Lucca versus Angouleme (4)

Come promesso, chiudo qua la serie di post dedicati (qui, qui e qui) alla ricostruzione delle “storie incrociate” delle manifestazioni di Angouleme e Lucca. Con un post dedicato alle “origini” del Salone lucchese. Una ricostruzione affidata all’anedottica di Claudio Bertieri, intervistato da Luca Raffaelli per Lanciostory. Qualche breve commento in coda.

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LR – Volevo farti una domanda a proposito della scheda di Romano Calisi da te scritta per il volume di Bono e Stefanelli. Già mi sembrava strano la scelta di Calisi e non di Traini, ma perché Traini in quella scheda non viene neppure nominato visto che è stato il suo successore?

CB – Mi sono state chieste tre schede per quel volume: una su Romano Calisi, una su Elio Vittorini e una su Florenzo Ivaldi. Perché non ho parlato di Rinaldo? Beh, ho parlato di Calisi. E poi lo spazio era poco. Intendiamoci, io sono in ottimi rapporti con lui. Abbiamo lavorato insieme per tanti anni…».

LR – Quando lo hai conosciuto?

CB – Nel 1965 a Bordighera. Anzi, ora ti racconto la storia che molto spesso viene riportata in maniera errata. Tutto nasce a Bordighera ma un anno prima, nel corso del Salone dell’Umorismo che organizzava Cesare Perfetto nella città ligure. Quell’anno era stato organizzato un convegno sulla commedia umoristica cui partecipavamo, con diverse relazioni, Romano Calisi, che era assistente di Luigi Volpicelli (direttore dell’Istituto di Pedagogia dell’Università di Roma), Umberto Eco, Luis Gasca ed io.

LR – E lì partì la scintilla.

CB – Sì, sulle panchine del parco. Noi quattro cominciammo a parlare di fumetti e ci venne in mente di andare dal Sindaco di Bordighera (che era Raul Zaccari, senatore democristiano) a chiedere se era interessato a fare, oltre al Salone dell’Umorismo, anche uno sul fumetto.

LR – E il sindaco che cosa disse?

CB – Disse di sì. E ci accordò una cifra che se non ricordo male era di 400mila lire. Neanche poche, per quei tempi. E così noi quattro successivamente facemmo varie riunioni, soprattutto nella casa di Umberto Eco, sul lago di Orta.

LR – In quelle riunioni hai conosciuto Traini?

CB – No. Traini l’ho conosciuto direttamente a Bordighera, in veste di curatore di una delle due mostre di quella prima manifestazione. Una era su Antonio Rubino, curata dal figlio. L’altra era di Traini, uno sguardo generale sulla storia del fumetto.

LR – E dopo che accadde?

CB – Forti del grande successo (Al Capp, creatore di Li’l Abner, ospite della manifestazione, aveva scritto e disegnato un servizio sul Salone di Bordighera per il settimanale statunitense “Life”), andammo dal sindaco a chiedere di raddoppiare il finanziamento. Ma lui, chissà perché, rifiutò. E allora che fare? Calisi sapeva che, per una ragione misteriosa, Luigi Volpicelli conosceva bene il sindaco di Lucca. E così la manifestazione si spostò nella città lucchese.

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Di tutta questa ultima tappa della ricostruzione, come avrete capito, quello che mi interessa di più è il tributo alla memoria. Ovvero, al ruolo di figure rimaste un po’ ai margini della “memoria storica” del fumetto italiano. Non tanto Umberto Eco – ubi maior – né Bertieri, il cui ruolo, sebbene giocoforza oscurato dalla pluridecennale direzione di Traini, è relativamente evidente e riconosciuto. Piuttosto: Gasca, e soprattutto Calisi e Volpicelli.

Di Luis Gasca, mediologo spagnolo, permane un qualche ricordo tra gli specialisti e i fumettologi. E’ un ricordo legato ad alcuni studi che, sebbene visti oggi appaiano sorpassati (come Tebeo y cultura de masas, del 1966), all’epoca furono pionieristici e largamente influenti. Quel che si dimentica, tuttavia, è il suo ruolo in quel gruppuscolo di appassionati intellettuali che diedero vita al progetto – un salone sul fumetto di carattere internazionale – di cui ancora oggi vediamo la l’eredità simbolica nei tanti saloni e festival in giro per l’Europa e altrove. Detto diversamente: se esistono saloni del fumetto a Lucca o Angouleme, il merito è anche di uno spagnolo. (PS: un giorno dovremo spiegarci come sia possibile che due paesi tanto simili, Spagna e Italia, dopo decenni di intensi scambi, oggi sembrino tanto distanti e isolati).

