Il mercato del fumetto in Francia: i dati 2011

A ridosso del festival di Angouleme, l’istituto di ricerca GfK – nell’ormai rituale comunicato di gennaio – rende note alcune cifre sull’andamento del mercato di fumetto in Francia nell’anno trascorso.

Come sempre, inoltre, si tratta di un buon contraltare – e integrazione – alle cifre elaborate dall’associazione ACBD: ai dati sulla produzione (ACBD) si affiancano quelli economici (GfK).

In sintesi, nel 2011, per quanto riguarda le dimensioni generali del mercato (market size):

  • volume d’affari (fatturato complessivo): 416 milioni di €
  • prodotti venduti: 38 milioni di copie

Per quanto riguarda le dinamiche anno-su-anno:

  • volume d’affari: + 3,9% [sul 2010]
  • copie: – 0,4% [sul 2010]

Le tendenze rispetto alle categorie:

  • fumetto per bambini: volume d’affari +12%, copie +5,8% [sempre sul 2010]
  • manga (e assimilabili: manhwa/manhua): in calo (lieve; dato non precisato)

La classifica dei singoli titoli più venduti:

  1. NARUTO, vol. 52
  2. XIII, vol. 20, LE JOUR DU MAYFLOWER
  3. NARUTO, vol. 53
  4. LA PLANETE DES SAGES
  5. NARUTO, vol. 54
  6. QUAI D’ORSAY : CHRONIQUES DIPLOMATIQUES. VOLUME 2
  7. THORGAL, vol. 33, LE BATEAU-SABRE
  8. ONE PIECE, vol. 57
  9. ONE PIECE, vol. 56
  10. LES AVENTURES DE BLAKE ET MORTIMER, vol. 20, LA MALEDICTION DES TRENTE DENIERS – LA PORTE D’ORPHEE

Infine, una classifica (per copie vendute) sulle serie nella sola categoria “fumetto per bambini”:

Insomma, tra le considerazioni generali, almeno tre note veloci:

– i manga confermano e proseguono la propria fase di declino, sebbene di minore entità rispetto alla caduta dell’anno precedente

– per anni poco considerati, i fumetti rivolti al target bambini crescono molto più della media di mercato

– la crescita del fatturato complessivo, accompagnata dalla continua emorragia di copie vendute, conferma un dato tendenziale: l’aumento di prezzo dei prodotti. Un indicatore probabilmente legato – solo un’ipotesi, in mancanza di dati analitici – del progressivo ‘riposizionamento’ di un’industria in trasformazione.

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Il mercato del fumetto in Francia: i dati 2010

A ridosso del festival di Angouleme l’istituto GfK, come sempre, rende note alcune cifre relative al mercato del fumetto in Francia, nell’anno trascorso.

Premessa: si tratta di dati propriamente econometrici, per quanto fondati su una metodologia a campione (e peraltro con un tot di limiti noti). Cifre dunque un po’ più utili di quelle abitualmente raccontate dalla stampa specializzata (francese e, soprattutto, nostrana), che tende a dare enfasi ai rapporti dell’associazione ACBD, relativi invece solo alla produzione (titoli, e tirature).

Dunque ecco le due cifre fondamentali per descrivere il market size:

  • fatturato complessivo: 400 milioni di euro [trend: +3% sul 2009]
  • copie vendute: oltre 39 milioni [trend: -0,9% sul 2009]

Ed ecco le tendenze relative ai prodotti e al canale:

  • generi e target: crisi di vendita dei manga; in crescita il fumetto per target adulto (= non bambini e ragazzi)
  • format: gli one-shot crescono sui prodotti seriali (9,7%, rispetto al 6,7% del 2009)
  • distribuzione: come volumi di venduto, le librerie online crescono del +22% (le catene di gdo – come fnac – solo un misero +2,1%)

Inoltre, per stare sul concreto, ecco la top 10 dei volumi più venduti:

  1. Joe Bar Team 7
  2. Blake et Mortimer 20 : La Malédiction des Trente Deniers 2
  3. Largo Winch 17 : Mer Noire
  4. Les Aventures de Lucky Luke d’Après Morris 4 : Lucky Luke Contre Pinkerton
  5. Blacksad 4 : L’Enfer, le Silence
  6. Les Passagers du Vent 7 : La Petite Fille Bois-Caïman, Livre 2
  7. Le Chat 16 : Le Chat Acte XVI
  8. Blake et Mortimer 19 : La Malédiction des Trente Deniers 1
  9. Thorgal 32 : La Bataille d’Asgard
  10. Les Bidochon 20 : Les Bidochon N’arrêtent Pas le Progrès

E per rendere un’idea di quali sono le serie – ovvero le properties – più “pesanti” in termini di copie vendute (anche se non per fatturato), ecco infine un’altra top 10, trainata – ne dubitavate? – dai manga:

  1. Naruto
  2. One Piece
  3. Les Simpsons
  4. Tintin
  5. Fairy Tail
  6. Blake et Mortimer
  7. Dragon Ball
  8. Astérix
  9. Largo Winch
  10. Les Légendaires

Altri dati nel dossier completo – ma magari ne riparliamo in diretta da Angouleme, la prossima settimana. Voilà.

Grénoble conference (2): Glénat tour(ism)

Una delle operazioni di marketing più originali nel mondo dell’editoria di fumetto europea è, senza dubbio, quella realizzata in questi mesi da Jacques Glénat a Grénoble, con la ristrutturazione del locale Convento di Santa Cecilia.

A margine del convegno di cui vi ho raccontato, i relatori partecipanti sono stati invitati a fare una visita al convento (della serie: cosa non si fa per riempire il social program dei convegnisti). Una buona occasione per esplorare da vicino quella che è diventata la nuova sede – ebbene sì – della casa editrice Glénat.

L’operazione è interessante perché mescola strategie e funzioni differenti, che vanno dal classico mecenatismo locale al marketing istituzionale d’impresa, arrivando a coinvolgere anche i processi organizzativi del principale gruppo editoriale ‘indipendente’ – nel senso di non appartenente ad alcun conglomerato mediale – del fumetto francese.

Qualche cenno storico, prima di passare alle immagini e agli aspetti di interesse più fumettologico. Il convento di Santa Cecilia , la cui fondazione risale al 1624, e che era stato smantellato con la Rivoluzione francese, è stato nel tempo trasformato in sede di un Concistoro israelita, un cinema, un locale notturno. Glénat lo acquista nel 2004, con l’obiettivo di riportarlo a condizioni il più possibile prossime a quelle originarie. Il progetto di ristrutturazione è stato assegnato a due architetti già molto attivi a Grénoble, Jacques Scrittori e Patrick Haran. I primi dipendenti a trasferirsi in questa sede sono arrivati nel maggio 2008. Il sito è stato aperto per la prima volta al pubblico per le “Journées du Patrimoine” nel settembre 2009. I lavori si sono conclusi solo di recente, nel dicembre 2009.

Una parte del convento ospita le redazioni di alcuni marchi partecipati o controllati da Glénat. Un’altra parte ospita invece appartamenti, affittati ad alcuni autori o disponibili per eventuali ospiti dell’editore o della città. Un’altra è dedicata a un ristorante e café, gestito da un partner locale. Il giardino interno ospita piante e fiori, riportato all’uso monacale di piccolo orto botanico, e in esso sono inserite alcune sculture di Francis Masse, eccellente autore noto soprattutto per i lavori pubblicati negli anni 80 su riviste come L’Echo des Savanes o Métal Hurlant.

La navata centrale della cappella rappresenta il pezzo forte, in termini di identità e “immagine” del progetto. Questa sezione ospita infatti una biblioteca, dalla capienza di 30.000 volumi, che rappresenta l’archivio – pubblico e consultabile – dell’editore, costituito da una copia di ciascun volume prodotto nell’arco dei suoi 40 anni di attività:

La decorazione delle vetrate della cappella è firmata da Joost Swarte, disegnatore (e architetto) decano della Ligne Claire, che ha realizzato una reinterpretazione del rosone e di altre finestre basata sul tema della progettazione del libro, in varie tappe: la nascita, l’apprendimento (il libro “va a scuola”), il design (il libro “va dal parrucchiere”), la diffusione (il libro nelle mani di una famiglia), il processo di produzione in serie (la moltoplicazione), l’insediamento “a casa” (il libro entra in biblioteca):

(c) Joost Swarte - Ed.Glénat

Joost-Swarte (Photo D. Pasamonik - L’Agence BD)

Da un lato non si può non riconoscere in questa operazione un sentimento, da parte di Jacques Glénat, che i francesi chiamerebbero certamente di grandeur: la ristutturazione è stato un mezzo con cui l’editore ha inteso celebrare se stesso, oltre che i 40 anni di attività della propria maison. Ma è anche vero che l’operazione è oggettivamente riuscita, e riesce a tenere insieme il mecenatismo con l’efficacia imprenditoriale, le motivazioni di business con quelle di ordine culturale.

Un intervento di riqualificazione urbana (un dono alla città di origine di Glénat) che è anche un progetto di riorganizzazione aziendale (accorpamento di redazioni disperse su più sedi); un’azione di servizio alle politiche culturali sul fumetto (un archivio pubblico, una galleria d’arte, un’ “invenzione architettonica” che integra forme e simboli dell’illustrazione e della bédé) e insieme un intervento pubblico-privato la cui utilità va ben oltre un interesse esclusivamente fumettistico.

Certo, la guida che ci ha accompagnati a visitare l’edificio e i suoi pezzi pregiati (inclusa la collezione d’arte di mr. Glénat) avrebbe potuto evitare di ripetere, ogni 2 minuti, il mantra “la volonté de monsieur Glénat a été de…”. Ma in fondo, quando si ha a che fare con il settore pubblico o para-pubblico (e questo progetto lo è) francese, lo stile è questo. La France est la France, mesdames et messieurs.

Moccia-fumetto by Bastien Vivès (?!)

La notizia mi giunge nuova. E pare non sia un pesce d’aprile.

Il più “mediatico” dei nuovi talenti del fumetto francese, il giovane Bastien Vivès, dice in un’intervista al magazine BoDoi:

Bastien sta preparando inoltre l’adattamento a fumetti di un romanzo italiano, Tre metri sopra il cielo di Federico Moccia. « Si tratta di una storia d’amore tra un teppistello e una giovane ragazza ricca, tra La Boum [Il tempo delle mele] e Romeo e Giulietta. L’ho letto per caso, per imparare l’italiano. Un libro molto noto in Italia, da cui è stato tratto un film. Ma in Italia ci si vergogna un po’ a dire che lo si apprezza – è come se si ammettesse pubblicamente, in Francia, di apprezzare Marc Lévy… »

Considerato che Bastien è un professionista già molto bravo, sono certo che questo adattamento sarà quantomeno piacevole. Persino meglio del romanzo (davvero: Bastien è un virtuoso del disegno e della ‘grammatica dei sentimenti’). Tuttavia da italiano, fumettologo e “persona informata sui fatti” (ovvero: conosco Bastien, che ho persino presentato – credo/temo per primo – sulla stampa generalista italiana) dichiaro qui le domande che sarò costretto a fargli, non appena lo reincontrerò:

– da grande, vuoi fare l’autore o il cane da tartufi mediatici?

– hai fatto alcuni libri molto belli: perché invece di gongolarti con storie in stile post-Tempodellemele, non ti concentri su qualcosa di un po’ più personale?

– hai mai sentito parlare del concetto di qualunquismo? Riflettici, prima di credere che Moccia sia solo emotività, tra melodramma e teenage angst

– Bastien: perlamiseria, ma non potevi leggere qualcosa d’altro, per imparare l’italiano?

Italia / Francia: diversità accentuate?

Qualche nota su un tema ricorrente del dibattito fumettologico nostrano: le differenze Italia/Francia, in un breve commento al dossier sul Festival di Angoulême, scritto per il mensile Fumo di China, in edicola in questi giorni.

La stampa, gli editori e gli autori, tornati da Angoulême, sono sempre d’accordo: la Francia è una cosa, e l’Italia un’altra. Dopo anni di crescita, il mercato del fumetto in Francia inizia a mostrare segnali di crisi. Eppure il rito delle lamentazioni sul Belpaese continua. E le comparazioni lasciano in bocca un sapore sempre più amaro. “Tornare in Italia, dopo Angoulême, è deprimente”: il mantra è lo stesso per autori popolari e alternativi, per i critici più raffinati e per i distributori più commerciali. Le motivazioni? Perché il mercato è più vasto; i lettori più preparati; le istituzioni pubbliche più capaci e disponibili; gli operatori più organizzati e professionali.

Da un certo punto di vista, sono motivazioni serie. Penso agli argomenti relativi alle due differenze strutturali principali: 1- “L’Italia è una Repubblica fumettistica fondata sull’edicola” (il modello Francese è libreria-centrico); 2- un Festival e un Museo come quelli di Angoulême esistono perché la Francia resta il leader mondiale negli investimenti in cultura. Il piano su cui misurare le differenze, però, non è mai solo quello strutturale. C’è anche un versante culturale. Ed è su questo piano che credo valga la pena misurare e discutere di “differenze” tra i due Paesi. Che paiono restare enormi, se non accentuate.

I nostri editori producono minore innovazione nelle formule editoriali; i festival non riescono a darsi dei Premi altrettanto autorevoli; i musei non riescono a costruire progetti in grado di generare una simile capacità di “attrazione” per il sistema; l’informazione generalista migliora lentamente, ma quella specializzata – oggi identica a 5 anni fa – non riesce a fare un vero “cambio di passo” fornendo un servizio altrettanto segmentato ed efficace (anche sul web); il dialogo con lo Stato sembra basato su tentativi volontaristici, scoordinati e privi di visione a lungo termine; i segnali di una volontà federativa della categoria stentano a decollare.

Le differenze ci sono, quindi. Eccome. Non dimentichiamo però anche la prospettiva dei francesi. E qui vorrei ricordare due aspetti su cui l’Italia viene osservata come esempio virtuoso:

–          In Francia il successo del graphic novel è ormai problematico, perché sta imponendo nuovi standard che riducono lo spazio per le proposte più coraggiose degli operatori ‘storici’: L’Association accusa le major di attingere alle sue idee “formattandole” nei canoni dell’industria letteraria; Ego Comme X pare quasi gettare la spugna; La Cinquième Couche si dice strozzato dalle richieste di un mercato che vuole temi “giornalisticamente sensibili” a discapito della libera ricerca. L’Italia è vista come un mercato ancora in crescita.

–          In Francia si parla del fumetto italiano come di un contesto creativo di crescente influenza. E in segmenti diversi. Tra i migliori graphic novel del festival si è molto parlato della qualità pittorica e letteraria di Manuele Fior. Le collane pop Métamorphoses e Venusdea dirette da Barbara Canepa sono al centro del dibattito sull’innovazione del fumetto popolare (di casa Soleil e non solo). Colaone e DeSantis hanno colpito per l’abile sguardo poetico su un tema di delicata rilevanza sociale. E poi ci sono i Gipi, Tota, Nanni, o le riscoperte di Jacovitti o Rubino che stanno facendo parlare di una ritrovata centralità, antica e presente, degli autori italiani.

Magra consolazione, secondo alcuni. Segnali virtuosi per eccellenza, secondo altri. Vedremo.

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