Il senso di Zerocalcare per Amazon

“E’ arrivato il momento di presentare il nuovo Kindle Paperwhite. Quali libri mettiamo nell’assortimento di copertine (finto casuali) promozionali? Un Saviano, un Dan Brown, un Baricco, una Tamaro, un Piperno, un Manfredi, un saggio, uno youtuber, un tot di libri di varia e un tot di fumetti. Quali fumetti? Uno Sturmtruppen, un Diabolik, e TRE ZEROCALCARE!”

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Più di 5.000 titoli in esclusiva digitale per Kindle, tra cui i fumetti di Zerocalcare.

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Storyboard, addio (ci pensa Amazon)

“I cartoni animati sono fatti al computer?”, si chiedeva qualcuno – fantasticando – trent’anni fa. Oggi, più ancora che la modellazione 3D, la risposta sembra venire da Amazon, che ha lanciato (in fase beta) Amazon Storyteller, un tool online in grado di trasformare ‘automaticamente’ una sceneggiatura in uno storyboard, che funziona grosso modo così:

amazonstoryteller

Storyteller parte dalla scansione di una sceneggiatura di un film che è stata precedentemente caricata su Amazon Studios. Esso identifica le scene, i luoghi e i personaggi dalle loro descrizioni, e li “seleziona” da una library di centinaia di personaggi, oggetti di scena e sfondi. I registi possono operare nuove selezioni, cambiare locations, oppure possono caricare le proprie immagini.

Storyteller pone il cast di fronte al giusto sfondo in modo che i registi possano concentrare i propri sforzi sull’emozione e l’energia delle scene utilizzando panoramiche e zoom, cambiando le espressioni facciali e le posizioni dei personaggi, aggiungendo veicoli o oggetti di scena o aggiungendo anche didascalie con descrizioni o dialoghi supplementari. Una volta completato, lo storyboard può essere pubblicato su Amazon Studios, dove altri utenti sono in grado di vederlo e di dare un feedback sul progetto.

Tra le conseguenze: uno strumento del genere potrebbe incidere non solo sugli storyboarder ‘puri’, ma anche sul mestiere dello sceneggiatore/autore di fumetti. Più o meno quanto i vari software come Manga Studio stanno già facendo con la pratica di ‘impaginazione’ da parte dei disegnatori. Ovvero, non tanto come mezzo onnipotente per la “sostituzione” di una tecnica e di un’intera professione creativa (lo storyboarder, e/o lo sceneggiatore-fumettista), quanto come opportunità integrativa nei processi di realizzazione di bozze, mock-up, versioni di lavoro – e come supporto (con funzione anche formativa) per le pratiche del fumetto amatoriale e semi-professionale (soprattutto quello attivo su piattaforme online).

Certo, con un limite notevole, per la sintassi del fumetto: costruire vignette come fossero inquadrature può funzionare per alcuni modelli (quello strip-centrico, da Milton Caniff a Tex Willer), ma certo non basta a coprire le ben più ampie necessità della composizione grafica e della mise en page (ragione per cui anche i software di “comics composition” hanno usi e potenzialità molto limitati).

Infine, c’è chi la butta giustamente sul ridere, immaginando improbabili sviluppi *creativi*: “Imagine.  An illustrated comic of yourself and any given Sports Illustrated swimsuit model in your own porn story.  :)”

Habemus Kindle, cari fumettisti

Mi chiedevo quando sarebbe arrivato. Pochi giorni fa, pare, e decisamente in sordina: Amazon ha lanciato un tool per l’autoproduzione di fumetti digitali. Si chiama Kindle Comic Creator ed è un software che permette di creare “ebook fumettistici” a partire da files PDF, jpg, tiff, png, ppm (ma anche epub e kf8), arricchendoli delle funzioni base di una guided wiev, e permettendo di venderlo sui vari stores e apps Amazon.

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Per aspiranti fumettisti, ovvero per il mercato del selfpublishing fumettistico, sembra un’occasione da non perdere: la disintermediazione degli editori tanto sognata (e predicata) dai tecno-entusiasti, che si fa finalmente accessibile anche alla forma fumetto, e grazie al più importante player esistente dell’editoria digitale. Lo strumento perfetto per fare cose come questa:

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Sullo sfondo, la grande domanda: questa (e simili) piattaforma sfonderà?

Dietro a questa, naturalmente, ci sono domande conseguenti più specifiche. Del tipo: se sì, quanto tempo occorrerà perché diventi un vero game-changer? Se no…perché? E altrettanto naturalmente, è presto per dirlo.

Tuttavia, qualche riflessione è possibile. E tra le prime idee che provo a condividere, ce n’è una: ho seri dubbi che, nonostante le aspettative elevate, e le potenzialità “sulla carta” (espressione qui quantomai fuori luogo), questo progetto possa farcela nel breve periodo.

Questo non perché sia un tecno-scettico, né perché ritenga Kindle Comic Creator un sistema complicato da sfruttare (anzi). Le ragioni sono altre, e mi sembrano tutt’altro che semplici da mettere a fuoco:

  • cosa (com)porta l’esperienza di lettura digitale di fumetti;
  • quali possibilità consenta e non consenta la ‘softwarizzazione’ della mise en page (e scusate i foriestierismi – bleah);
  • quanto conti la funzione di traino creativo e di mercato degli autori (e degli ‘editori/aggregatori di mestiere’);
  • quale possa essere la credibilità di Amazon nel campo specifico della ‘produzione’ di contenuti fumettistici.

Tutte questioni il cui destino è ancora largamente da determinare.  E immaginare che possano tradursi in direzioni chiare e di successo, non è cosa scontata.

