Sarà che il fumetto è giustizialista, caro Ingroia

Mi spiace per Ingroia. E certo la scelta è da imputare non all’ex procuratore di Palermo ma all’exgiovanequarantenne che le ha pensate (perché un immaginario che mette insieme Puffi, Watchmen, Ghostbusters e Devilman lo ha solo un exgiovanequarantenne). Ma appropriarsi di icone popolari è sì possibile, tuttavia non sempre funziona. Talvolta, non è nemmeno troppo opportuno. Soprattutto in un caso: quando il gioco coincide con una smaccata auto-intestazione.

corto_Ingroia

Per questo, credo, l’iniziativa “virale” concepita dalla sezione Sulcis di Rivoluzione Civile, ovvero la creazione di “falsi manifesti elettorali” con protagonisti alcuni noti personaggi di fumetti e serie animate tv – si è rivelato un autogol. Perché di fronte a una auto-intestazione elettorale assai diretta – tutti i personaggi dicono “anche io voto Rivoluzione Civile” – per quanto evidentemente ironica, la risposta dei diretti interessati è finita altrettanto direttamente sul piano legale: la tutela del diritto d’autore invocato da Bonelli Editore, che di questo utilizzo non è stato preavvisato/informato/richiesto.

L’effetto di questa campagna – piccola e locale in partenza, ma amplificata dalla rete – è diventato così nazionale. E all’incolpevole Ingroia è toccato finire investito da una vasta polemica pubblica, raggranellando una notevole rassegna di “cattiva stampa”: Corriere, Repubblica, Sole24Ore, ilGiornale, IlGazzettino, IlMessaggero, HuffingtonPost, Tgcom24, RaiNews24, Liberazione, L’Avanti, Blitz  (su Twitter: Dario Di Vico, Matteo Bordone, Popoloviola, …) e parecchi altri.

Una vicenda paradossale, insomma.

Da un lato perché il suo sviluppo pare un caso perfetto di eterogenesi dei fini, generata dalla diffusione ‘social’: a quanto pare, un effetto simile era ben lungi dalle intenzioni del comitato di Sulcis. Anche se, va detto, il fine andava in quella direzione: fare circolare le immagini.

Dall’altro, perché si tratta inoltre di un raro caso in cui il fumetto – non del tutto a torto – “si è fatto giustizia da sé”, rimarcando la propria estraneità allo specifico uso (politico), e sottolineandone l’illegittimità sul piano del (c). In fondo, da parte dei militanti ingroiani si è finiti per mettersi sullo stesso terreno dell’immaginario di tanti tra quei characters. E non c’è nessuno più giustizialista di Tex, caro Ingroia. Lo tenga presente.

Primarie PD: un talent show supereroistico

Lo ammetto: nemmeno nelle più strambe previsioni sull’influenza ‘politica’ dei comics avrei pensato si potesse arrivare a questo, ovvero a una iniziativa di comunicazione con i 5 candidati alle primarie del centrosinistra in versione supereroi Marvel:

Come hanno già osservato in molti, una simile scelta ha quantomeno una doppia valenza: ironia sì, ma nel senso sia di una visione decomplessata e popolare della competizione, sia di discutibile autoparodia.

Ammetto serenamente che le associazioni politico/supereroe funzionano. E che alcuni aspetti mi hanno facilmente strappato un sorriso: la scelta di Bersani/LaCosa (nel senso anche di quell’altra antica ossessione per la “Cosa” politica), con tanto di sigaro à la Ben Grimm, mi pare davvero una trovata perfetta. Chapeau a chi ne ha avuto l’idea.

Tra gli aspetti che trovo più problematici, però, ce ne sono diversi.

Uno suonerà un po’ calvinista: in una fase tanto delicata, di fronte a sfide tutt’altro che divertenti e spensierate che attendono tanto il vincitore quanto i cittadini, beh, giocare su corde sostanzialmente umoristiche mi pare inaspettatamente controintuitivo. E la quantità di reazioni perplesse o negative mi pare dimostrarlo.

L’altro aspetto è che per una competizione tanto italiana si scelga di attingere a icone tanto poco italiane. Capisco che Arlecchino e Pantalone siano fuori moda (e per fortuna, direi). Ma che anche nella comunicazione politica di una competizione tanto ‘arcitaliana’ si guardi all’industria culturale statunitense mi pare – anche qui – tutt’altro che scontato. Per certi versi, peggio: un messaggio poco coerente.

Ma al di là dell’opportunità o meno di questi simboli, quello che più mi sorprende è altro. Ovvero il fatto che una simile iniziativa – divertente, sciocchina, virale, ecc – contribuisca in realtà a riprodurre un modello che col governo ‘tecnico’ pensavamo di avere relativizzato. L’idea cioé che i meccanismi della politica possano essere descritti e rappresentati – ironicamente, per fortuna – in forme che alludono ad altre idee di competizione: l’idea di “talent”. Just a show, folks.

Nell’utopia della democrazia diretta, questa associazione si inserisce in un percorso più ampio e già tracciato. Quasi a suggerire che sia sempre più vicino (‘grillismo’ docet) il grande passo: votarli direttamente online. Magari cliccando su “mi piace” al simpatico avatar associato a ciascuno. Un ottimo lancio, per un prossimo futuro prodotto di online gaming “Vota il tuo superpolitico preferito!”. E chissà che non sia già “nelle cose”: sai com’è, quando si è a caccia di leader responsabili in epoca di *superproblemi*…

Nella più prosaica realtà dell’industria culturale, la trovata di comunicazione politica pone invece un altro quesito: la Marvel lo sa? Si noti bene: l’url ufficiale, curiosamente, non è fantastici5 bensì proprio fantastici4.

Infine, un suggerimento di programmazione del prime time per gli amici di Sky: dopo il confronto di stasera, propongo di anticipare la messa in onda di The Avengers. Logico, no?

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