Italieni: JP Dionnet, il fumetto sportivo e Davide Toffolo

Non molto tempo fa si parlava dell’assenza dello sport dal fumetto popolare italiano. Negli stessi toni ne parla di recente anche Jean Pierre Dionnet – co-fondatore dell’editore Humanoides Associés – sul suo blog, ricordando quanto un tempo lo sport fosse un tema dei più caratteristici anche in terra francese, e proprio nel fumetto popolare.

Tuttavia Dionnet sostiene l’esatto contrario, presentando due ottimi fumetti italiani:

le genre a disparu, or il semblerait qu’il existe toujours en Italie

Non nuovo ad affermazioni un po’ naif sulle tendenze del fumetto internazionale, Dionnet cita il Nuvolari di Alessandro Sanna e il Carnera di Davide Toffolo. Due interpretazioni di grandi sportivi che hanno ben poco a che vedere con il fumetto popolare. Ma che certamente meritano la lettura.

Il post di Dionnet lo trovate qui.

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MiAmi, disegnando tra le acque

Una delle più piacevoli occasioni per mescolare la dimensione di visione e di performance del disegno, in Italia, si chiama MiAmi Festival. Si tiene a Milano presso l’Idroscalo, da ormai 6 anni, ed è uno dei più vitali festival musicali italiani, interamente dedicato alla scena indipendente del rock (ma non solo) italiano.

Una speciale sezione del festival si chiama Mi Fai, curata da Davide Toffolo, ed ospita ogni anno diversi autori o gruppi legati alla scena indipendente del fumetto nazionale. Non solo stand delle loro produzioni, ma anche uno spazio dedicato alle performance di disegno dal vivo. Quest’anno, fra gli altri, ci saranno Pic Nic, Animals, e Schiaffo Edizioni, un gruppetto interessante che produce storie illustrate in forma di lettera da spedire.

Al MiAmi, di solito, piove. Se fa caldo, invece, ci si tuffa all’Idroscalo. Comunque sia, al MiAmi ci si bagna. Il meteo dice che forse servirà più il costume che l’ombrello. Chissà. Per sicurezza, chiedete anche a Rob Brezsny.

Una delle più piacevoli occasioni per mescolare birre musica cazzeggio amici, a Milano, si chiama Miami Festival. Ci vediamo là, questo weekend.

[Angouleme 2010] La mostra 100 x 100

Ultimo (lungo) post di una (lunga) serie dedicata alla 37a edizione del festival di Angouleme. Last, but not least, qualche parola sulla mostra Cent pour Cent.

Una mostra collettiva piuttosto ambiziosa, che ha caratterizzato la proposta culturale del festival di quest’anno, al pari della (eccellente) personale dedicata a Blutch, Presidente del Jury 2010. L’idea: 100 tavole realizzate da 100 protagonisti del fumetto contemporaneo, chiamati a reinterpretare 100 opere custodite nella collezione permanente del Museo.

La mostra è stata pensata come una sorta di ‘manifesto’ del Museo del Fumetto di Angouleme, a sostegno delle iniziative per il recente lancio della sua nuova sede, fra cui una serata di pre-inaugurazione del festival che si è distinta per la proposta di uno spettacolo di danza contemporanea ispirato al fumetto.

La lista completa degli autori – una specie di who’s who del graphic novel (e non solo) internazionale, con qualche eccezione – la trovate qui.

Lorenzo Mattotti

Come curatore sono stato invitato dal Museo ad occuparmi della selezione di autori italiani (eccetto Mattotti, chiamato direttamente dal Museo per realizzare l’affiche che avete visto più sopra). Insieme ai curatori Jean-Philippe Martin e Pili Munoz, ho lavorato in un gruppo eterogeneo e cosmopolita costituito da critici provenienti da Spagna, Giappone, Portogallo, Cina, Gran Bretagna, Croazia, Corea. Il lavoro e lo scambio che ne sono nati credo abbia aiutato – nei pregi e nei limiti – quello che a oggi è il più articolato evento curatoriale internazionale mai realizzato nell’ambito dei comics, grazie al ruolo pivot della Cité de la BD. Un progetto interessante non solo per l’opportunità che mi ha dato di presentare al pubblico internazionale un certo gruppo di autori italiani di grande valore. Ma anche perché mi ha permesso di riflettere non tanto sui modelli (evidenti o impliciti, consapevoli o meno) quanto sulle logiche di ‘riscrittura’. Perché reinterpretare è anche autodefinirsi, inserirsi in una rete di riferimenti è anche svelarsi, e ‘omaggiare’ un modello è, in fondo, un modo potente per riflettere sulla propria pratica artistica.

Semplifico un tot. Ma credo di avere osservato quattro strategie differenti incrociarsi tra queste tavole. Una più filologica, in cui il modello è trattato secondo una logica di intervento ‘riproduttivo’: il ‘senso’ di quella tavola è tutto “lì”, quasi autoevidente, definitivo, cui l’autore offre se stesso come una sorta di cosciente reincarnazione (il caso di Ghermandi).

Francesca Ghermandi

Una seconda strategia mi è parsa genealogica, e qui il ‘rispetto’ è testimoniato su un piano meno evidente, diciamo più ampiamente “culturale”: il sentimento di appartenenza – pur nella differenza di stili – ad una medesima famiglia di percorsi artistici cui si riconosce una specifica primogenitura, e che passa attraverso dettagli o aspetti apparentemente secondari, illuminati dallo sguardo dell’autore che se ne è appropriato (guardate Bacilieri e Corona). Una terza strategia potremmo chiamarla plastica: il modello si fa risorsa operativa, e il suo senso diventa fornire una specie di cassetta degli attrezzi simbolici per l’espressione dei propri stilemi (Mattotti, Nanni, Barbucci).

Infine una strategia concettuale, in cui il modello è radicalmente trasformato per dare vita ad una riflessione di natura speculativa, sul proprio lavoro o sul linguaggio stesso. (Un esempio? Guardate cosa ha fatto Scott McCloud a partire da Ernie Bushmiller).

Igort e Leila Marzocchi

Mi pare che gli italiani – stando a questo pur discutibile schema – si siano rivelati attenti soprattutto al piano plastico. Non troppo archeologi, di moderata curiosità antropologica, ma molto attenti alla dimensione formale (pur senza premere per una speculazione formalista). Molto italiani, direi.

Davide Toffolo

E ora al sodo: le tavole. Qui trovate quelle dei soli artisti selezionati. Sul prossimo Animals, un ampio reportage – inclusi i “modelli”.

Non esistesse google, avremmo anche potuto giocare a “indovina il modello di partenza”. C’è comunque qualche caso non facilissimo… Ok, primo (e ultimo) blogquiz: chi indovina autore e opera (per le strips basta il titolo: non sono così perfido) del ‘modello’ di ciascuna di queste tavole vince… Intanto iniziate. Poi vediamo. Rien ne va plus.

Giorgio Cavazzano

Gabriella Giandelli

Alessandro Barbucci

Marco Corona

Giacomo Nanni

Sergio Toppi

Paolo Bacilieri

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