Habemus Töpffer online (aggratis)

C’era una volta un fumettista sconosciuto, se non misterioso, cui alcuni attribuivano – addirittura nella prima metà dell’Ottocento – “l’invenzione del fumetto”.

Questo autore era il bizzarro insegnante, scrittore, pittore Rodolphe Töpffer. Il cui nome è rimasto noto per decenni pressoché solo a una cerchia di iniziati (essenzialmente studiosi e collezionisti di editoria [parecchio] d’antan), alimentando un pur crescente culto sfociato in saggi, monografie, mostre e nella principale mailing list di appassionati (studiosi, ma non più soli) di fumetto pre-novecentesco, PlatinumAge Comics List. Fino a comparire citato, sempre meno en passant, in quasi tutti i testi sulla storia del fumetto.

La sua conoscenza è rimasta limitata non solo per ragioni culturali, ovvero il persistente stereotipo sulla ‘nascita’ del fumetto a cavallo tra XIX e XX secolo, ma anche per ragioni materiali: la reperibilità dei lavori di Töpffer è stata a lungo a dir poco limitata, con rarissime ristampe in poche lingue (di cui nessuna in inglese, peraltro). Difficile sostenere la tesi della diffusione del fumetto nell’Ottocento, se i materiali sono pressoché invisibili ai più.

Negli ultimi vent’anni, però, Töpffer è stato finalmente ristampato, prima in Francia da Seuil, poi finalmente anche in lingua inglese, con un’edizione completa curata da David Kunzle nel 2007. Una buona cosa, di grande aiuto per chi, come il sottoscritto, ritiene davvero strategico stimolare la conoscenza dell’opera di questa importante figura. Ma non abbastanza: anche questi volumi sono in realtà poco diffusi, perché destinati a un pubblico pur sempre di nicchia, cui si rivolgono nella forma di volumi piuttosto costosi.

Per questo la notizia che la Cité de la Bande Dessinée et de l’Image di Angouleme ha avviato la scansione del proprio Fondo Topffer, rendendolo disponibile per la libera consultazione online, è una splendida notizia. Un progetto realizzato con il contributo del Ministero della Cultura francese, che dimostra tre cose: che lo stato francese non snobba certo i progetti più seri di conservazione del patrimonio fumettistico; che in Italia (lato Stato, ma anche lato musei) siamo ancora molto indietro; ma soprattutto, che Töpffer fu un grande fumettista. Addirittura nella prima metà dell’Ottocento. Che tutti potranno – finalmente – leggere con grande facilità.

Per ora, oltre ai testi letterari e illustrati, e resoconti di viaggio, il primo fumetto presente è il celebre Monsieur Cryptogame scritto da Topffer e disegnato da Cham (1845 [1839]). Altri arriveranno.

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Nel frattempo, è già arrivata – anche se me ne accorgo solo ora – una buona scansione online della semi-dimenticata edizione americana (fatta eccezione per una riedizione italiana curata da Alfredo Castelli) di un’altra opera di Topffer, Les Amours de Mr. Vieux Bois (1837), uscita negli Stati Uniti nel 1842 come The Adventures of Mr. Obadiah Oldbuck. La potete leggere qui.

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Nel frattempo, ad Angoulême

Qualche giorno fa, sceso dal treno ad Angoulême (al solito, in periodo non festivaliero, cittadina allegra come un banco di nebbia), mi sono imbattuto nei canonici strilli della stampa locale. Rispetto al solito, avevano qualcosa di sarcasticamente italiano: “Cultura est arrivée”, recitava qualche titolo. Peccato che, in questo caso, la parola *cultura* andasse intesa in ben altro modo: un trademark. Quello della nota, ehm, catena della grande distribuzione:

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Si trattava di una fresca notizia attesa da tempo: il festival di Angoulême, abbandonato pochi mesi fa (e malamente) da una Fnac in crisi ma anche delusa dai risultati, ha trovato un altro main sponsor in un medio-grande retailer nazionalpopolare (stessa proprietà di Auchan, per capirci; 52 punti vendita in Francia, soprattutto in provincia) dedicato a libri e prodotti culturali. Cultura, appunto [pronuncia: culturà].

