerche puntuali e ritrovamenti fortuiti) mi sono fermato a riguardare le strisce di Sappo, una serie cosiddetta topper pubblicata ogni domenica accanto (o meglio: on top) la serie principale, ovvero ThimbleTheatre/Popeye.

Questa serie è abitualmente poco ricordata. Per un motivo evidente: potrebbe essere un esempio da manuale per il genere “serie geniali andate in vacca”.

Sappo debuttò nel 1920 come una divertente ma piuttosto canonica commedia di situazione, farcita di gag sulle relazioni marito/moglie. Fu solo con l’ingresso di un folle inventore, il professor Wottasnozzle, che all’inizio degli anni ’30 la strip visse una sterzata creativa che la condusse alla sua stagione più interessante. Sull’onda delle folli invenzioni messe in scena dal nuovo personaggio, Sappo divenne una strip ricca di invenzioni grafiche, in una fase in cui la serie principale, Popeye, non aveva ancora espresso il meglio da questo punto di vista. E alla metà degli anni Trenta Sappo poteva persino permettersi di “bucare la quarta parete” della pagina, in una sequenza come questa (10 febbraio 1935):

In realtà, come già anticipato in sequenze come quella relativa all’invenzione di un robot-disegnatore (5 giugno 1932), nella strip (e nella vita professionale di Segar) divenne presto un elemento centrale la pratica del disegno.

Accanto a Sappo, infatti, già nel 1934 era apparsa la prima gag del Popeye’s cartoon club: un vero e proprio corso di disegno durato oltre un anno, con Popeye protagonista. Sappo divenne così, a partire dalla metà del 1935, una sorta di sponda giocosa al più “didattico” corso di Segar/Popeye, e le immaginifiche avventure col professor Wottasnozzle sparirono. Il risultato fu la fine di invenzioni insieme narrative e grafiche, pre-Rube Goldberg, che avrebbero potuto condurre chissà dove l’ormai abilissimo Segar (che peraltro morirà poco dopo, solo 43enne, nel 1938).

Riguardando quelle strisce neglette, però, non si può certo dire che siano di scarso interesse. E anzi, con Sappo trasformato in supporto al nuovo corso “how to draw”, Segar si sbizzarrì in virtuosisimi che confermano, a mio avviso, la sua grandezza all’epoca.

E allora ecco qua una serie di quelle strip. In cui Sappo-disegnatore interpreta in modo originale un esercizio classico del virtuosismo nel disegno: trasformare alcuni segni apparentemente scollegati e poco o nulla figurativi – dai numeri ai nomi di persona – in caricature efficaci ed espressive [cliccare x ingrandire]:

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