Storie disegnate (dette anche ‘quadri’)

Negli ultimi tempi Oscar Mondadori ha ripubblicato numerosi volumi di/su Dino Buzzati. Alcuni sono riedizioni di materiali già pubblicati in forma analoga, come la semidimenticata serie di ex voto I miracoli di Val Morel. Ma Le storie dipinte (a cura di Lorenzo Viganò) è qualcosa di più.

Questa raccolta presenta, per la prima volta insieme, 53 dipinti di Buzzati. Quelli che lui stesso chiamava “storie dipinte”: rappresentazioni accompagnate da brevi didascalie, la cui interazione testo/immagine produce piccole storie, apologhi pittorici, figurazioni narrative. Come ha scritto Viganò:

Storie di basiliche trasformate in rocce, di lune che portano la fine del mondo, di personaggi deformi che sfidano a duello giovanotti di buona famiglia, di alberi abitati da fantasmi, di fanciulle possedute… ognuna affiancata da un breve testo; le definiranno “storie disegnate”, “apologhi figurati”, ma restano prima di tutto storie buzzatiane, che mostrano non un altro, ma lo stesso uomo, soltanto ritratto con i colori al posto dell’inchiostro.

La loro pertinenza per questo blog è inevitabile, visto che molti fra questi quadri non solo sono una sorta di premessa al memorabile Poema a fumetti buzzatiano, ma si presentano in una forma di difficile collocazione, a cavallo tra fumetto, illustrazione e pittura.

All’epoca, fra i tardi anni Cinquanta e i tardi anni Sessanta, la loro progressiva e ‘misteriosa’ apparizione sulla scena culturale e artistica li connotò di una certa carica scandalosa. La loro problematicità, d’altro canto, toccava due ordini di questioni delicate e importanti. Da un lato queste storie dipinte ponevano problema sul piano simbolico e iconografico: l’immaginario fantasioso, mostruoso, sensuale, perverso, cupo che mettevano in scena. Dall’altro, ponevano una questione formale: si può dare una pittura siffatta, narrazione e che *somiglia* al fumetto?

Un punto cruciale, a mio avviso, è che il paradosso formale si salda al paradosso personale, quando Buzzati riflette sulla stessa legittimità sociale del sé stesso pittore, come scrisse nel celebre “Un equivoco”:

Il fatto é questo: io mi trovo vittima di un crudele equivoco. Sono un pittore il quale, per hobby, durante un periodo purtroppo alquanto prolungato, ha fatto anche lo scrittore e il giornalista. Il mondo invece crede che sia viceversa e le mie pitture quindi non le <<può>> prendere sul serio.

Quanto la pittura nonpittura, ovvero il fumetto nonfumetto, hanno influito nel modellare il paradosso buzzatiano dello scrittore (non)pittore? Di certo, non poco.

dino-buzzati-003Il delitto di Via Calumi , 1962

E’ una vecchia storia. Del 1985. La ricordate? Giornali e popoli ne parlarono. Anche TV, qualche prudente accenno. Comunque, basta leggere.

Scansione1Il visitatore del mattino, 1963

Daniela stava accudendo alle pulizie domestiche quando arrivò uno strano tipo. La ghermì, le usò violenza, entrò letteralmente in lei, al punto di deformarla.

dino-buzzati-004I misteri dei condomini, 1965

Nei grandi palazzi condominiali delle metropoli succedono tante cose, nella terzultima stanza a destra per esempio in questo momento è entrato un vampiro. In quanto alla donna in primo piano, che nasconde purtroppo alcune abitazioni interessanti, è Consuelo Fabian, che abita nella casa e fa la donna bersaglio nei baracconi.

dino-buzzati-006La vampira, 1964

Non è che il sangue le piacesse poi tanto. Però era snob. Mandava sua sorellina in giro per la notte a suggere le vene. Il fatto è che la sorellina aveva un certo temperamento per conto suo.

Buzzati immaginario (by Dattola e LaForgia)

La mini-rivista online Mosso, molto illustrata e molto milanese, ha pensato bene di dedicare un piccolo omaggio alla memoria di Dino Buzzati. Un giornalista e immaginatore eccellente, nato 105 anni fa oggi, che Chiara Dattola e Roberto La Forgia hanno pensato di ricordare, insieme a Daniela Monti (caposervizio cronaca del Corsera), con un racconto illustrato.

Niente di più che un divertissement, sia chiaro. Che segnalo per due ragioni.

