Marvel digitale (1): iPad boom?

Tutti-pazzi-per-iPad, di questi giorni. Non che fosse inatteso. Il fatto nuovo, però, è che il fumetto è in primo piano. La Marvel App è stata tra le prime applicazioni di iPad citate dai media, e subito tra le più scaricate (14° posto tra le più scaricate da iTunes nel primo weekend). Ai tempi del lancio di iPhone, le cose erano andate diversamente. Per il fumetto digitale, sembrano già passati secoli: interfacce più efficaci, cataloghi più ampi, grandi e piccoli editori entrati ormai direttamente sul mercato.

I video su YouTube mostrano il funzionamento di questa applicazione “esemplare” made in Marvel. E la fascinazione dell’ottimo design pare conquistare sinceri entusiasmi (non vi dico i colleghi fumettologi americani..), inclusi quelli “preventivi”. Mi ci metto io stesso: sono convinto che questo device rappresenti uno sviluppo interessante, per la fruzione di fumetto digitale. Ma non lasciamoci distrarre dalla classica “ubriacatura tecnofila” ben ‘massaggiata’ dai media. E proseguiamo nelle osservazioni.

Un primo dato è che il successo di visibilità mediatica della “Marvel App” ha messo in secondo piano altri fornitori, e con loro tanti altri fumetti non-Marvel.

Eppure gli altri soggetti sono già parecchi. Persino più delle aspettative. Fra questi il catalogo di un editore importante come IDW, ma soprattutto i distributori multi-editore come iVerse e PanelFly. E come il leader comiXology, provider che prontamente si è presentato come “più vasto e comprensivo digital comic book reader“, forte di un catalogo di oltre 1.300 titoli provenienti da più di 30 editori (da Marvel a Picturebox, da Drawn&Quarterly a Viz).

Tuttavia, tuttavia… la lista dei fumetti disponibili per iPad serve a poco, per capire la portata del fenomeno. La sostanza della questione emerge da altre domande: da un lato quelle sul significato dell’oggetto (a cosa serve? e per quale pubblico?), e dall’altro quelle sull’impatto del modello iPad (tecnologico, di consumo ecc..) nel contesto culturale del fumetto. Ed è qui che alcune perplessità iniziano ad arrivare. Una delle voci più ascoltate è certamente Cory Doctorow, scrittore, giornalista ma soprattutto deus ex machina di uno dei più vitali e intelligenti – e letti – blog sulla piazza: BoingBoing. Così scrive Doctorow in un brano del suo cliccatissimo “Perché non comprerò un iPad (e penso non dovreste farlo nemmeno voi)”:

Voglio dire, guardate questa Marvel app (basta davvero guardarla). Da ragazzino ero impallinato coi fumetti, e lo sono anche adesso da adulto, e la cosa che mi ha sempre fatto pensare che i fumetti fossero buoni per me era la loro condivisione. Se c’è mai stato un mezzo che si basava sullo scambio di cose comprate in giro per costruire un pubblico… beh, è stato il fumetto. E il mercato dell’usato dei comics! E’ stato – ed è – qualcosa di enorme, e vitale. Non posso neanche contare quante volte sono andato a fare lo speleologo tra gli scaffali di roba usata, anche in negozi grandi e ammuffiti, per trovare gli arretrati che avevo perso, o per ‘provare’ nuovi titoli a buon mercato. (E ‘parte di una tradizione multigenerazionale nella mia famiglia – il padre di mia mamma era abituato a portare lei e i suoi fratelli fino a Lady Dragon Comics su Queen Street a Toronto ogni fine settimana, per rivendere le loro vecchie storie ed avere spiccioli per ottenerne di nuove).

Quindi cosa fa la Marvel per “migliorare” [enhance in inglese] i suoi fumetti? Toglie il diritto di dare, vendere o prestare i vostri comics. Sai che miglioramento. Un modo di prendere la gioiosa, meravigliosa esperienza di condivisione e connessione tipica della lettura di fumetti e trasformarla in una passiva, solitaria impresa che isola, invece che unire. Bell’affare, Misney.

La valutazione che ne trae Doctorow è discutibile ma molto seria: se il fumetto è sempre stato un oggetto facilmente scambiabile, il doppio lockup (sistema della Marvel App, ma anche sistema di iTunes) è un duro colpo. Perché invece che aiutare la circolazione sociale dei comics, la frena. Un’osservazione che tocca iPad e iPhone insieme, e che rimanda alle scottanti questioni sul “sistema chiuso” che – secondo i critici – Apple starebbe ormai promuovendo, attraverso un modello di sfruttamento dei contenuti volutamente limitativo degli usi (vedi anche Kindle).

La strategia (sbagliata) che per Doctorow spiegerebbe questo duro colpo è la scelta di Apple di appoggiarsi agli incumbent di mercato: “i big sono pessimi rivoluzionari”, dice giustamente Cory:

Relying on incumbents to produce your revolutions is not a good strategy. They’re apt to take all the stuff that makes their products great and try to use technology to charge you extra for it, or prohibit it altogether.

Marvel digitale guarda a iPad da qui. Cerca e costruisce un mercato dalla posizione di incumbent, limitando (assai) l’apertura del modello. E aderisce – anche solo implicitamente – all’idea che la digitalizzazione del fumetto possa essere un’occasione per governare meglio la sua circolazione, potendo trarne un misurabile vantaggio (economico, of course).

Pare poco? Eppure questo genere di dibattito non si è mai sviluppato prima, nel mondo dei comics. Il dibattito su webcomics o mobile comics è stato fino ad ora – lasciatemelo dire – una simpatica chiacchierata accademica tra autori ‘curiosi’, lettori technofili, responsabili commerciali in affannosa ricerca di supporto ai fatturati, giovani marketing manager e un pugno di esperti. Il buon McCloud in Reinventing Comics ne aveva certamente intuito la portata, ma supportandola con stramberie frutto di un contesto immaturo – e con una certa dose di ottimistico determinismo. Perché solo ora iPad sta chiarendo – in modo più consono rispetto ad iPhone – che la digitalizzazione può davvero trasformare il fumetto. In che senso? Cambiando non tanto (pure, ma non è questo il punto) gli oggetti, quanto il loro statuto culturale.

Ecco la questione che iPad/MarvelApp pone al fumetto: qual è il “posto” dei comics oggi, nel contesto di una digitalizzazione dei supporti e dei canali? Chi potrà leggerli? E come (su e-reader, paiono dire Kindle/iPad ecc.)? E dove (e qui le note dolenti sull’ “apertura” dei canali)? Detto sociologicamente: siamo alle soglie di una “ritirata sociale” del fumetto, sotto la spinta di un digital divide cavalcato (irresponsabilmente dice Doctorow) dagli incumbent? Dovremo aspettare una “nuova Marvel” (o una Image… o un movimento “digital underground” antagonista?) per sparigliare le carte rispetto alle rendite di posizione dei modelli chiusi allo sharing?

Mi pare un po’ presto per rispondere. La risposta di iPad/Marvel, però, potrebbe essere tutt’altro che un “traguardo”. Più probabilmente è solo il timido debutto di un processo nuovo, che investirà il fumetto in modo molto più articolato e profondo nei prossimi anni.

Insomma: iPad e Kindle sono qui da poco. La partita del fumetto digitale è appena cominciata.

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