Copertine inghiottite: i rifiuti del New Yorker

Se da tempo, in editoria, è invalsa l’equazione “copertina illustrata = New Yorker”, lo dobbiamo non solo alla diversità dei talenti coinvolti, ma anche alla qualità dei processi di selezione.

Lo dimostra un libro recente, Blown Covers. New Yorker Covers You Never Meant To See, dedicato alle copertine ‘scartate’ dalla redazione del settimanale, e in particolare dal suo art director Francoise Mouly.

Fra questi ‘scarti’ – talvolta affascinanti, talaltra semplicemente interessanti – ce ne sono parecchi realizzati da fumettisti, Art Spiegelman in primis. Come quella da lui proposta per la Festa della mamma del 1996:

o come quella dedicata al caso Clinton-Lewinsky:

o ancora, come quella dedicata al Natale – rifiutata come copertina, ma riutilizzata come biglietto d’auguri:

Anche Lorenzo Mattotti si è visto rifiutare una proposta di copertina, dedicata all’anniversario del terremoto in Giappone:

Idem per Robert Crumb che propose, nel 2009, una copertina sul tema ‘matrimonio’ ritenuta poco al passo coi tempi:

Accanto ai grandi e piccoli ripensamenti, Blown Covers dedica spazio anche ad alcune delle copertine più controverse nella storia del settimanale, andando a scavare un po’ al di là di quelle più note e abitualmente ricordate dai media, come quelle create da Spiegelman (chi non ricorda le torri gemelle ‘all black’, o il provocatorio bacio inter-religioso?).

Esempio: una dimenticata cover di David Mazzucchelli che, nel 1993, sollevò polemiche per l’allora temeraria associazione tra attacchi terroristici (come quello, all’epoca sventato, al World Trade Center) e matrice arabo-musulmana:

Altre immagini le trovate qua e sul blog del progetto, curato da Francoise Mouly e Nadja Spiegelman.

David Mazzuchelli e il premio (a Lucca)

Uno dei premi principali a Lucca Comics 2011 – Gran Guinigi per la Miglior Storia Lunga – quest’anno è andato ad Asterios Polyp. Il cui autore, David Mazzucchelli, da tempo ha deciso di non fare tour promozionali e non concedere interviste su quest’opera. Una scelta a mio avviso coerente con il tipo di lavoro – un discorso sulla “continuità tra moderno e postmoderno fumettistico” – che non ha nulla a che vedere con un’eccentrica postura burbera, retro’ o un po’ snob.

Lo dimostra anche il messaggio che ha fatto circolare dopo la vittoria tramite il suo editore (Coconino Press), insieme serio e divertito. Ovvero questo:

È un grande onore per me – scrive Mazzucchelli – ricevere questo riconoscimento dal prestigioso festival di Lucca, in Toscana, la terra dei miei antenati.

Devo confessare che ho sentimenti in qualche modo ambivalenti riguardo a questo premio. Riconoscimenti di questo tipo sono per loro stessa natura soggettivi: non stiamo parlando di caratteristiche quantificabili come, ad esempio, “il libro più pesante” o “quello con i caratteri tipografici più piccoli”. No: i premi, nel campo degli sforzi creativi, sono questioni più delicate e complesse. In una lunga lista di libri che include tanti diversi stili e generi, come si può decidere che quest’avventura fantasy sia meglio di quel dramma storico, oppure che questo libro di satira per adulti sia meglio di quel racconto umoristico per ragazzi?

Inoltre, non posso dimenticare che nel 1990 l’industria discografica americana assegnò il Premio Grammy per la categoria “Miglior nuovo artista” ai Milli Vanilli.

Forse in tempo reale è difficile stabilire quali opere resisteranno alla prova del tempo. Ma intanto, assegnando questo premio ad Asterios Polyp, la Giuria ha garantito che questo libro sarà letto, esaminato, indagato da persone che potrebbero discutere se l’opera sia meritevole o meno di un tale riconoscimento.