Navigo sul sito e scopro che Cultura ha avviato la campagna dicembrina con il claim “fornitore ufficiale di Babbo Natale”. Alzo gli occhi dal telefono, e vedo che anche il Comune di Angoulême ha avviato una campagna natalizia. Guarda caso, il claim è fumettistico, con tanto di celebre espressione di Astérix, in un balloon:

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Per quanto riguarda il corso che ho tenuto all’EESI, la vera novità è stata nella composizione degli studenti. Per la prima volta, al di là dei soliti (notevoli) talenti tra gli aspiranti autori, ho trovato in aula persone venute per approfondire solo gli aspetti storici e teorici del fumetto. Una presenza che dimostra la complessità crescente della richiesta di formazione sul fumetto. Cui si aggiungono, peraltro, studenti venuti non dal solito iter artistico, ma da quello letterario. Scrittori, disegnatori, critici, docenti, curatori: ecco cosa riesce a formare un curriculum fumettistico completo e moderno, che riesca a integrare teoria e pratica.

Ma la formazione, qui, funziona anche perché non è isolata, e la relazione fra EESI, Cité, Maison des Auteurs continua a dare frutti interessanti, con mostre, workshop ulteriori, e la continua attrazione di talenti internazionali grazie alle politiche di residenza d’artista. I nuovi arrivati, tra i fumettisti stranieri residenti, sono gli statunitensi Matt Madden e Jessica Abel, che si fermeranno qui per ben due anni; lei con due bei progetti (uno US e uno francese), lui con altri progetti e l’abituale quantità di idee oubapiane. [inciso: uno spasso, peraltro, sentirli ricordare la scena indie italiana degli anni 90, che conobbero in ripetute occasioni].

In un buon pomeriggio, sono riuscito anche a visitare le mostre attualmente in corso alla Cité de la BD et de l’Image e presso il Musée de la BD. Due piccole mostre quelle alla Cité – il festival si fa imminente e gli spazi sono tenuti pronti ai nuovi allestimenti – Luxe et Beauté e Raymond Poïvet. La seconda, dedicata a un autore popolare ormai semidimenticato, mi è parsa quella più interessante. Sia per la qualità del segno e dell’immaginario, sia per un vero proprio scoop che la riguarda.

Tra le storie esposte ce n’è infatti una poco celebre, Allô ! Nous avons retrouvé M.I.X. 315 ! Il est vivant. Nous allons le sauver !! che ricorda incredibilmente Arzach di Moebius. Una storia muta, sviluppata in una sorta di scrittura automatica, con dinoccolati scimmioni, e con creature alate preistorico-fantastiche, cavalcate a mani nude:

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Potete leggerla per intero qua. E’ una storiella fantastica, realizzata con inusitata libertà – all’epoca – nella tecnica di scrittura, nell’espressione e nella produzione di un immaginario fantastico archeo/fantascientifico. Una prossimità evidente soprattutto sul piano visivo, che alcuni testimoni dell’epoca – Jean Pierre Dionnet (negli stessi commenti online) – hanno peraltro confermato: Moebius vide davvero quella storia, e ne rimase colpito. Al punto dal ripescarla dalla memoria (inconsciamente? consciamente? Questo non lo sapremo mai) al momento di realizzare quel viaggio archeo/sureeal/scifi che nel 1975 sarà Arzach, uno dei capolavori del fumetto europeo. Un’opera che, senza questa storiella del dimenticato Poivet, probabilmente non sarebbe mai nata.

Delle due mostre al Museo, invece, Dalì par Baudoin e Quelques instants plus tard… : art contemporain et bande dessinée, quella che mi è parsa più interessante è stata la seconda. Sia perché alcune delle 40 ‘coppie’ fumettista/artista hanno generato collaborazioni riuscite (Baudoin & Ben Vautier, Joël Ducorroy & Willem, Marc Giai-Miniet & Jacques de Loustal…), sia perché altre hanno prodotto memorabili tonfi. Quella che mi è piaciuta di più è stata in realtà il lavoro giocoso e al secondo grado di Christian Balmier, che creato una serie di lettere immaginarie, inviate da lui stesso a personaggi come Bianca Castafiore, memorabile vedette del più formalista tra gli albi di Tintin:

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La collaborazione che mi ha sorpreso di più, però, è quella tra Milo Manara e Alain Declerq. I due hanno realizzato una enorme donna ritratta di spalle – intitolata “Proiettile perduto” [Balle perdue] – creando un’opera tanto banale quanto greve. Una sorprendente buzzurrata d’autore, diciamo:

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Passeggiando per l’edificio della Cité, ho poi dato un’occhiata alle novità esposte nella Biblioteca. Scoprendo un piccolo dettaglio – un espositore dedicato ai libri in nomination per gli Essentiels – che dice sia dell’influenza del festival di Angoulême su alcuni luoghi di diffusione, sia dell’attenzione di certi spazi pubblici verso l’attualità della cultura fumettistica. Piccoli dettagli di un sistema più integrato (maturo?), potremmo dire:

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Al Museo, invece, un’occhiata alla sezione delle opere permanenti mi ha fatto notare i “soliti” italiani che imperversano sul versante vintage: un originale di Luciano Bottaro, due dischi illustrati da Pratt:

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E proprio mentre sono in Francia, scopro di essere finito in un aggregatore di feed fumettologici creato dalla stessa Cité. Un grande piacere. Ma ci sarebbe molto altro da dire. Sugli studenti, sui fumetti che ho letto (Spirou) o regalato (Dylan Dog), su quanto sia stato stimolante e soddisfacente il festival parigino SOB, sulle abituali polemiche festivaliere e sugli inquietanti retroscena (fosche visioni: il festival rischia una fine alla Ente Max Massimino Garnier a Lucca?), o su nuovi progetti in partenza proprio da qua.

Ormai, però, sono sulla via del ritorno. E a riaccompagnarmi al punto di partenza ci pensa un titolo surreale, da un articolo de Les Inrocks:

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Pesci d’aprile per musei del fumetto

L’altro giorno ho segnalato il progetto di un Museo del Fumetto ad Abu Dhabi. Ebbene: era un pesce d’aprile.

Ho voluto rilanciare lo scherzo della Cité di Angouleme, di comune accordo, ma per ragioni diverse dalle loro. Non tanto per dare eco a delle polemiche – tutte francesi – tra il museo angoumoisino e la stampa locale. Quanto per sottolineare una tendenza in corso (oggi inaugura Wow, museo del fumetto milanese) e una questione generale: la complessità istituzionale e progettuale di questo tipo di soggetti.

Da un lato, quindi, voglio fare gli auguri a tutti gli attori che hanno contribuito alla nascita dello spazio milanese: da chi ha spinto, con Gianni Bono e il sottoscritto, per renderla una opportunità concreta; a chi ha concesso il necessario supporto politico; a chi si è candidato a gestirlo.

Dall’altro, voglio invece offrire un esempio concreto di come un progetto simile – no, non ad Abu Dhabi – richieda un mix di energia, competenze, investimenti e lavoro tali da creare strutture forti. Abbiamo certamente bisogno di spazi culturali e/musei – lo sostengo da tempo, anche contro lo scetticismo di alcuni colleghi e amici – a patto che la loro complessità, efficienza, autorevolezza e visione siano tali da giustificare un impegno forte, che rappresenti cioè un ‘motore’ utile sia al sistema-fumetto che al sistema culturale locale e italiano. E il caso che offro alla riflessione di tutti è quello del futuro Museo del Comic di Badalona (Barcellona), previsto per il 2013.

Un caso di cui – inspiegabilmente – nessuno si è finora occupato, al di fuori dei media spagnoli. E questo nonostante si tratti del più consistente investimento del genere mai realizzato in Europa: 11,3 milioni di euro, spalmati su tre o quattro anni, i cui lavori sono già iniziati da tempo, partendo dal recupero di un ex spazio industriale a nord della metropoli catalana (Badalona).

Naturalmente le implicazioni economiche e culturali, logistiche e politiche, sono numerose. E le difficoltà non mancano, anche nel caso iberico: proprio di recente si è parlato di “rischio paralisi” per i lavori. Ma il progetto Museo del Comic nasce su buoni presupposti: è complesso, ambizioso, partecipato dal sistema (del settore e del territorio) e con una proiezione contemporanea e internazionale che sembra disegnare una possibile riuscita. Buona o mediocre? Lo vedremo. Di certo è una iniziativa che prova a guardare lontano: oltre le scadenze elettorali degli amministratori di turno, e rivolto non a un passato ‘archivistico’ ma a un radicamento della sua azione nell’oggi e nel domani che – come ha detto un amministratore catalano – rende “il fumetto un linguaggio globale dell’età postmoderna, un linguaggio centrale delle nuove forme culturali”.

Oltre ad Angouleme c’è Badalona/Barcellona, insomma, nel futuro dei grandi modelli europei di Museo del Fumetto. E la grande tradizione italiana non merita di meno. Gli esempi ormai ci sono: è arrivato il momento di studiarli. Per superarli, naturalmente.

Apre un solido Museo del fumetto. Ad Abu Dhabi.

La costruzione di centri culturali o musei dedicati al fumetto è una tendenza affiorata soprattutto negli ultimi dieci anni. Ma se in Italia ha dato luogo ad esperienze che vanno purtroppo dal modesto al mediocre – con varie sfumature di naiveté istituzionale e culturale – all’estero sta producendo iniziative sempre più solide, fondate su progettualità articolate e sulle migliori competenze internazionali.

Chi sta giocando il ruolo di principale attore sullo scenario globale? La Cité di Angouleme, struttura che comprende la più grande Biblioteca e Museo del fumetto d’Europa (e non solo), e che oggi ha finalmente annunciato una nuova, importante iniziativa: l’apertura di un analogo centro, secondo la formula della ‘licenza’, nell’esotica Abu Dhabi.

Eccovi il comunicato completo, tradotto:

Negoziato in gran segreto per quasi due anni, un accordo storico sarà firmato Venerdì 1 aprile tra la Cité de la Bande Dessinée et de l’Image e l’Emirato di Abu Dhabi, che ha espresso il desiderio di aprire, dopo il “suo” museo del Louvre, un museo del fumetto su licenza della Cité. Destinato ad aprire nel 2014, sarà una vera e propria Cité del tutto nuova quella che vedrà la luce nella capitale degli Emirati Arabi Uniti, che comprenderà un museo, una biblioteca, delle sale cinematografiche, una residenza per scrittori, un ristorante… Le collezioni del museo del fumetto saranno presentate a rotazione, come già avviene ad Angouleme.

Vincitore del concorso di architettura indetto dall’emirato, il marocchino Kdbat Abril si è apertamente ispirato a un concept del disegnatore e fumettista francese Marc-Antoine Mathieu. Il progetto sarà presentato Venerdì, ma la newsletter [della Cité] ve ne svela già il principio: raffigurante un letto gigante, l’edificio monumentale è un omaggio al Little Nemo di Winsor McCay, capolavoro del fumetto risalente agli inizi del Novecento.

Sebbene la Cité, in tre anni di esistenza, non abbia mai usato l’acronimo “CIBDI”, il Centro arabo del fumetto si chiamerà CIBDI Dhabi, su proposta di uno dei membri della giuria del concorso architettonico, il celebre letterato e giornalista egiziano Ahmed El Nil.

Qui sotto vedete il disegno di Mathieu da cui ha tratto ispirazione l’architetto Abril:

The World Institute of Dream, Morpheus Street (Project) - fotoritocco di Marc-Antoine Mathieu, 2005

Se tutto andrà come deve andare, si tratterà di un avamposto strategico, fra le altre cose, per la visibilità del fumetto arabo e mediorientale. Ma anche uno strumento con cui accompagnare la circolazione internazionale del fumetto europeo, che nell’area araba è storicamente sottorappresentato rispetto a quello asiatico e talvolta (paradossi dell’industria culturale) persino americano.

E se tutto ma proprio tutto andrà come deve andare, ne beneficerà un po’ anche il fumetto italiano. Grazie alle collezioni di preziosi originali e di pubblicazioni del Museo francese, ma anche alle altre iniziative (formazione, convegni, pubblicazioni) della Cité, che all’Italia hanno dato sempre più spazio negli ultimi anni. Infine, curiosità personale: è possibile una tappa, presto o tardi, per la mostra-progetto Cento per Cento, attualmente in tour in Spagna.

E se poi saremo tanto buonini e non disturberemo il manovratore, dopo Francia (e Belgio USA Germania Portogallo Giappone SudCorea Spagna Emirati Arabi Uniti…) anche in Italia avremo prima o poi anche noi un Ministro della cultura, amministratori locali, intellettuali, artisti e operatori industriali che “faranno sistema” – come già in altri campi della cultura – intorno al fumetto, offrendo ai cittadini e al settore una struttura solida, credibile e influente. Uhm. Inshallah?

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