Boxino morboso per Tintin

Il Corsera ha titolato un pezzo “Pubblicato l’inedito Tintin «razzista»“. Sarebbe l’episodio Tintin au Congo, oggetto da tempo di una virulenta polemica che lo ha portato a processo in Belgio e Gran Bretagna per razzismo. Una polemica che mi limito a dire assurda, alimentata com’è con 80 anni di ritardo.

Ma siccome in home page uno spazietto per le polemiche fini a sé stesse lo si trova sempre, ecco cosa ha pensato di fare oggi il Corriere in un box, calcando morbosamente la mano sulla commercializzazione (peraltro ‘pelosa’) in UK:

Un dettaglio spassoso viene anche dal sommario del titolo del pezzo interno [se non lo correggeranno nel frattempo]: “il secondo episodio della saga al Congo”. Tipo una saga al sugo. Sugo di puro Congo belga.

UPDATE: a Liquida rilanciano.

UPDATE2: e dal Vaticano lo difendono.

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S’avanza il Corriere dei piccoli (leghisti)

No, non è quello che pensate. Non esattamente, almeno.

“S’avanza il Corriere dei piccoli” è solo il titolo ironico di un’analisi di Marco Ferrante sulle pagine de ilRiformista di ieri, e che trovate qui.

Tema: la mutazione del Corriere della Sera, impegnato in una nuova fase di analisi della composizione sociale del proprio pubblico.

La tesi: ultimamente in via Solferino sta aumentando l’attenzione per il mondo dei “piccoli” (imprenditori, ma anche lavoratori autonomi e artigiani). Un pubblico molto presente al nord. E un pubblico che ha molto votato Lega alle ultime Regionali.

I “piccoli” sarebbero allora l’obiettivo di una nuova strategia di posizionamento del Corriere, già tradizionale voce delle élite industriali? L’ironia è particolarmente azzeccata se si ricorda che l’attuale direttore del Corsera, Ferruccio De Bortoli, si è formato, come redattore del gruppo, proprio partendo dal Corriere dei piccoli (Corriere dei ragazzi, per la precisione), come ha testimoniato di recente nella bella prefazione che ha scritto per l’antologia Gli anni del Corriere dei ragazzi.

Il Corriere dei piccoli è morto e sepolto da 15 anni. Ma la sua presenza di icona giornalistica rimane. E ogni tanto, quando meno te lo aspetti, riemerge.

Ironie della Storia (del fumetto).

Riedizioni: la stagione dei 100 fiori

Sarà la primavera?

Qualche tempo fa si diceva della crescente tendenza, da parte dell’editoria sia italiana che straniera, a pubblicare riedizioni di opere classiche della storia del fumetto. Pochi giorni fa – guarda caso – ne ha scritto anche il buon Douglas Wolk per il New York Times. Non semplici “ristampe”, si diceva, ma vere ri-edizioni: recuperi di materiali assenti dal mercato da decenni, o lavorazioni editoriali del tutto nuove per completezza o qualità della presentazione (cura filologica e cronologica, tavole restaurate, bookdesign di pregio, apparati storico-critici).

Ebbene, pare che Marzo 2010 sia un mese particolarmente generoso. Almeno in Italia. A distanza di una decina di giorni, le edicole offrono due esempi di questa tendenza: il 10 marzo è uscito il volume La banda del Corrierino, 24° tomo della Collana “100 anni Fumetti Italiano“; il 22 marzo uscirà Il mistero dell’Uomo Nuvola, primo volume della collana “Gli anni d’oro di Topolino“.

Cosa hanno queste due riedizioni di interessante e/o importante? Qualche breve riflessione.

1) La prima: osservate qual è l’epoca storica cui sono rivolte. In entrambe i casi siamo all’apparenza davanti a contenitori ampi, che coprono diversi decenni: l’antologia del Corriere dei Piccoli contiene materiali tra gli anni 10 e gli anni 70 (da Bilbolbul ai Ronfi), la collana di Mickey Mouse presenta “45 anni di strisce” tra il 1930 e gli anni 70. Ma le scelte di copertina (Il Signor Bonaventura a rappresentare il CdP) e di selezione editoriale (L’uomo nuvola come primo tomo delle strips realizzate da Floyd Gottfredson; Sor Pampurio, Pier Lambicchi, Bilbolbul, Rubino, Angoletta tra gli contenuti dell’antologia CdP) ci comunicano che in primo piano viene posto un periodo specifico: gli anni 20/30. Bonaventura è infatti un character nato nel 1917; la collana di Topolino inizia con L’uomo nuvola che è del 1936-1937.

Perché mai rilevare questa ‘centratura’ sugli anni 20/30? Compariamo questo periodo con quanto avvenuto, più ampiamente, nelle numerose riedizioni degli ultimi anni. Per esempio, guardando i Premi assegnati alla categoria Ristampe/Riedizioni in festival come Lucca o Napoli, o consultando le annuali Top Ten (categoria: Menzione Storica) del magazine LoSpazioBianco. Qual è il periodo storico dominante? Per le opere straniere (con qualche eccezione), ma soprattutto per quelle italiane, sono gli anni ’60 e ’70:  Grazia Nidasio, Magnus, Gianni DeLuca, Guido Buzzelli, Andrea Pazienza, oppure Corto Maltese, Valentina, Diabolik, Alan Ford… Ergo: la strategia di queste due riedizioni non è modellata su uno specifico effetto di “nostalgia generazionale” che, invece, sembra avere guidato la politica editoriale delle ristampe fino ai tempi più recenti, quasi sempre rivolte ai successi o ai maestri degli anni 60 e 70. Queste due novità guardano più indietro, e di molto: almeno due o tre generazioni prima. Per la collana “100 anni Fumetti Italiano” è una scelta persino esplicita e programmatica. Epoche in cui i lettori di oggi non erano nati (talvolta nemmeno i loro genitori…). Una evidente differenza strategica: meno generazionale, e più – se vogliamo – vintage.

2) Una seconda osservazione riguarda la natura industriale di questa doppia offerta di riedizioni. Le due operazioni non sono sostenute da piccoli editori di nicchia, bensì da una major come RCS – Corriere e Gazzetta – che ovviamente opera secondo strategie di business ben diverse da quelle dell’ “editoria di cultura” fumettistica. Se osserviamo lo scenario delle riedizioni fumettistiche, ci rendiamo conto come anche questo sia un dato rilevante: le riedizioni che, negli ultimi anni, si sono rivolte agli anni tra i ’10 e i ’40 (certi volumi ANAFI, antologie dedicate ad Antonio Rubino o al primo Jacovitti, ma anche traduzioni di classici USA come Krazy Kat o Dreams of a rarebit fiend) è stata quasi sempre un business di nicchia. Una scelta praticata da piccoli editori specializzati in fumetto, spesso secondo i crismi dell’editoria di cultura che – nel comicdom – ha affiancato alla promozione di un’idea di “fumetto d’autore” un desiderio di affermare un “presidio della memoria” orientato alla valorizzazione delle eccellenze artistiche.

Fatte queste osservazioni, ne traggo una riflessione finale.

La memoria culturale del fumetto pare in movimento. Una trasformazione la cui entità andrà misurata e valutata, ma che è ormai un dato di fatto. Dopo gli USA e la Francia, anche in Italia è evidente uno slittamento che potremmo sintetizzare così: dalla Nostalgia alla Storia. Al feticismo ‘affettivo’ di matrice generazionale, si affianca un recupero del passato più complesso e ‘razionale’. Una spia della crescente consapevolezza – sia sul versante dei lettori che su quello dei produttori – che la memoria storica del mezzo è un fattore fortemente presente all’interno della cultura fumettistica di oggi. Detto altrimenti: questo tipo di offerta risponde a un bisogno diffuso di “guardare indietro” verso porzioni disperse della storia dei comics, offrendo al pubblico odierno il piacere della ri-scoperta di una più ampia e compiuta genealogia fatta di antecedenti, padri fondatori, successi e/o capolavori d’antan che hanno segnato lo sviluppo del mezzo. Un bisogno percepito e condiviso, oggi, anche dalle major, attrezzatesi per configurare un’offerta di ‘classici’ che, solo pochi anni fa, sarebbe sembrata solo il sogno di una ristretta comunità.

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