Un libro come questo non si crea nel vuoto: perciò sono grato ai miei predecessori e ai contemporanei per il loro aiuto nel creare un ambiente nel quale Asterios Polyp può esistere. Vorrei anche ringraziare il mio amico Igort e tutti quelli che lavorano alla Coconino Press per la loro pazienza e l’impegno nell’affrontare le sfide e i mal di testa che ho infilato nel progetto di questo libro.

Tantissime grazie a tutti, davvero.

PS Nei prossimi giorni, qualche commento a margine di LCG 2011.

Asterios è arrivato

Da qualche giorno in libreria, è finalmente arrivato anche in Italia uno dei graphic novel più discussi e apprezzati del decennio, Asterios Polyp (Coconino Press). Da parte mia ne ho scritto su Rolling Stone (che con l’occasione inaugura una nuova sezione – due pagine – di recensioni dedicate a fumetti).

Diluvio di articoli in arrivo, si direbbe. Con annesso possibile abuso dell’aggettivo ‘geniale’ (non c’è rosa senza spine?).

Ma la lettura è davvero consigliata. Direi di cuore, anche perché – dettaglio sentimentale – ospita una delle più riuscite scene d’amore che mi sia capitato di leggere da anni (SPOILER: è qui).

Fiorello e Jovanotti, lettori di fumetti

Prima coincidenza: sia Fiorello che Jovanotti usano Twitter.

Seconda coincidenza: hanno entrambi twittato, a distanza di 10 giorni, consigli fumettistici.

Fine delle coincidenze. Perché i loro tweet sono due endorsement a dir poco diversi.

Jovanotti ha infatti letto e consigliato Asterios Polyp di David Mazzucchelli:

Fiorello ha invece partecipato all’inaugurazione dei nuovi studi della Rainbow a Recanati, elogiando Iginio Straffi e le Winx:

Ma tu pensa, Twitter.

 

La crisi del balloon-pensiero

Ricordate la discussione di qualche settimana fa (parlando della campagna di comunicazione del PD) sui balloons – speech balloons o thought balloons?

Una bella discussione sul tema del balloon si è sviluppata, proprio in questi giorni, a partire da un post sull’eccellente blog magazine americano Comics Comics.

Il critico Joe McCulloch (una delle migliori “penne fumettologiche” odierne) notava la scarsità con cui si tende, in gran parte del fumetto odierno, a utilizzare una delle più vecchie e note forme del balloon: la “nuvoletta di pensiero” (thought balloon). E ha ragione: sembra davvero, a ben pensarci, che oggi si vedano in giro sempre meno ‘nuvolette di pensiero’.

Nel manga per esempio, osserva Jog, la funzione della nuvoletta è spesso assolta da un “testo flottante” posto all’interno della vignetta, ovvero un grumo di parole letterate, come ‘estratte’ da un immaginario balloon invisibile. Un balloon di pensiero, appunto, con la sua caratteristica catena di nuvolette: un balloon che non si vede (più).

Scott McCloud interviene nella discussione, sostenendo di preferire questo modello giapponese, o l’antico uso della didascalia (thought caption). La ragione è che vi troverebbe una natura più “intima” della trasmissione di pensieri, che supporrebbe, in definitiva, una maggiore partecipazione del lettore.

Nel dibattito intervengono poi altri critici, alcuni lettori, e diversi autori, come Evan Dorkin, Stuart Moore, David Mazzucchelli. Insomma, un buon dibattito.

Nei commenti, ci trovo una frase (di un lettore, credo) che mi pare sintetizzi alla perfezione le corde che tocca una simile, rara discussione via blog:

Tought balloons. Sono un grande strumento per il fumetto che non può essere utilizzato in qualsiasi altro mezzo di comunicazione.

Nuvolette, balloons. Dettagli che abbiamo sotto gli occhi tutte le volte, eppure che spesso dimentichiamo un po’ di osservare, guardando anche al loro mutare di senso (e di forme) nel tempo. Una buona discussione, per parlare della rappresentazione (del pensiero, dei simboli, della stessa partecipazione del lettore) nel fumetto. Torneremo a parlare, dei balloons. Ne vale la pena.

Voi intanto seguite Comics Comics.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: