I disegnatori chiedono fatti

Avete presente la campagna di Obama contro la diffusione delle armi – quella che al momento pare stia perdendo?

Come scrive Internazionale:

In risposta alla paralisi politica, 23 grandi disegnatori statunitensi (tra cui Garry Trudeau, Art Spiegelman, Tom Tomorrow) hanno prodotto un video che chiede di unire le forze contro la lobby delle armi. Le voci narranti sono di Julianne Moore e Philip Seymour Hoffman.

I 23 sono:

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Lalo Alcaraz, Bill Amend, Ruben Bolling, Jim Borgman, Steve Brodner, Roz Chast, Jeff Keane, Rick Kirkman, Peter Kuper, Mike Luckovich, David Mazzucchelli, Stephan Pastis, Mike Peters, Lincoln Pierce, Dan Piraro, Ted Rall, Dave Roman, Jerry Scott, Art Spiegelman, Raina Telgemeier, Tom Tomorrow, Garry Trudeau, e Mo Willems.

E il video è qua:

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Oggi stiamo con Charles Burns

 

Elezioni! Il webfumetto bignamino del Guardian

Inizia la lunga nottata elettorale delle elezioni americane (per esempio qui). E il sito del Guardian, per preparare il clima da maratona, offre un curioso modo di riassumere la storia della campagna elettorale: un webfumetto.

Il Guardian lo chiama un viaggio “in graphic novel form”. In realtà è una storia breve, da leggere in 2-3 minuti, progettata in design responsivo (scrollando verso il basso ‘appaiono’ e si ‘sovrappongono’ vignette e disegni), e disegnata con tecnica mediocre.

Quel che mi colpisce nella scelta del Guardian di usare il fumetto in questa occasione, al di là dello stile, sono tre aspetti:

  • la capacità del fumetto di rispondere a una precisa esigenza giornalistica: offrire un riassunto rapido. Ovvero, idealmente: poche parole e solo immagini (e inoltre non infografico: niente dati, solo ‘racconto’).
  • la sua declinazione in design responsivo che, più che creare suspence (come in altre applicazioni nel webfumetto), pare efficace soprattutto in termini di informazione: i key moments della campagna non sono sbattuti in faccia al lettore in un colpo solo, ma diluiti in una lettura progressiva. Lo scroll responsivo, insomma, rende più “digeribile” lo spiegone.
  • il fatto che sia chiamato graphic novel, nonostante non lo sia. Una conferma della fortuna di questo termine-ombrello, dai confini sempre più labili. Ma soprattutto, una testimonianza della capacità di sintesi – temporale e iconologica (facce, luoghi, espressioni) – del fumetto.

Per fare un bignamino, insomma, il fumetto pare un’idea sensata. Dopodiché: sempre bignamino – funzionale e bruttino – resta.

 

 

 

Osama / Obama: l’editoriale di Liniers

via margotta

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