Il convegnista perfetto

Ha ragione Mirko: il sogno di tutti noi, fare un intervento così:

Gli applausi vanno a xkcd

Insegnare il fumetto a Grénoble

In partenza, destinazione Grénoble, per partecipare a un convegno. Oggetto: il fumetto. Tema: la pedagogia e le pratiche di insegnamento (dalle scuole primarie a quelle secondarie). Titolo: Lire et produire des bandes dessinées à l’école:

Il programma non ve lo racconto, perché è qui. E poi lo so, cari lettori: i convegni sono già noiosi di per sè… figuriamoci se mi metto a raccontarli per filo e per segno (e prima ancora dell’inizio!). E allora dirò solo di un aspetto. Ovvero: perché ho deciso di andarci. E non parlo solo delle curiosità pseudo-turistiche da tipico convegnista, come visitare il secondo café più antico di Francia, la più antica teleferica urbana al mondo (nota come “les bulles”…), o la libreria Glénat, un luogo in fondo storico, per il fumetto francese contemporaneo. Penso piuttosto ai miei interessi professionali di fumettologo, e alle mie curiosità più generalmente culturali legati al fumetto. Diciamo che la vedo così:

– un primo fattore, abbastanza ovvio, è l’importanza del convegno rispetto al tema. Ben 3 giorni di lavori, con relatori diversi (docenti universitari, professori di liceo, giornalisti e funzionari di istituzioni culturali e formative) provenienti non solo da Francia e Belgio ma anche Canada, Germania, Marocco e Grecia. I convegni ‘tosti’, ovvero quelli che durano oltre 3 giorni, sono eventi piuttosto rari, nel mondo della fumettologia. E questo è interessante anche perché il mix fra relatori e specificità del tema (senza un tema chiaro, non si va da nessuna parte) è di quelli preziosi e utili. Voli pindarici e pippe, sì, ma anche questioni operative ed esperienze concrete problematizzate per benino.

– un secondo aspetto è il gruppo di persone che vi partecipano. Come Nicolas Rouvière, che mi ha invitato a far parte del Comitato Scientifico, e che stimo assai dopo avere letto due suoi testi che ritengo tra i più interessanti mai scritti sul fumetto popolare “europeo” per eccellenza, Astérix. Ma anche il sanguigno amico Harry Morgan (il suo Le petit critique illustré è la più ricca e utile bibliografia ragionata sugli studi fumettologici; e il suo Principes des littératures dessinées è uno dei testi della fumettologia francese meno noti eppure più interessanti, soprattutto per chi si interessa di storia sociale del fumetto). Oppure lo storico e teorico del cinema (e del fumetto) Philippe Marion, autore a suo tempo di uno dei più ambiziosi testi teorici sul linguaggio fumettistico (sua la nozione di ‘graphiation’); o lo storico della stampa e della letteratura popolare Thierry Crépin.

– terzo aspetto: la rilevanza e la problematicità del tema. In una fase di continua – seppur lenta – penetrazione del fumetto all’interno dei curricula scolastici, e di crescita della richiesta di formazione anche professionale, la fumettologia inizia a porsi una domanda di fondo: cosa vuol dire ‘insegnare’ il fumetto? Quali sono non solo gli aspetti e i temi, ma anche le modalità e i problemi da affrontare per insegnarlo ‘bene’ e per ottenere ‘buoni risultati’? La domanda che andrò a porre io, per esempio, è più o meno questa: è sufficiente ed efficace insegnare che il fumetto è “testo+immagine”, o forse c’è anche qualcos’altro da dire, al di là di questa opposizione “di comodo”?

Facciamo che parto, e casomai vi racconto. Anche perché ancora non ho capito, con tutte le versioni del programma ricevute (inaudito: anche i francesi fanno casino), quando devo parlare: giovedì o martedì? Prima finisco, meglio è: potrò mica negarmi quel tot di pseudo-turismo? 😉

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