Di Calisi abbiamo già visto nei post precedenti: il suo ruolo come motore, con Bertieri, della nascita del salone di Bordighera e di Lucca, è tanto rilevante quanto misconosciuto. Proprio da questo è nata la scelta (provocatoria-ma-anche-no) di includerlo tra i 10 ‘Protagonisti’ (autori esclusi) della storia del fumetto nazionale nel volume Fumetto! 150 anni di storie italiane. Una scelta che vuole marcare il suo duplice contributo: co-inventore e primo motore di un “salone sul fumetto”.

Il ruolo di Luigi Volpicelli, anch’esso sottovalutato o quantomeno “fuori dal radar” della storiografia fumettistica contemporanea, merita pure maggiore attenzione: l’idea di portare a Lucca il Salone, a quanto pare, fu sua. Rispetto all’allievo Calisi, il contributo progettuale e fattivo fu tuttavia certamente meno importante, e per questo è corretto non porlo sullo stesso piano (né su quello di Traini, cui il destino storico del Salone lucchese è stato a lungo legato). Tuttavia, un contributo che meriterebbe una degna considerazione (celebrazione?) da parte della stessa amministrazione lucchese, prima o poi.

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Lucca versus Angouleme (3)

Riprendiamo la serie di post dedicati alla comparazione/ricostruzione svolta da Luca Raffaelli. Che nelle successive puntate della rubrica Nuvolette, è tornato a intervistare Rinaldo Traini:

LR – Traini, che ricordi hai del tuo viaggio ad Angoulême del 1974?

RT – Fu un viaggio bellissimo fatto con amici come Bonvi, Pratt e Gomboli (mi pare). Fummo accolti trionfalmente e devo dire che in quegli anni il credito del Salone e del nostro lavoro in Francia (ma anche negli Stati Uniti, Argentina, Spagna, Brasile, Belgio, U.K.) era apprezzatissimo. Credo che l’epoca d’oro del Salone sia iniziata in quegli anni. Tutto era dovuto al progetto varato nel 1968, quando ero diventato direttore, e soprattutto alla filosofia del Salone (sarei tentato di dire: l’ideologia programmatica, se fossi marxista).

Raffaelli torna quindi alle parole scritte da Francis Groux, nella sua già citata autobiografia:

Traini e Bertieri erano dei tipi molto simpatici. Io non parlavo la loro lingua, né loro la mia, ma riuscivamo a comprenderci anche perché avevo fatto un po’ di spagnolo e di latino, e questo mi aiutava. Ma soprattutto c’era la costante presenza di Claude Moliterni che facilitava la comprensione e, quando ce n’era bisogno, assicurava la traduzione. Sono infinitamente grato a loro per l’aiuto che ci hanno dato e soprattutto per aver accettato che ci ispirassimo al loro modello.

Niente di nuovo, naturalmente. Ma pur sempre una ricostruzione che torna utile agli smemorati e/o ai più giovani – sia italiani che francesi, naturalmente – mettendo nero su bianco, una volta di più, l’esplicito riferimento al modello che ispirò la nascita del festival francese: il Salone di Lucca.

A questo punto Raffaelli passa a ricostruire direttamente la creazione del salone lucchese. E per proseguire, chiama in causa indirettamente anche il sottoscritto, sottolineando un dettaglio di Fumetto! 150 anni di storie italiane: la pagina dedicata a Romano Calisi.

La scelta di includere Calisi è, tra le schede della sezione ‘Protagonisti’ (la più discussa del volume, sia da Raffaelli – che ne ha criticato alcune scelte – sia dai curatori stessi, che ci si sono accapigliati a lungo) una di quelle su cui Gianni Bono ed io abbiamo concordato rapidamente: Calisi è uno dei protagonisti dimenticati del fumetto nazionale. Uno di quelli senza il cui apporto, forse, il fumetto italiano non avrebbe oggi lo stesso volto. Quantomeno per un fatto fondamentale: se oggi esiste Lucca Comics&Games è per merito del Salone Internazionale dei Comics – prima a Bordighera, poi a Lucca – di cui proprio Calisi fu il primo presidente.

