[1001 Fumetti] Piratas do Tietê

Nuovo estratto da 1001 Fumetti, questa volta dal Brasile. Con uno degli autori più noti e influenti nel campo del fumetto satirico. Un classico dell’umorismo latinoamericano più scombiccherato, fra toni parodistici e satira di costume (non senza risvolti politici).

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Piratas do Tietê e Outras Barbaridades, 1994 (Laerte Coutinho, Brasile)

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Laerte Coutinho, tra i principali fumettisti brasiliani, ha avuto successo sin dagli anni Settanta. Il suo celebre Piratas do Tietê apparve per la prima volta nel 1980 in un Brasile governato dai militari, un periodo in cui i fumetti erano per lo più umoristici, infarciti di satira politica.

Molti fumettisti non sopravvissero all’avvento della democrazia nel 1985, visto che la politica era stato il solo soggetto che avevano saputo affrontare. L’opera di Laerte, invece, conobbe una fioritura quando si diffuse la stampa libera per la quale tanto si era battuto. L’autore è tra i pochi vignettisti brasiliani il cui lavoro ha guadagnato in qualità e in reputazione, e che ha saputo portare la sua striscia a risultati mai visti prima.

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Ha creato personaggi sempre più folli, e il suo umorismo acido continua ancora a colpire come un’arma spietata. Piratas do Tietê e Outras Barbaridades è una raccolta di storie originariamente pubblicate sulla rivista Circus. I racconti ruotano attorno a un gruppo di irriverenti pirati che derubano e torturano chiunque incontrino sulla propria strada, e per puro divertimento. Sono aiutati dall’abilità dell’autore nel cogliere l’essenza delle cose che sceglie di rappresentare.

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Il fumetto di Laerte è ancora oggi popolare, anche se i pirati si sono ormai ritirati. Nel frattempo, sono riusciti a divertirsi persino con dei lupi mannari, e si sono mostrati spassosamente suscettibili di fronte alla poesia. Laerte, inoltre, ha adattato la striscia per il cinema, nel 2003. Le altre storie della raccolta mostrano un autore che non è stato con le mani in mano negli anni Novanta. Questi brevi e affilati fumetti, pluri-premiati e disegnati con maestria, non mancheranno mai di strappare grasse risate.

Carlos Eugenio Baptista

Nuovi progetti di legge sul fumetto? Cose da BRIC

A sentire che, da qualche parte, sono in corso di elaborazione progetti di legge specificamente dedicati al fumetto, di solito gli appassionati si dividono in due: chi va in sollucchero, e chi se ne frega allegramente.

La mia posizione è banale: credo che strumenti legislativi ad hoc a volte servano e a volte no; e che questo dipenda sia dal merito che dal contesto storico-sociale. Al di là quindi dell’enfasi che il tema suscita presso i “legittimisti” (quelli che: leggi = riconoscimento istituzionale = legittimazione sociale) o i menefreghisti (quelli che: leggi = normalizzazione = dirigismo = freno alla creatività), la notizia della recente presentazione di un progetto di legge per promuovere il fumetto nazionale in Argentina, che segue e si richiama a un altro progetto presentato in Brasile nel 2009 e rilanciato un anno fa, mi ha suscitato alcune riflessioni.

Badate bene: entrambe i progetti risultano arenati in parlamento (in Brasile esiste una petizione online per fare ‘pressione’ sull’approvazione). Ma la loro nascita, i loro obiettivi e le discussioni che hanno generato mi sembrano interessanti per mettere a fuoco almeno tre questioni:

1- una è che si tratta di progetti dedicati non al diritto d’autore, ma al sostegno del prodotto locale; non alla tutela, ma alla promozione. Incentivi economici e sgravi fiscali connessi a quote di produzione locale, in buona sostanza. Tentativi per la verità semplicistici (in Brasile si vincolerebbero editori e distributori, ma non i rivenditori; da cui varie contestazioni; in Argentina più o meno stessa solfa) di avvicinarsi al complesso modello delle quote nazionali nell’animazione tv in alcuni paesi europei.

2- un’altra è che la premessa, ovvero la motivazione implicita in simili progetti è che esista una preoccupazione per l’identità nazionale di quelle culture e quei mercati fumettistici. Una questione con tutta una tradizione di dibattiti, che mostra il fermento intorno a un ricambio generazionale che sembra farsi strada, trovando anche nuove occasioni per rilanciarsi nella sfera pubblica e fare sistema (esempio classico: si guardi al successo di nuovi e riusciti festival come Vinetas Sueltas, o Rio Comicon).

3- la terza è che tutta questa energia propositiva arriva da paesi BRIC. Paesi con una consistente tradizione fumettistica, fatta anche di alcuni successi internazionali. Ma soprattutto, paesi economicamente e culturalmente in una fase di crescita.

E in Italia, paese tanto abituato a generare attenzione (talvolta interesse, talaltra solo rumore) intorno a progetti di legge?

Dalle nostre parti, la pur lunga storia di una proposta di legge sul fumetto appare, alla luce di queste notizie, una vicenda ben diversa:

  • perché è una proposta tecnicamente certamente più matura, ma altrettanto certamente si occupa di tutela dei diritti più che di sostegno all’industria e al mercato
  • perché è del tutto slegata da un dibattito sull’identità italiana del “prodotto nazionale”
  • e perché, finita nelle secche delle commissioni parlamentari da tempo immemorabile (la prima presentazione fu se non sbaglio nel 2000; il Senato conserva tracce di una successiva formulazione), pare ormai ‘stagionata’ al punto giusto. Prodotto di un paese che continua a occuparsi del passato più che del futuro, con quella proposta 12 anni dopo siamo ancora lì: a concentrare le energie – peraltro scarse (la piccola AI) e con poca voglia di fare sistema – su un unico tema, magari nel frattempo ridefinito dalla Storia (vedi le battaglie dei fumettisti francesi sui droits numériques), e lasciando i tanti altri da parte. Inclusi quelli che potrebbero essere di aiuto per dinamizzare il mercato (vedi strozzature nella distribuzione), per promuovere la lettura fumettistica (più e meglio del passato Comics Day) e financo -eresia- per sostenere politiche di promozione del “prodotto fumettistico italiano” all’estero. Magari puntando su quei paesi in cui esiste, ancora oggi, una percezione positiva del fumetto italiano, sia popolare che d’autore. Paesi di cui si potrebbe persino dire che il fumetto locale “lo hanno fatto gli italiani”, come Cesare Civita o Angelo Agostini. Paesi tipo Argentina e Brasile, insomma.

Insomma, nei paesi BRIC si fa e si briga – anche disordinatamente – per creare nuove opportunità; in Italia ci si impegna affannosamente a mettere pezze sul passato, perché lì si riconoscono troppi limiti rispetto ai meccanismi di riconoscimento e tutela.

Sarà. Ma vista così, pare che il fumetto sia un preciso specchio del nostro Paese.

altri dettagli sulla proposta argentina qui o qui

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