Certo il dibattito, su questi temi, non è ancora decollato (e non solo perché in troppi sono fermi a Scott McCloud o ai blogbédé). Ma mentre l’editoria digitale prosegue i suoi passi – e quella italiana (e fumettistica) sonnecchia – in rete inizia a muoversi qualcosa. Di cui toccherà occuparci parecchio.

PS  Un auspicio: che il futuro non passi per Comic Sans et similia, cara Amazon.

Da iPad = Marvel, a KindleFire = DC?

Ricordate i lontani tempi del lancio di iPad, in cui la app Marvel si trovò a furoreggiare?

Il fresco Kindle Fire di Amazon, come sapete, sta facendo discutere, da brava next big thing di stagione. Ci si attende possa aprire il mercato dei tablet (dominato da iPad), grazie a una diversa politica di prezzo e un modello di business differente.

Il punto, qui, è naturalmente: che genere di presenza avrà il fumetto nel contesto del nuovo device/servizio? E in particolare: chi saranno i primi player fumettistici a giocare la partita?

Una prima risposta è arrivata dalle immagini ufficiali. Fra gli screenshots delle prime app, diffusi da Amazon, era ben visibile il leader del fumetto digitale, Comixology:

Una seconda risposta, più articolata, viene da un’altra notizia: l’accordo tra DC Comics e Amazon. I fumetti DC saranno infatti acquistabili tramite lo store di Kindle. E qui viene il bello: non si tratterà però degli albi mensili, lo standard 20-24 pagine dei comics USA. Ad essere in vendita saranno i fumetti in formato “libro”: graphic novel e edizioni in volume/raccolte. Per dire: Watchmen o Dark Knight Returns. E a 9.99$: circa metà dell’edizione cartacea.

Una simile scelta non era scontata, perché introduce una (parziale) discontinuità rispetto alla presenza dei comics mainstream nel mondo dei tablet. E provo a sottolineare i tre aspetti che mi sembrano più rilevanti:

  1. ne risulta confermata – e ben sfruttata da Amazon – la storica forza della DC nel produrre fumetti adatti al formato libresco: i numerosi graphic novel, e le tante serie limitate (vedi Vertigo) progettate sistematicamente per archi narrativi. DC è un editore di fumetti popolari in cui anche il mero “repackaging librario” suona più naturale e consolidato.
  2. si segnala l’avanzata del modello ‘libro’ anche nell’ambiente (del fumetto) digitale, grazie a quei nuovi devices – tablet e e-reader – che offrono esperienze d’uso più adatte alla lettura ‘libresca’. E mentre iPad si sta rivelando un successo per molte app-gioco (entertainment) e app-risorse (produttività), Kindle si posiziona inevitabilmente come più vicino al mercato della lettura. Da cui la domanda per il futuro: il fumetto si troverà “più a suo agio” nel primo o nel secondo contesto?
  3. la presenza di DC, particolarmente avvantaggiata nei formati trade, si configura come un nuovo matrimonio tra fumetti e partner digitali efficace, in grado di valorizzare il vantaggio competitivo di un editore rispetto ai competitor. Come iPad pareva, per Marvel, l’ambiente ideale per piccole app spettacolari tutte-da-leggere (le serie di comics più di tendenza, cioè quelle Marvel), così Kindle Fire pare, per DC, il luogo ideale per grandi libri tutti-da-guardare (graphic novel, cioè quelli DC).

Insomma: è la concorrenza, bellezza. Anche nel fumetto digitale.

L’Eternauta bestseller passeggero (nonostante le tag) UPDATE

Ieri mattina, chi fosse passato per Amazon.it avrebbe potuto imbattersi in questa bestseller list:

Il volume de L’Eternauta pubblicato da 001 Edizioni è uscito in poche ore da quella classifica (già nel pomeriggio era scivolata fuori dai primi 10 – pur restandovi a ridosso). Ma constatare il piccolo successo di una buona operazione di ‘valorizzazione del patrimonio’ fumettistico – una redizione ‘di lusso’ di un caposaldo storico – è un’esperienza ancora troppo rara per non meritare una segnalazione.

Certo, che poi l’attribuzione agli autori sia “AA.VV.” e non a Oesterheld e Solano Lopez, beh, dice molto sulle difficoltà dell’editoria (e dei rivenditori online) a muoversi con piena consapevolezza delle regole del gioco del contesto digitale.

Distribuire e promuovere un fumetto significa anche, nell’ambiente del commercio online, fornire tag corrette e complete ai rivenditori: autore e artista in primis. Non sapere che (anche) questi aspetti determinano la visibilità online (la ricercabilità non solo nel negozio, ma anche nei motori di ricerca), è un errore purtroppo ancora molto comune a diversi editori di fumetto. Ma che sarebbe bene evitare.

UPDATE. Sorpresa: nelle ultime 24 ore L’Eternauta è rientrato nella top10. Mentre scrivo (lunedì mattina) è al 7° posto. Ma qualche ora fa ha toccato anche la 5a posizione. Diranno i più cinici: saranno 2 copie di differenza; sarà il passaparola di questo post che ha convinto 4 lettori in più; sarà che è superscontato. Sarà quel che sarà. Però poi ditemi: quanti altri fumetti, per ora, avete visto performare così su Amazon.it? E a corollario: siamo certi che una presenza organica di fumetti in libreria (che vuol dire politiche di scaffali, accordi tra distributori e catene, inclusione delle fumetterie nei panel di rilevazione vendite) non possa generare performance analoghe anche nelle classifiche ‘tradizionali’ (leggi: Nielsen) al di là di un rivenditore online “fumetto-friendly” come Amazon?

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