Roy Mann: quando Sclavi rifiutò Magnus

Roy Mann è un fumetto-fumetto in molti aspetti.

Il protagonista è uno sceneggiatore di fumetti. La vicenda è un esplicito omaggio al fumetto di fantascienza anni Trenta, à la Flash Gordon. E la trama stessa è una mise en abyme sulla creazione di un (assurdo universo in forma di) fumetto.

La particolarità di Roy Mann è che si tratta di un divertissement perfetto. Un risultato reso possibile da un Micheluzzi ormai maturo e in gran forma, e da uno Sclavi che si applica a una delle sue specialità: il piacere nel giocare con trame fatte di paradossi e sorprendenti scatole cinesi. Per questo la sua riproposta in questi giorni, per Rizzoli Lizard, si candida ad essere una delle riedizioni di fumetto italiano dell’anno.

Quello che non sapevo di questo lavoro, invece, è che il primo disegnatore coinvolto nel progetto non fu Micheluzzi, bensì Magnus. I cui pochi schizzi realizzati sono presentati in coda al volume (e un paio qui: il logo e una tavola):

ScansioneScansione1

Col senno di poi, quella di Sclavi mi pare una scelta legittima e saggia. La volumetria di Magnus, e la sua linea energica, non avrebbe reso lo stesso servizio alla più longilinea e secca immagine dello splendido retrofuturo che Micheluzzi riuscì a costruire. Ma mi pare anche questione anche di ironia e recitazione: la figurazione di Magnus tendeva all’ironia passando solo per il grottesco, una torsione dei corpi la cui recitazione era legata più alla deformazione che alle circonvoluzioni della linea. La figurazione più classicamente naturalistica di Micheluzzi, e il suo segno più sottile e grafico, vinsero la sfida.

[Angouleme 2011] Viva Italia: Fior (e Micheluzzi) vincitori!

La cerimonia dei premi di quest’anno è stata profondamente diversa dai toni teatrali e sarcastici che avevano caratterizzato l’edizione del 2010, grazie allo spettacolo voluto da Blutch con il gruppo di Les Requins Marteaux.

La cronaca di quanto avvenuto durante la cerimonia di premiazione 2011 al teatro di angouleme? Eccola qua, come si suol dire, momento per momento.

–> A luci ancora accese in sala, sullo schermo scorrono contributi video da vari luoghi del festival, soprattutto per descrivere mostre, eventi e la varia umanità festivaliera. Atmosfera dai toni rilassati: si prospetta una cerimonia in stile più di servizio, che spettacolare. E un po’ me ne dispiaccio.

–> Si inizia. Luci spente. E compare sul palco una band rock’n’roll, protagonista anche del concerto di disegno di ieri sera: si parte subito in stile Baru. Chicca: la presentatrice entra in scena su una Vespa supervintage

–> Mmmmh, la presentatrice (nota conduttrice radiofonica) è decisamente la scelta meno interessante degli ultimi anni. La affianca, peraltro, una specie di co-presentatore con ruolo da “spalla comica”, alquanto inutile se non in funzione puramente ritmica. Uff.

–> E siamo subito ai primi premi. Miglior fumetto alternativo: L’Arbitraire n.9. Una rivista libro collettiva molto interessante. Anche se la rivista cinese vincitrice l’anno scorso – presenti sul palco i suoi editors di Nanchino, a passare il testimone – sembra avere convinto i bédéphiles anche quest’anno.

–> Premio Patrimoine: Attilio Micheluzzi, Bab El Mandeb, edizioni Mosquito. L’avevo twittato ieri: i miei follower mi dovranno una cena (virtuale). Ah: poi vi dico chi è passato oggi a sfogliare i fumetti italiani allo stand Mosquito…

–> È il momento dei ‘coccodrilli’, in cui sullo schermo compaiono i volti di autori e personalità del fumetto che ci hanno lasciato quest’anno: Satoshi Kon, Victor De la Fuente, Antonio Parras, Patrick Cauvin, Marco Henniquioau, e il giornalista di Le Monde Yves-Marie Labé.

–> per consegnare il premio Revelation sale sul palco il grande maestro Fred – autore del geniale Philémon – visibilmente malato, e la sala finalmente esplode in un bellissimo applauso, e siamo quasi tutti in piedi. Vincitori a pari merito: Elodie Durand con La parenthèse, e Ulli Lust con Trop n’est pas assez, splendido on the road ambientato in Italia. Dolenti note: il libro è stato richiesto oltre un anno fa, e poi rifiutato, da ben due editori italiani. Speriamo che cambino idea. A febbraio potrete leggere un chiacchierata con Ulli su questo blog

–> Prix de L’Audace: Brecht Evens, per Les Noceurs. Un libro che vedremo presto in Italia (comma22, a quanto mi risulta), insieme all’autore, che sarà a Bologna per Bilbolbul

–> Non sono un cultore di rock’n’roll, e quando Baru mi ha spiegato tutta la selezione di brani per il suo spettacolo… non ne ho riconosciuto mezzo. Quindi sugli stacchetti musicali mi taccio.