Come ha scritto Claudio Bertieri, autore del testo su Calisi in Fumetto! 150 anni di storie italiane:

La svolta si annuncia una sera del 1964, mentre si sta tirando tardi all’ombra del Palazzo del Parco di Bordighera. Ci si chiede se gli autori di comics non meritino un trattamento simile a quello che, dal 1947, godono ogni anno i cartoonist partecipando al Salone dell’Umorismo. Mostre, incontri, qualche dibattito e poi anche convegni tematici offrono loro un’occasione per verificare lo status di un settore particolare dell’editoria, da quella libraria a quella della stampa quotidiana e periodica.

E’ Romano Calisi a sostenere con il calore e l’entusiasmo che lo distinguono la quasi obbligatoria nascita di un avvenimento analogo, necessario per mettere a confronto quanti, in diverso modo, sono interessati al fenomeno dei comics.

Calisi era, all’epoca, allievo e collaboratore di Luigi Volpicelli, Direttore dell’Istituto di Pedagogia dell’Università di Roma, ovvero uno tra i non molti accademici e studiosi di “mass media” (come si diceva una volta…) a nutrire un sincero – e sereno – interesse per il fumetto. Scrive Bertieri:

Volpicelli garantisce il suo appoggio a Calisi e, insieme, non trascura, da vice-presidente del Comitato organizzatore, che il nascente Salone Internazionale dei Comics goda di un autorevole Comitato scientifico da lui stesso presieduto. Convinto sostenitore dell’interdisciplinarità e di un dialogo che deve radunare più conoscenze, una volta nominato direttore del Salone Calisi conferma le proprie convinzioni radunando un Comitato promotore (italo-francese-spagnolo-svizzero) formato proprio da figure di difforme formazione e interessi. Per ricordarne alcune: un sociologo (Pierre Strinati), un fotografo (Lanfranco Colombo), un medico (Pino Donizetti), un artista (Jacques Lob), un semiologo (Umberto Eco), un cultore della paraletteratura (Francis Lacassin).

Essendo egli stesso un attento studioso delle connessioni antropologiche ed etnografiche di sequenze e fotogrammi, chiama a sé una nutrita pattuglia di esponenti del mondo del cinema, da Alain Resnais a Luis Gasca, da Luigi Di Gianni a chi firma queste righe.

Calisi, insomma, è quella che si potrebbe dire la vera ‘anima’ del primo Salone. Un figura-ponte tra mondi differenti – l’università, il giornalismo, il cinema, il collezionismo fumettistico e gli sparuti ‘fumettologi’ dell’epoca – che insieme, grazie alla sua spinta, produrranno quella straordinaria invenzione che fu il primo evento cultural-celebrativo (secondo un modello ibrido tra fiera e festival culturale) regolarmente dedicato al fumetto: il Salone Internazionale dei Comics, da allora identificato come il “Salone di Lucca”.

Lasciata Bordighera, lo sviluppo del Salone nei fervidi “anni lucchesi” sarà presto guidato non più da Calisi, ma da un nuovo direttore da lui stesso indicato: Rinaldo Traini. E visto il ruolo di quest’ultimo, non menzionato in quella scheda su Calisi, Raffaelli ha pensato bene di interrogare lo stesso Traini:

Dunque: le notizie biografiche su Romano Calisi (con l’aiuto della figlia Giulia con la quale sono in contatto) le ho fornite io personalmente a Gianni Bono, anche perchè sono convinto che il principale merito di aver organizzato con il supporto dell’Università di Roma il Primo Salone a Bordighera sia stato tutto di Romano. Altro merito è stato quello di avere avuto fiducia in me quando mi fece nominare direttore. Solo lui e Rino Albertarelli pensavano che io potevo essere l’uomo giusto per dare continuità al progetto iniziale. Nemmeno io lo pensavo. Credo quindi che il merito di aver inaugurato il Salone ed aver assicurato la sua continuità (in fin dei conti ero un suo uomo) è stato tutto suo.

Anche Traini (inciso: inseriremo il suo nome nella scheda, come erede designato, nella ristampa del volume – visto che sì, prevediamo sarà ristampato), quindi, conferma il ruolo di “primo motore” giocato da Calisi all’epoca, oltre che il suo intervento nel nominare il successore. E proprio sull’apporto del professore romano alla nascita della prima edizione del Salone, la puntata seguente di Nuvolette porta nuovi elementi – e ricordi – alla luce, ancora una volta grazie a Bertieri. Proseguiamo tra una settimana.

(continua…)

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