La prima è che mi pare giusto ricordare – anche a me stesso – quanto Buzzati sia una figura solo apparentemente laterale, per la storia del fumetto e dell’illustrazione, per certi versi sottovalutata: come notai qui, il suo Poema a fumetti è stato tradotto in inglese per la prima volta solo nel 2009, a ben 40 anni dall’uscita.

La seconda, è che in questo omaggio ho ritrovato due dettagli piacevolemente in linea col Poema: i colori, innanzitutto, gialli e verdi tra l’acido e lo spento. Ma anche una giocosa versione di quella relazione Orfeo-Euridice, trasformata nel rapporto tra Buzzati stesso e la Cronaca. Un rapporto fatto non solo del ‘lavoro testimoniale’ del reporter, ma anche della sua reimmaginazione metaforica come narrazione di un ‘altrove’. Un mix che in questi giorni di appiattimento cronachistico, e di narrazioni stanche, forse ci manca più del solito.

L’archivio secondo Buzzati

Giornate di immersione nei libri. E in immagini di archivi.

Sia per preparare una relazione per il convegno di Gorizia, sia – su richiesta di Paul – per scrivere una scheda di un libro prossimo venturo. E qui mi sono re-imbattuto nel sempre straniante Poema a fumetti di Dino Buzzati. Che racconta così, in una sequenza kafkiana, l’arrivo di Orfi all’archivio dell’anagrafe:

Questo ufficio dell’anagrafe si troverebbe a Milano. Così pare, leggendo Buzzati. E dovrebbe essere persino vicino a casa mia: in via Saterna. Continuerò a cercarla:

 

Reprint boom: il meglio del 2009

Siamo a febbraio, eppure le best of lists sul ‘meglio del 2009’ non finiscono. Nemmeno quelle sul fumetto.

Il giornalista inglese Paul Gravett ne ha compilate ormai 5:  migliori fumetti internazionali (ne ho scritto qui), francesi, graphic novel, manga e – per finire – “Best Classic Comic Reprints“.

Prima la notizia. Tra le le 18 Best Reprints del 2009 (in inglese, francese o tedesco) Gravett ne ha inserite due che riguardano opere italiane. Uno è Poema a fumetti di Dino Buzzati, tradotto in inglese per la prima volta a quarant’anni dall’uscita.

L’altro è l’antologia Antonio Rubino, il maggiore fumettista italiano della prima metà del ‘900, protagonista della più splendida stagione del Corriere dei piccoli. Gadducci e Stefanelli, curatori dell’antologia co-edita da Black Velvet (Italia) e ActesSud/ L’An2 (Francia) sentitamente ringraziano. Thanks, Paul.

Al di là della notizia, credo che scorrere una selezione come questa (pensando anche ai Premi ‘Patrimoine‘ di Angouleme o agli Eisner ‘Archive/Reprint‘ Awards) continui a fare un certa impressione. Solo 10 o 20 anni fa, sarebbe stata una categoria lillipuziana. E spesso poco interessante, piena com’era di mediocri repackaging di prodotti visti&rivisti, o di opere mal-trattate da pessime curatele e da un triste design amatoriale. Nell’ultimo decennio, invece, il segmento delle riedizioni sta vivendo un vero e proprio boom. Un po’ dappertutto per il mondo, dalla Corea all’Italia.

Intendiamoci : la parola corretta è riedizioni, e non “ristampe”. Nel 90% dei casi si tratta infatti di lavorazioni del tutto nuove sia sui contenuti (selezione, curatela) che sull’oggetto (formati, carta, colori): nuove scansioni dai disegni originali, recuperi e integrazioni di elementi ‘dispersi’ (incluso il restauro di tavole), trattamenti per la prima volta pienamente filologici (anche per sistemazione cronologica), e persino scoperte ‘archeologiche’ di materiali a lungo dimenticati, assenti dal mercato da decenni e decenni.

Causa ed effetto di questo boom, la riconquista da parte del fumetto di un’identità più completa e articolata. Sul piano storico ma anche artistico. Già, perché questo filone non è solo pane per gli storici: i primi a restare colpiti dai antichi&sconosciuti fumetti, risorti dall’oblio, sono spesso i giovani artisti e i giovani lettori. Penso alle reazioni, per esempio davanti a Rubino, che mi hanno posto quest’anno i vari giovani studenti/autori che ho incontrato in aula, in Italia o Francia che fossero.

Non solo nostalgia canaglia, dunque. Ma anche nuova linfa per creazioni future. Roba tosta, queste “Classic Comic Reprints”.

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