–> momento cazzeggio: in video scorrono frasi improbabili montate su volti noti. Sono leader politici, con frammenti tratti da discorsi ufficiali. E allora ecco che vediamo parlare la Regina Elisabetta, che dice di amare molto il lavoro di Baru, Papa Ratzinger che afferma che il Fumetto è un miracolo, la Palin si lamenta dei fumetti con troppo sesso, Obama che si preoccupa per la sua immagine in quei fumetti troppo di sinistra, e poi la Merkel con Strauss-Kahnn, mister Putin, e poi…Berlusconi? No. Non conta nulla all’estero. Nemmeno qui.

–> Scorrono le 31 copertine immaginate da Baru e vari disegnatori, per la mostra-concept “Rock antidiluviano”

–> il premio Regards sur le monde lo consegna il bravissimo cinese Chihoi, e il vincitore è Joe Sacco, con Gaza 1956. Chihoi mi è anche molto, molto simpatico, e confesso che la “sua” mostra hongkongese è in fondo quella che mi ha più convinto.

–> La categoria più improbabile è arrivata: premio Intergenerazioni. Giuro, si chiama così. La parola è stata scelta come tattica – una evidente foglia di fico retorica – per includere un po’ più di prodotti mainstream, visto che il premio alla Migliore Serie suonava come un contentino… Vincitore: Pluto, di Naoki Urasawa.

–> il premio alla Migliore Serie lo consegna nientepopodimenoche Jean Van Hamme, che fa il piacione con la presentatrice… Voilà: vince Il etait une fois en France, di Fabien Nury e Sylvain Allée. Grandi applausi in sala.

–> Sale Jean Solé, e consegna il premio Speciale della Giuria ad Asterios Polyp di David Mazzucchelli, ritirato dalla silenziosa Nadia Gibert di Casterman. E qui si spiazza il totopremi: ma se Mazzucchelli ha vinto questo…chi mai avrà vinto come libro dell’anno?

–> Prix du public, degli sponsor Fnac/SNCF. Passerella doverosa per i responsabili comunicazione dei partner economici. Vince: Le bleu est une couleur chaude, la cui autrice si prende una bella dose di applausi davvero sentiti. Brava.

–> Intermezzo video. Scorrono frammenti dai vari spettacoli, gli eventi e gli incontri con alcuni autori (Moebius, Ikeda, Baru). Il top: bimbi che giocano a baseball in scenografie ispirate ai Peanuts. Mentre un grande Snoopy si aggira per le strade, fino a incontrare…l’ambasciatore USA in Francia, accompagnato dalla vedova Schulz.

–> torna in scena, dopo il debutto dell’anno scorso, il Ministro della Cultura Frederic Mitterand. Che dice di sapere che al momento il mercato ha subito una lieve battuta d’arresto, ma che sul piano della creatività c’è ancora una grande energia, fatto che lo rende felice come ministro. E poi la chicca: “sono rimasto in particolare colpito dalla qualità degli artisti italiani, che ho visto molto presenti”. Umiliazione e gratificazione insieme, per noi, dai vicini francesi. Roba da pazzi.

–> Momento storico: premio al Migliore Fumetto all’italiano Manuele Fior, per Cinquemila kilometri al secondo. Che stringe la mano al Ministro della Cultura francese. Il sottoscritto esulta platealmente – seduto al centro della platea – un grande BRAVO !!!

–> Sale finalmente sul palco il Presidente Baru. E annuncia il suo successore, Grand Prix 2011. Sarà Art Spiegelman. Il suo storico editor francese sale allora sul palco: Benoit Peeters dice che Spiegelman non è solo un autore immenso, ma anche uno dei pochi che hanno cambiato il volto del fumetto. Coup de theatre: cellulare in mano (credo a Thierry Bellefroid) squilla il telefono in Connecticut …risponde Spiegelman: “pronto”? Supermega applauso – immaginate il boato. Pasticci tecnici però, e Art dice che non sente nulla. Si riprova. Suspense, imbarazzo e… finalmente ci siamo. Art dice che è un onore essere premiati dalla capitale mondiale del fumetto. Che ha sempre amato, letto ed editato fumetto francese, e che per lui, povero disegnatore di modeste capacita, è come per Obama avere vinto il Nobel per la Pace.

–> finale: tutti i premiati sul palco. Manuele bacia Baru. Ora si va a festeggiare!

Viva Italia, dunque? Sìsì: VIVA!

– Posted using BlogPress from my iPad

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: